Pavese

“Essere qualcuno è un’altra cosa, -dissi piano-
Non te l’immagini nemmeno. Ci vuole
fortuna, coraggio, volontà. Soprattutto
coraggio. Il coraggio di starsene soli come
se gli altri non ci fossero e pensare soltanto

Che lo abbia scritto proprio Cesare Pavese fa pensare ma è stata una scoperta casuale

Qualche giorno fa il mio parrucchiere mi ha riferito della conversazione avuta con un’altra cliente “mi diceva che aveva sentito un intervista ad un filosofo importante, il succo è che per come stanno andando le cose tra breve ci sarà una guerra, una guerra di quelle che ci farà retrocedere ad uno stadio inimmaginabile”

Sarà forse per questo che ho preso in mano il libro di Pavese, come si legge voracemente un vecchio giornale nella nostra lingua se ci si trova in terre straniera. Per capire cosa pensa e come vive la gente una guerra.
Scopro che allora come adesso, la guerra ha il suo fascino, che c’è chi ce la faceva a stento e chi ce la faceva comunque. Che i giovani avevano un sacco di energia ma non sapevano cosa farne, che quelli di mezza età erano scontenti e anestetizzati proprio come oggi. Che le donne erano le uniche a vivere nel presente, le madri almeno, e quelle che lo erano state. Che la gente si aspettava che il cambiamento arrivasse, che non dipendesse da loro. E le bombe fioccavano a Torino e a Milano, eppure non era guerra, che si dormiva nei prati e si scappava dagli edifici in fiamme, eppure non era guerra. Perché guerra vuol dire fucile e dover decidere della vita di un altro, non una bomba che piomba da chi sa dove per colpire senza nulla di personale.
Una guerra di droni non avrebbe nemmeno le trincee, gli eroi e i disertori. Potrebbero esserci milioni di vittime bianche senza che mai nessuno abbia colpito o fatto fuoco dovendo scegliere guardando lo sguardo di un altro diventare vitreo, la vita trasformarsi in morte a causa propria.
Si, ho risposto al mio parrucchiere, l’unico modo per evitarla è credere che potrebbe realmente accadere.
“Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?” Cesare Pavese, da Lavorare stanca 1936
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Un sogno da 50 euro

La mia gatta miagola incessantemente da qualche giorno, i gatti sono creature notturne. Due sere fa mentre uscivo sul terrazzo a prendere l’acqua minerale lei ne ha approfittato per uscire.

Non abbiamo più visto traccia di lei x 48 ore. Mio figlio Geo ha pianto 20 minuti tra le mie braccia chiedendosi perché le volpi devono mangiare i gatti, perché i gatti non hanno buonsenso… nel mentre gli dicevo di non  fare tutti quei cattivi pensieri, che magari si stava semplicemente divertendo con altri simili… che gli animali hanno le loro necessità e non è giusto essere egoisti con loro solo perché vogliamo proteggerli… che dobbiamo rispettare le loro scelte anche se ci fanno soffrire…
ieri mattina ho trovato la gatta arrampicata a 5 mt sull’albero del vicino e alle sette di mattina, con la scala e un freddo che rendeva tutto immobile e irreale, l’ho riportata a casa.

La felicità di mio figlio, la possibilità meschina di tacitare il mio senso di colpa? Questa notte ho ignorato l’incessante miagolio mettendo tra me e la gatta due porte e un piano di scale.
Dopo il recupero sono andata in palestra e il mio istruttore di Pilates ha incessantemente parlato delle fasi del sonno,  gli altri 4 che frequentano la mia stessa ora sembrano avere tutti problemi di insonnia, qualcuno tal volta cede alla tentazione del sonno chimico. Ascoltavo con poco interesse per le nozioni e molto per l’esperienza umana. Mi vengono in mente le parole di Claudio, quando interpellato in merito alla sensazione di inutilità o di frustrazione nel trovarsi davanti a scelte importanti, ha risposto “si anch’io, ma no, io dormo” riferendosi al fatto che diversamente da me lui non aveva , a causa di ciò, disturbi del sonno.
Dopo la palestra e il pranzo dai miei ho preso senza troppo riflettere le vie del centro. Sabato è una giornata in cui fare shopping è massacrante, ma, come dimostrano due sacchetti di carta pieni di oggetti irrilevanti, abbandonati in cucina, calze, libri, blue ray, l’obbiettivo non era approvvigionarsi di articoli in saldo.
Do aver lasciato i figli con il mio ex marito, mi è balenato in testa di chiamare un amico che non vedevo da un po’. Poi l’esigenza di libertà nei movimenti e nelle scelte ha avuto la meglio.
Vagando e divagando per le strade di Milano sono stata colpita dalle vetrine ancora piene a due settimane dall’inizio dei saldi.
Alcune insegne dai contenuti ammiccanti mi hanno riempito di tristezza. I commenti delle persone che occupavano gli stessi angusti spazi alla ricerca di un irrinunciabile oggetto dei desideri mi hanno accompagnato per ore.
Alle 8, quando ho raggiunto un amica al cinema avevo collezionato badilate di occasionale e abbondante, espressiva e variegata umanità, sotto forma di i incontri e interazioni casuali.
La Talpa mi ha tenuta due ore inchiodata allo schermo, non riesco a trovargli un difetto, fatta eccezione per la sala, + angusta e puzzolente di quanto sia verosimile per un cinema di prima visione x quanto a Pavia. Per alleviare la tensione sulla schiena che risentiva degli esercizi della mattina, Infilo la giacca tra me e lo schienale. Sarà stato in questo modo o forse poco dopo, nel bar dove ho invitato la mia amica ad un irish coffe, che avrò perso la banconota da 50 euro che avevo messo nel taschino frontale insieme al telefono.
Me ne sono accorta solo arrivata a casa.
Sono salita in stanza con almeno 10 riviste acquistate di recente alcuni libri mezzo iniziati, ma dopo qualche minuto, nonostante il gatto continuasse a miagolare fuori dalla mia porta, sono caduta nel sonno. la prima volta mi sono svegliata verso le tre, con l’intenzione di mettere una seconda porta e le scale tra me e il gatto molesto.
Alle prime luci dell’alba ho ceduto alla preghiera incessante del quadrupede domestico e sono uscita a liberarla in giardino. Tornata a letto cercavo di concentrarmi sul nullapensiero e tornare a dormire, ma come vento tra le lenzuola un idea incontenibile gonfiava i miei pensieri . I poveri non hanno accesso al credito! La costituzione di società a costo zero, l’abbattimento degli onorari imposti dalle categorie professionali, la liberalizzazione di alcuni settori merceologici e fasce orarie di commercio, hanno cominciato a impastarsi con la visualizzazione di questi 50 euro che escono dalla ia tasca e sono trovati da qualcuno, chi? Qualcuno che ne avrà potuto godere e forse per il buon umore di inaspettata buona sorte abbia avuto una ricaduta anche migliore su chi non va al cinema, o non entra nei bar,che non ha accesso al credito ne soldi da spendere in quei luoghi.
Una fantasia paragonabile a quella che ho inscenato per calmare le lacrime di mio figlio, che pensava alla volpe, alle macchine che corrono veloci sulle strade di campagna, ai gatti senza giudizio.
Però alla fine il gatto era vivo, e se premeva per uscire ancora questa mattina qualcosa di buono e di irrinunciabile la fuori ci dev’essere, non solo per i gatti intendo.
Forse no, i criceti corrono in una ruota di plastica all’interno di una gabbia, chi sa cosa gli frulla in testa. é buffo perché un criceto di peluche meccanico con molti accessori tra i quali la gabbietta con tanto di ruota, riscuote parecchio successo sulle letterine a babbo natale degli ultimi due anni. Chi è mi chiedo, quel genio del male che ha saputo lavorare sull’immaginario infantile tanto da fargli desiderare la rappresentazione di una vita in prigionia?
Un topo che non mordicchia, non rilascia sgradevoli ricordini, non fa danno alcuno a chi potrebbe mai interessare se non ad altri topini che possono esercitare e scaricare l’esperienza di prigionia su un simulacro di plasica? Non è un pensiero originale, Filip Dick ci ha scrito un fantastico romanzo di psico fantascienza,anche se meno famoso di Blade Runner.
I suoi racconti sono diventati soggetto di film best sellers solo quando lui era oramai impossibilitato a vederli da due metri di terra o poco + che pesano sulla tomba in cui giace a Santa Ana, California
Anche per  Le tre stimmate di Palmer Eldritch c’è quindi la chance che diventi un interessante film i 3d
speriamo solo un FILM.
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Dipende da tre cose

-Se una persona a cui hai già detto tante volte di non fare una cosa continua a farla- ho chiesto a mio figlio- tu cosa fai + spesso, le rispieghi o lasci correre?-

-dipende da tre cose- mi ha risposto-di che umore sono, se mi sta simpatica quella persone, quanto nei guai si può cacciare se non le spiego.-

-E allora quando io non capisco una cosa e tu e tuo fratello, a mie ripetute domand, rispondete “va beh”?-

-Ma quelle non sono cose importanti mamma-mi dice lui rendendomi evidente che mi sto soffermando pretestuosamente su un dettaglio irrilevante e poco filosofico.

Allora tra me penso che forse quando usiamo questi tre criteri in realtà stimo escludendo gli altri, ossia non solo quanto ci si possa mettere nei guai facendo una cosa che reputiamo sbagliata, e quanto si possano mettere nei guai gli altri, ma e anche se noi siamo l’altro con cui il soggetto testardo potrebbe mettersi nei guai

Un amica tempo fa mi raccontava di essere andata al bar e di aver chiesto un caffè, era il bar sotto casa, nel quale lei andava abitualmente, -Invece del solito caffè, + bicchierino d ‘acqua mi vedo arrivere solo il caffè. Lo sa che il caffè va sempre accompagnato da un goccio d’acqua?- fa lei. -Il barista precedente me lo serviva sempre così ed è una cosa che fa piacere. La gente va educate -disse a conclusione del racconto- altrimenti come fanno a sapere perché, se mai decidessi di farlo, ho cambiato bar.

Sorge un problema, l’estraneo , colui che ci conosce appena, notano ogni cosa che può mettere a rischio la propria posizione nei confronti dell’altro. Tal volte si arriva a fare pensieri assolutamente speculativi sul perché di un occhiata o di una risposta. Perché tutti vorremmo sempre essere nel giusto e siamo proni a scaricare sull’altro ogni cosa che non ci torna: -cosa gli avrò mai fatto per tirarmi una simile occhiatacci?! -

Che siamo egocentrici lo dimostra il pensiero condiviso che l intero universo sia stato creato perché noi si possa abitare la terra.

Dunque l’amico,il parente, lo stimato collega a furia di giustificare quello sguardo o quell’atteggiamento, (altrimenti dovrebbe mettersi così spesso in discussione da non arrivare mai a fare ciò che deve tutti i giorni) ha smesso di essere attento, ha creato un cortocircuito, tanto che spesso leggiamo o ascoltiamo commenti insensati relativamente ai più prevedibili e a volte anche tragici eventi. L’assassino stupratore era sempre stato una brava persona, il folle omicida un mite depresso, il suicida uno tranquillo che non si sarebbe mai potuto dire…

Insomma se vuoi sapere qualcosa non fare domande che ti confondi solo le idee, le risposte sono spesso la proiezione di noi stessi, lungi dall’essere la verità, bugie dette nell’assoluta buona fede di chi metterebbe la mano sul fuoco sulla propria oggettivitá

Ieri ascoltavo un programma radiofonico, si parlava della responsabilità e a chi attribuirla, riguardo al recente naufragio. -Vede- si accingeva l esperto interrogato dal giornalista, -in ufficio si fanno molte riunioni, a danno del rendimento produttivo di un azienda, solo per condividere una responsabilità, come a dire siamo tutti qui siamo tutti coscienti ed eventualmente colpevoli. Quindi non si decide mai niente, l unanimità o l’assenso sono mero quieto vivere, perché nessuno che sia sano di mente si espone per dire il suo reale pensiero /opinione. In mare le riunioni sono unicamente operative, per comunicare ad ognuno il suo compito, la gerarchia non concede nessuna condivisione. Il capitano decide e del capitano è la colpa se le cose si mettono male, così come la colpa e di tutti quelli che non hanno obbedito o non si sono attenuti al codice.

Quando mondi cosí diversi si trovano a operare insieme ogni giudizio è vago perché missione e paradigma di ognuno non potrebbero essere + diversi. La compagniaCosta, sono gente di terra e di ufficio. Il personale di bordo, gente di mare. Chi ci va di mezzo non avrà credo mai un unica versione dei fatti se non una versione arbitraria, mediata e mediatica che possa funzionare fino a che non verrá dimenticata. -

Quindi arivo al mio piccolo e penso che tutto sommato essendo che io e l altro apparteniamo ad universi paralleli ma diversi, a nulla serviranno le mie spiegazioni, soprattutto se come la luna e il sole siamo l una abituata a vedere l’altro ogni bardo che separi la luce dalle tenebre.

Solo qualora gli astri, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire, cambiassero bruscamente la loro traiettoria, solo allora forse e forse troppo tardi, la distrazione potrebbe diventare prima attenzione e poi attrazione; come il sogno per la realtà, come lo scoglio per il vascello,  come la vita per la morte.

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befane, draghi e altre meraviglie tra i globuli bianchi

Il mio frigo fà rumore perchè ha quasi 25 anni e la caldaia fa eco xchè ne ha dieci e i vecchi si sa, brontolano sempre ma di quello che vorremmo sapere ci raccontano molto poco

Anche in una casa di campagna come la mia ci sono rumori che ti accordano ad un tempo meccanico, all’operosa industria del consumo. Dalla finestra un aereo di linea interrompe il blu pristino del cielo già sporco di lunghi rami scuri rigidi e privi di ritmo vitale. In lontanaza campane che suonano senza muoversi.

Non riesco a separarmi da questi due elttrodomestici, e non è una questione economica è orrore di ciò che non conosco.

Fino a ieri la novità mi spingeva fuori dal letto, mi faceva fare le scale 4 a 4 e non c’erano porte o murate che potessero contenermi. Stavo imparando, mi sembrava che non ci fosse un grano di riso uguale all’altro, volevo che tutto fosse diverso e per me lo era.

Provo a chiedermi se ciò che mi fa paura non è ciò che non conosco, ma ciò che conosco gia e non mi piace. Come separare ciò che non conosco dal riconoscere l’affezionato ritornare di vecchi nemici ristrutturati dall’opera ingegnosa e creativa del design ?

Come difendersi da quello che sappiamo già non funzionerà senza chiudersi al nuovo, al diverso, al dopo e al prima?

Mi disturba l’idea che quando altro da ciò che è consolidato fa capolino, riceva sempre un freddo e tal volta ostile benvenuto. Sarà x questo che se ha la fortuna e la stamina di insediarsi, a sua vota elimina tutto ciò che lo ha preceduto e ostacola tutto quello che sta per arrivare.

Allora penso che potrei adottare un criterio elettivo che si basi sull’accoglienza e l’integrazione, per esempio riparare il mio frigo invece di sostituirlo. Il frigo è passivo, o sufficientemente passivo perché me ne possa occupare con tempo e voglia di avere a che fare con gli altri, i creativi del frigo!

Ma che dire di un amico, un collaboratore, un marito. Certo non sono soggetti passivi e in + si relazionano, con pessimi risultati, con la popolazione dei creativi la fuori. Spesso sono loro stessi dei creativi.

L’istinto è quello di un globulo bianco nei confronti di un agente patogeno. L’aggressività che conteniamo o alla quale diamo libero sfogo è genetica, fa parte dell’istinto di sopravvivenza, è connaturata all’essere vivente. Ci vuole grande ricchezza di ogni risorsa per dare il tempo al nuovo di rivelarsi e comunicare le sue intenzioni, ricchezza per non perire in caso di esito nefasto, ricchezza per non perdersi in caso di esito troppo zelante, ricchezza di non accomodarsi in caso di presa per il culo.

Mio figlio scende le scale si stiracchia e mi si siede sulle ginocchia.

Lo abbraccio e lo sbaciucchio, poi penso, se io fossi un globulo bianco e lui qualcosa di nuovo che arriva dall’esterno, quante possibilità avremmo di poterci godere un momento come questo?

Dal fagotto arancione che la befana ha lsciato nel nostro camino escono due automobiline di plastica moto attese, finalmente si potrà usare la pista ricevuta per natale

Gli involucri sgargianti sono un insulto a qualsiasi tipo di politica per il contenimento dei rifiuti e la possibilità di smaltirli per vie differenziate, ma questo non sembra attirare l’attenzione dei miei figli in alcun modo, la confezione non li eccita ne li disincentiva. L’interesse è tutto sulla morfologia vicarita dai due simulacri. Di uno è in discussione l’appartenenza al regno dei pesci o dei mammiferi, 15 minuti di discussione sull’osservazione della pinna riprodotta nell’immagine della carta digitale che servirà ad aumentarne la potenza. Dell’altro, subito viene colta la differenza tra viverna e drago. Cerchiamo sul web informazioni aggiuntive, sporattutto perchè Geo, il + piccolo, sembra deluso di sapere che la sua automobilina non sia un vero drago. Quando apprendiamo che la viverna non sputa fuoco  e ha due arti in meno del drago, ma possiede un pungiglione sulla coda e doti magiche, tanto da essere dei due il + temuto, subito riguadagna terreno. Questo rettangolo di plastica colorato del tutto simile a molte altre automobiline già viste, acquisice il fascino delle cose magiche non meno del al gatto di casa, la bacchetta magica di sanbuco e i soldatini di Warhammer.

Mio figlio lupo. quindicenne è felice di sfoggiare le sue conoscenze mitologiche e dedica un ora del suo tempo alla costruzione e prova della Pista insieme al fratellino di 9.

Forse siamo vittime del consumismo e perdutamente sordi alle + basiche regole di questo vivere nella coscienza dei nostri tempi, ma crediamo nella befana come nel potere della cioccolata calda. Speriamo che i draghi esistano da qualche parte e che gli squali uccidano perché non possono fare altrimenti.

Forse cambierò il frigo e  posso presagire che quando Il drago salirà in cielo nell’equinozio di primavera,  la stessa sorte toccherà probabilmente anche alla caldaia.

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Ti auguro e mi auguro…

“…e vorrei tanto che imparasse che le azioni che gli esseri umani perpetrano gli uni contro gli altri non sono solo aberrazioni, ma una parte essenziale di quello che noi siamo. In questo modo soffrirebbe meno. Il mondo non le crollerebbe addosso ogni volta che le succede qualcosa di negativo”.

Forse questo, oltre che un buon consiglio (Paul Auster in Uomo nel buio) è anche un punto di partenza per  distinguere senza giudicare, perchè non sono solo ma sono anche. Il distinguere il Solo dall’Anche ci può dare il tempo e la distanza che occorrono per Vedere la differenza.
Perché una differenza c’è, è solo molto faticoso accettarlo.

Quest’anno + in ritardo degli altri anni, perché il tempo accelera e quindi manca
è proprio nell’ultimo giorno del 2011 che mi sveglio con il desiderio d augurare a tutti una cosa buona per l’anno in arrivo.
E’ proprio in questa mattina di sole, che guardando alle belle cose mute che la Natura ci offre, che capisco la differenza tra fare auguri e augurare

E per curare quellUno conto l’Altro di cui P.Auster dice così bene, ti auguro e mi auguro di condividere una buona cosa per il nuovo anno


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Muto Natale

Questo natale è per me un natale “Libero”. libero dall’esigenza di fare, libero di ricevere, sereno nel non ricevere.

Una natale in equilibrio sommo sul puntale , precario, ma catartico, perchè a guardarlo dalla base dell’albero sembra magico che tutto quel peso scintillante abbia resistito al vento e ai gatti e noi, e abbia oscillato in qua e in la e ancora lo faccia senza cadere.

E’ bello guardare alle cose mute. Quante parole, molte e troppe non nostre.

Oggi il sole bagna il cortile e l’umidità imprigionata dalle tenebre sembra la neve del mio presepe.

Il “Grazie”nasce spontaneo e non è a chi e non è perché, ma solo “è”

Condivido con chiunque la mia gioia e auguro a tutti questo Natale

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Il mercato degli asini

Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) …

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.

In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.

I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.

L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.

Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.

Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.

Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una.

Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.

Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.

Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).

Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.

Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.

Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.

Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato.

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio…

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Marabotto: i maeriali e le onde radiofoniche

свети мина Danilo Marabotto animazione

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la pillola della felicità

свети атанасhttp://www.lapillolamagica.com/

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indonesia appunti

Подарък икона


Bali_aloggi:cibo

bali_corrispondenza_paolo

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linz

Di recente, in un libro, leggo un passaggio che allude ad una pratica esoterica esercitata al forno:” Uccidi il vivo per resuscitare il morto”. Pratica che io esercito nella vita di tutti i giorni quando faccio domande, sarà per questo che (come mi hanno detto di recente a Linz) le mie domande sono così scomode?

Godetevi le foto:
gialal ad-din rumi nacque in persia nel 1207 e morì in turchia nel 1273, maggiore poeta mistico della letteratura mondiale

qui una poesia che mi è piaciuta fra le tante per voi del gruppo di linz (Simona)

EVOLUZIONE

ogni forma che che vedi ha il suo tipo supremo nell’oltrespazio:
se la forma scompare, non temere: la sua radice è eterna.

Ogni immagine che vedi, ogni discorso che ascolti
non penarti quando scompare, che’ questo non è vero.

Poiché eterna è la fonte, i suoi rami scorrono sempre,
e poi che ambedue mai cessano, inutile è il lamento.

Considera l’anima come fontana e le opere come rivoli:
finché la fonte dura ne scorrono freschi i ruscelli.

Via dal cervello il dolore, e di quest’acqua pur bevi;
non temere che si secchi, è acqua senza sponde!

Da quando tu venisti in questo mondo d’esseri
davanti ti fu messa, per salvarti una scala.

Fosti dapprima sasso, poi divenisti pianta
e ancora poi animale: come ciò t’è nascosto?

Poi divenisti uomo con scienza, mente e fede:
guarda come ora è un Tutto quel corpo, già parte di terra!

E, trascorso, oltre l’uomo, diverrai angelo certo
oltre questa terra, dopo: il tuo luogo è nei cieli.

E passa ancora oltre l’Angelo e in quel Mare ti immergi:
così tu goccia, sarai mare immenso e oceano.

Smetti di parlare di Figlio, di’ col cuore uno.
Se il tuo corpo è vecchio, a che temere, se l’anima è giovane?

sono andata in un blog e ho trovato commenti di sicialiani sui sufi, imperdibile questo:

A mia fragamende lo desviscio ma pare popprie nu frocio turgo colla gonna rotelante como lallama rodande de mezzinga, lu cattone nimato ciapanese. ma nu sa zarvecognine sti dervisciati da anna ngiro colla gonna comme a froci?
Postato lunedì, 30 aprile 2007 alle 6:59 pm da ORONZO LAMERDUTA

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Il divenire non ha presente ma speranza

Il tempo è un illusione, molti di noi vivono affacciati sul futuro dimentichi del presente sul quale appoggia la finestra,ma cosa sarebbe il presente se non guardassimo continuamente oltre? Cosa sarebbe la realtà dell’ora e adesso se non fossimo continuamente in attesa di ciò che ancora non è?
Questo pensiero mi frulla in testa, mentre visualizzo un enorme mostro nero e felino nello specchietto retrovisore della mia auto e il cuore, la pancia e il cervello fanno un enorme balzo avanti nel tentativo di sfuggire alle sue fauci.
c’è in quella corsa un possibilità  per l’uno o l’altro di noi due, di perseguire e giungere a concretizzare la nostra speranza.
Come sempre nella vita, non si tratta di un enorme differenza, basta quel piccolo insignificante incremento nelle diverse accelerazioni, per portare me o la bestia ad incontrare un favorevole o sfavorevole destino. Ma dopo? Voglio dire, qualsiasi sia lo scenario che si concretizzerà nell’immediato futuro, come prevedere ciò che seguirà? Se dovessi sfuggire a questo mostro potrei magari compiere atroci delitti, anche involontariamente e così la bestia, terminando la mia corsa verso il futuro, risparmierebbe agli altri un infausto finale. Si tratta solo di un iperbole, per altro difensiva, che mi mette al riparo dal rimanerci troppo male quando sentirò il mio omero destro scricchiolare e cedere, sotto i denti giallastri e acuminati dell’animale salivato che mi insegue senza apparente stanchezza.
La mia mente annaspa alla ricerca di un’idea, si affaccia e si sporge dalla finestra, cerca di toccare il futuro senza togliere piede dal davanzale, ma la presa è incerta e l’equilibrio vacilla.
la strada e dritta, larga e senza incroci o svolte che possano invitarmi ad una navigazione creativa, il mio piede sfonda la tavoletta dell’acceleratore e non c’è modo di mettere un razzo nel culo a questo cavallo di metallo, che non si scompone ne si strugge, semplicemente corre. Ed ecco che la mia mente calcola le differenti accelerazioni, le differenti dinamiche di impatto, la probabile diversa prestazione dei due corpi, uno metallico e l’altro organico e dalla mente l’azione passa all’arto e nell’impossibilità di fuga il piede si alza dall’acceleratore. La bestia guadagna terreno senza risparmiare la falcata, tutta proiettata verso il futuro oramai quasi presente di un nemico annientato, di una preda raggiunta. In quel momento mi stupisce che nello specchietto retrovisore tutto sembri + lontano e remoto, ma non lo è, perché dal finestrino abbassato posso ormai sentire distintamente il rumore prodotto dal suo corpo in corsa e dalla sua bocca in acclamazione di vittoria. Schiaccio il pulsante, il vetro sale e poi penso: ” il futuro è adesso” e mentre la mia mano impugna la leva del freno il piede affonda sul pedale.
I pneumatici stridono, la carrozzeri sbanda e poi l’impatto è intenso e prolungato ma elastico, non so quali leggi dinamiche fanno si che la bestia, oltre ad accasciarsi completamente annichilita, mi dia come un rinculo in avanti; pronta, come solo l’istinto di sopravvivenza può farmi essere pronta, schiaccio dinuovo il pedale dell’acceleratore e finalmente la bestia diventa sempre + piccola nello specchietto retrovisore. Non sento nulla, rumore, dolore, paura, solo la condizione precaria  di un oggetto che ha perso le sue doti naturali di equilibrio, forma e movimento, trema e sobbalza e io con lui. Sono nuovamente e interamnete sul davanzale, e tutto trema e vacilla ma non oso sporgermi, non voglio vedere, per il momento spero che questa finestra resista alla scossa di terremoto, che l’archetto non ceda, che il davanzale non si incrini. Ho gli occhi spalancati ma cechi e vivo, vivo si, per ora.

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privata o pubblica l’acqua un bene prezioso

In prossimità del referendum forse è bene ascoltare esperienze di prima mano

un amica mi scrive:

“allora ho chiamato sergio, il papà di giada che lavora all’acqua potabile da trent’anni

lui dice che non capisce perché un milanese dovrebbe votare no, nel senso che il servizio dell’acqua a milano è sempre stato efficientissimo anche da quando è in mano in parte alla metropolitana milanese.

1. il paese è altamente corrotto e abbiamo oramai infiltrazioni camorristiche anche al nord. La privatizzazione essendo che noi NON siamo un paese virtuoso consentirebbe a merde umane (vedi giro di affari intorno al pattume) di mettere le mani su un bene collettivo.

anche una gestione con controllo del pubblico non ci garantisce perché elenco di amministratori collusi ne abbiamo a raffica (vedi scotti che ha appena corrotto funzionari pubblici per intascarsi u7 MILIONI DI EURO della comunità europea e riempire il cielo di pavia di tossine bruciando sostanze pesanti). Se il pubblico agisce male abbiamo sempre lo strumento di mandarli via con il voto, se hai un’amministratore delegato di un’azienda privata che gestisce l’acqua te lo tieni almeno per 25 anni (i contratti hanno queste durate) NESSUNO LO MANDA VIA.

In sostanza se il pubblico controllasse veramente perché no, il fatto è che il privato frega e il pubblico non controlla.

2. ci sono tre casi italiani di gestione privata di cui uno in Lazio. L’acqua non è migliorata, la bolletta è aumentata e la differenza se la mettono in tasca i privati e sicuramente non spendono soldi per mettere in ordine il sistema idrico che in Italia pare sia veramente obsoleto (come tutto oramai). Inoltre in Italia vedi tv si passa sempre non a vera libera concorrenza ma al massimo a duopoli (rai/mediaset) anche perché le multimazionali interessate al business dell’acqua pare siano 2/3 al massimo. Una francese la suez, per tutte. Quindi dopo il settore alimentare i francesi si prenderebbero pure l’acqua italiana. Peraltro è decenni che le multinazionali cercano di appropriarsi dei bacini idrici boliviani, non credo per il bene dell’umanità.

3. Parigi, Valencia dopo 25 anni di privati nell’acqua stanno tornando al pubblico perché non funzionava la gestione privata, quindi forse bisognerebbe vedere cosa succede nella vicina europa. questa legge intende appaltare il 40 per cento delle risorse idriche italiane. Il paese è troppo corrotto per permettersi una cosa del genere e non curare un bene della collettività, così prezioso, dato che è previsto che le guerre del prossimo secolo saranno per l’approvvigionamento idrico.

questo quanto”

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oggi non compro

L’altra sera quando il gatto è sparito x 24 ore ho fatto un fioretto: ho detto che se lo ritrovavo mi sarei messa a dieta.
Poi siccome la dieta richiede una scelta che non sono in grado di fare, ho ripiegato su: non mangio alla sera fino al falò. per ingannare il tempo di cena ho letto
Ieri ho finito “Esche vive”
Il libro è carino ma io un libro così non so se vorrei scriverlo.
Qualcuno ha detto che chi scrive lo fa xché ha qualcosa da dire e non tanto x dire qualcosa, però non è così semplice definire nettamente le due tipologie. Diciamo che persino un messaggio pubblicitario dice qualcosa xhé deve creare un esigenza, ma allo stesso tempo chi lo fa soddisfa una sua necessità di raccontare.
Ho sentito un commento molto illuminante in merito al nostro presidente del consiglio
Trattasi di genio, o di genialità,della forma di comunicazione utilizzata, definita scientifica  :
L’obbiettivo è quello di essere sempre al centro dell’attenzione= massima visibilità, la tecnica è quella della provocazione, assai + facile ottenere un commento se lo strappi dalle trippe di qualcuno, piuttosto che ottenerlo per ragioni di merito, contenuto, ecc…
Il giornalista della Rai che sosteneva questo dice di occuparsi di Berlusconi da 14 anni e dice anche di sapere x certo che nulla di ciò che fa o dice è casuale. Ogni cosa è studiata a tavolino per ottenere il massimo della copertura mediatica (la tecnica aggiungo io, è quella dello show-business stile paparazzi, gossip ecc dove le star creano o sfruttano gli incidenti per acquisire notorietà e a questo servono gli uff stampa con le palle!) tecniche conosciute e ampiamente descritte dal libro “Storytelling”, dove si parla di campagna elettorale che dura per tutto il mandato politico e non solo a supporto delle elezioni.
Così come l’utente finale di un prodotto ha il potere di acquisto per premiare o votare contro, l’utente finale in questo caso ha il potere di non alimentare il fuoco CESSANDO DI FORNIRE commenti sdegnati, dichiarazioni contrarie, denunce mediatiche, in modo da ridurre l’ossigeno al minimo. Insomma come diceva il buon Colombo (anche se non in merito a questo) astenersi dal fare, dargli abbastanza corda e stare a guarda chi si impicca da solo) ignorare e avere le palle di dire di no, non comprando certi prodotti che sono la televisione prima di tutto, il cinema e tutto il resto di cui si sa, astenendosi dal dichiarare che fa schifo o che siamo contrari, perché tanto si è capito che in questo tipo di battaglia c’ è chi è + forte, + strategico e ha grandissima potenza di fuoco.
Nell’astenersi bisogna anche astenersi dall’appoggiare chi campa grazie all’opposizione, i vari Benigni, Guzzanti, Grillo ecc ecc. Insomma bisognerebbe non andare + al cinema o a teatro,ne guardare i vari speciali, programmi di denuncia e talk-show indipendentemente dal vento che tira in studio, boicottando soprattutto le produzioni italiane di qualsiasi genere, soprattutto quelle che fanno opposizione e satira, e anche quelle che in qualche modo offrono modelli, vedi i vari polpettoni di natale i cui incassi alimentano anche  il fondo cassa per la propaganda del Nostro. Ma pure i libri che ci illuminano sul tessuto sociale e politico ( Gomorra & C )… Purtroppo ci andrebbe di mezzo anche chi non vogliamo punire, e poi che noia senza farsi 2 risate o versare 4 lacrime alle nostre stesse spalle! Dovremmo assumerci la responsabilità di ciò che facciamo e scegliamo tutti i giorni, Invece di scaricarla su idoli temporanei o duraturi,siano questi giornalisti, scrittori, politici o artisti.
Questa è proprio una lotta dura! Chi può chiederci tanto?
Io in prima linea voglio giustificare la mia di pigrizia, il mio di assenteismo, infatti, la notizia di questi giorni è che il battibecco, di tipo scandalistico sdegnatorio tra Moratti e Pisapia, ha portato maggior affluenza alle urne.
Allora, avevo deciso di andare a votare e annullare la mia scheda, e invece no, questo prodotto non lo compro, voglio fare parte di quella minoranza che comincia a essere critica, che si chiede xché e per cosa e x chi devo andare a votare e siccome non c’è risposta, me ne sto a pensare ai cazzi miei, che se proprio devo essere egoista e fottermene del mondo, preferisco farlo per una buona causa: me!
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Appoggio, prete,padre

guardi nello specchietto retrovisore, quella macchina è troppo vicina, vorresti essere mezzo km indietro, ma capisci che sarebbe inutile, non ti rimane che guardare e raccontarti che ne sa abbastanza per cavarsela. E’ li che ti sorprendi a sperare di avergli detto e mostrato tutto quello che deve sapere, basta poco per far vacillare certezze, costruire angosce.

” Non importa quante volte è andata bene, basta una, una volta soltanto e sei incollato a terra come un tappeto di linoleum, piatto inerte, possibilità di farcela ZERO”.

Cominci a dubitare della scelta, forse un po’ estrema “perché un enduro? alto, pesante, difficile da manovrare nel traffico, perché diavolo non  uno scooter. Ma certo io mi barrico dietro certezze infondate , un enduro è più sicuro, deve imparare a guidare una moto con le marce, è un uomo… ma chi me lo ha detto che è +sicuro?”

Adesso cominci a pensare che forse non ne sai abbastanza, che avresti dovuto documentarti meglio.

Sono episodi come questo che ti fanno pensare che siamo sempre alla ricerca di un appoggio, un prete, un padre, un capoufficio, un animatore…Uno…uno che ci dica se facciamo bene o male, che stia dalla nostra parte, che ci metta una buona parola, che ci rassicuri con una pacca sulla spalla, ma anche che ci tiri un bel calcio nel culo quando troviamo mille scuse.

E’ x questo che quando vedi il messaggio sulla posta “posso giocare con curiosità e discrezione” ci caschi x l’ennesima volta e rispondi esattamente come ti senti di rispondere “si, se 6 originale”

Ti torna in mente quel passaggio del libro che stai leggendo ” il vuoto, quello vero, fa paura a tutti, perché è troppo poco, allo stesso momento immenso per essere riempito; un cassetto vuoto di un albergo lo riempi di calze e di mutande ma se apri il cassetto in cui tenevi una scatola con i risparmi di una vita e la trovi vuota, quel vuoto è troppo poco ma è anche immenso, per essere riempito”.

Quel vuoto assurdamente vuoto che mostrano le tue risposte, I tuoi atteggiamenti così sprezzanti, certo tu pensavi di dire la cosa giusta, non ti sarebbe venuto in mente altro perché speri sempre in chi ha voglia di scoprirti e di scoprirsi, che sappia usare le parole, che abbia voglia di giocare. Invece le domande che oggi vanno sul mercato dei social sono piene di doppi sensi, cariche di mielosi dinieghi, giardini dell’inutile, sterile formazione di pagliericcio pre accoppiamento…e infatti “allora lasciamo stare” è stata la risposta.

“Il pacchetto in offerta ha delle cose interessanti e altre…”altre che non ti interessano, se quelle che non ti interessano sono superiori di numero e quelle che ti interessano sono di qualità appena sufficiente, allora non ti interessa di riempire quel cassetto d’albergo, tu cerchi quella scatola vuota che profuma ancora di meraviglia e di desiderio, di sogni e di avventura.

Tu vuoi il vuoto, quello vero, quello che è troppo.

E magari separare gli oggetti e le azioni che ti hanno portato a scoprire quel vuoto,  ricordarti con precisione ogni dettaglio che ti ha portato li come se la vita fosse un mazzo di carte da gioco nuovo ancora da mischiare, che potesse in qualsiasi momento esser ricomposto in quell’ordine prestabilito che sono le scale e i colori.

E ti tornano in mente parole di uno che non hai conosciuto, ma di cui ti hanno parlato molto, quasi senti nostalgia, nostalgia di non aver mai potuto incontrarlo:“Descrizione da un dialogo con Paolo Lucarelli:Noi (alchimisti) abbiamo, prescindendo da tutte le regole e regolette, che cambiano da cultura a cultura, un sistema specifico molto preciso ed è la quiete interna. Puoi ingannare gli altri ma non te stesso, perché lo sai. La quiete dipende da una infinità di cose, dalla tua cultura, dalla religione, dagli insegnamenti. Se tu sei in quiete tutto va bene, anche tu stai bene. Questo è un insegnamento che trovi dappertutto, è molto vecchio. Però la cosa fondamentale è un’altra, cioè non è che puoi decidere tu le cose che disturbano la tua quiete, perché ormai, alla tua età, hai una serie di vincoli che dipendono dalla tua educazione, e dalla vita che hai fatto. Senza rendertene conto ci sono cose in cui credi, e cose che reputi sbagliate, che fanno parte della tua intima essenza. Allora cercare di arrivare a liberarsi completamente dai propri pregiudizi è più faticoso e lungo che non accettarli serenamente e gestirseli, tanto poi se ne vanno da soli. È quello che spiego in termini operativi. Cercare di purificare al massimo i materiali all’inizio, come fanno alcuni, non serve a niente, perché durante l’opera la materia si libera da sola delle sue impurezze. Mettili dentro (al forno) come viene, certo decentemente puri… poi ci pensa lei (la natura) a eliminare le impurità. Questo vale per l’operatore, per l’artista. La natura fa lei le cose! Non le devi fare tu. Non puoi, non devi sostituirti alla natura”.

Un rumore di gomma sull’asfalto ti riporta in un istante al presente, il pensiero si blocca.

Guardi dallo specchietto retrovisore della vespa e ti costringi a tenere gli occhi aperti anche quando il furgoncino lo stringe e la macchina davanti frena.

Non puoi essere ovunque, a proteggere o proporre, per dargli una pacca sulla spalla o un calcio nel culo. Devi farti da parte, aspettare che la natura racconti con la sua casuale precisione, ciò che è pronto o quanto è acerbo.

Le proporzioni, il dosaggio, sono veramente il tutto di una ricetta di cui non basta conoscere gli ingredienti, ci vuole la giusta posologia: diluizioni, tempi e modi di somministrazione

Questa, lo sai , è la differenza tra il lettore e l’operatore, colui che facendo ha acquisito la manualità, la conoscenza, insomma l’esperienza diretta del forno o della natura, che forse simbolicamente o di fatto sono un unica cosa..

“Ci sta mettendo troppo”, senti, o ti sembra di sentire, il rumore del pneumatico anteriore che si punta, quante volte gli hai detto che al massimo si può frenare con entrambi ma da solo va usato il posteriore di freno?

Mette una gamba a terra gira la testa per vedere se ha ancora spazio di manovra “ecco” pensi “adesso non accelera abbastanza  e che diavolo fa la bionda sul suv, dove diavolo guarda, ma lo sa a cosa serve il retrovisore?” qualche quintale di metallo ha impallato la tua visuale, e forse è proprio quello che vuoi -non vedere ciò che accade-  Guardi il semaforo, è rosso, sono tutti in fila aspettando di girare a sinistra, ma il semaforo è sempre rosso, forse il tempo si è fermato, come in un incantesimo, un dio buono ha sospeso il tempo perché tu non debba sapere ciò che accadrà dopo.

Il semaforo è verde, la coda si muove, il tuo cuore batte veloce e all’improvviso lui è al tuo fianco, molto + alto di te, molto più forte e molto + maturo di quel che pensavi: “mamma ti aspetto dal benzinaio” dice passandoti di fianco. Alzi lo sguardo dallo specchietto e vedi la strada e i suoi abitanti, tutto a posto, nessuno si è fatto male il tempo, almeno questa volta, non si è fermato.

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Acqua, referendum&bufale

Dal titolo sembrerebbe l’ennesima catena di pizzerie e un po’ lo è, la solita pizza farcita dei condimenti + pittoreschi e gustosi, ma questa pizza, viene servita direttamente a casa via mail o puoi consumarla nei vari blog+ o – autorevoli o autoritari, digitando su google le parole “Sono una ricercatrice, mi  occupo di diritto ambientale” o anche semplicemente :Referendum acqua
In merito alla mail che ha fatto + volte il giro del paese, che ci implora di fare proselitismo a proposito di una presunta circolare interna all’emittente nazionale,e che personalmente ho ricevuto da una decina di mittenti diversi, ho chiesto direttamente ad alcuni colleghi interni alla Rai, pubblico, in basso, una delle risposte.
Qusto link invce è alla pagina della ricercatrice in questione che ribadisce quanto detto dal collega RAI
Mi sembra importante aggiungere che questa mail/catena, ottiene un unico risultato: concentrare molta attenzione su un ipotetico e non ben identificato cattivo, distraendo l’attenzione dalla vera informazione ossia:
Per cosa realmente siamo chiamati a votare lunedì? E rispetto alla prima chiamata al referendum?
Ancora non sembra ci sia una risposta chiara e definitiva, riguardo a giugno, che spetterà alla cassazione.
Se qualcuno dei destinatari è meglio informato in merito mi auguro di ricevere news.
Tra le varie cose lette a questo proposito, linko un articolo di “repertorio” sull”argomento referendum che mi è sembrato interessante
Oggetto: Re: I: Importante passaparola!

Data: 11 maggio 2011 18.04.33 GMT+02.00

Scusa se ti rispondo solo ora, ma ho preferito prima documentarmi. Trattasi di bufala, nel senso che un mio collega dell’Esecutivo Usigrai ha contattato direttamente l’autrice della mail. A quanto pare dice di essere stata strumentalizzata e che sono state fatte delle aggiunte alla sua mail.
Dunque, la circolare aziendale non esiste, mentre c’è un regolamento approvato (a fatica dalla commissione di vigilanza) che stabilisce le modalità dell’informazione. Detto questo però c’è da supporre che soprattutto i tg più vicini al presidente del Consiglio, non avendo alcun interesse a parlare di referendum, limiteranno l’informazione sui quesiti anche dopo la tornata amministrativa. Però non c’è alcun divieto.
A presto
Marzio
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sei libero?

ciao priscilla
un’amica a roma si sta laurendo in sociologia con una tesi sulla libertà, cosa è oggi libertà come persona e poi come donna… domanda di una certa profondità e vastità.

Per me libertà è data da dentro, mai da fuori.

Se la libertà viene da fuori questa per statuto non c’è, si nasce e la prima mossa è la registrazione del codice fiscale da lì in poi è tutta misurazione, calco prestabilito fatto di censo, razza, geografia, aspettative patriarcali e matriarcali.

Quindi in sostanza non ne vedo da fuori.

O meglio la libertà individuale si intreccia visceralmente con quella sociale. Forse libertà è per forza di cose nella relazione con il mondo.

Parte dunque da un’esperienza interna che paradossalmente coincide con la liberazione da se stessi per partecipare nel mondo. Quindi non viene da fuori ma ti porta fuori da te. Sono libera quando mi dimentico di me, della mia testa nell’accezione di testa vincolante, di testa padrona di tutto. Sono libera quando dimentico le mie idee, i miei pregiudizi e accolgo.

Quando ho sincera intimità con le persone, quando faccio l’amore, quando corro in un prato e sento il vento e la terra. Quando mi sento unita al tutto. Liberata dall’ego.

E’ quando coincido con quello che sono, quando incontro il mio daimon lo riconosco e lo incarno senza falsità. Come direbbero testi sacri indiani TU SEI QUELLO, come direbbe la grecità CONOSCI TE STESSO. Quando c’è coincidenza fra il fatto e quello che sono.

E’ quando non ho paura (ancora la paura appartiene alla testa e si trasmette al corpo). Dire quello che penso al momento giusto, dire un sentimento, dire un desiderio, come donna mi sono sentita liberata quando ho detto ad un uomo che lo desideravo oppure che potevo fare a meno di lui perché i percorsi non coincidevano.

E’ l’indipendenza economica che permette il movimento fisico di conoscenza, viaggiare per esempio. E’ quando ho tempo.  Soprattutto come donna libera professionista con un figlio. Quando dilato ed estendo come un elastico tempo e spazio. Quando creo nuovi mondi e nuove assonanze per lavoro. Nella creatività mi sento libera.

Quando nessuno sa dove sono, quando rispetto la relazione che ho davanti e la faccio fluire libera per quello che è togliendomi da quello che vorrei o che dovrebbe essere. Mi sento libera quelle rare volte che c’è armonia fra corpo e mente.

Mi sono sentita liberata quando ho partorito, viaggiato da sola, smesso di fumare, quando non ho detto a tutti quello che facevo. Quando ho tenuto il segreto. Quando ho chiesto a mia madre di stringermi forte.

Se penso ad un’immagine che mi porta alla libertà penso ad un funambolo, a un soffitto che diventa un pavimento, ad un respiro, al vento che colpisce le foglie dell’albero, allo schiamazzo in cortile dei bambini, la trasparenza, il vuoto, l’acqua.

Lo scritto è sensibilmente legato al tempo presente, la riflessione cresce con me.

aspetto tue e di altri, simona

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Un tetto per l’arte

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima –   Fernando Pessoa -

http://www.artnews.rai.it/dettaglio_puntata.aspx?IDPuntata=1024

“Per fare qualcosa di diverso dalla televisione bisogna essrere televisione”. Questo uno degli enunciati proposti all’interno di una mostra dal titolo Are you Ready for TV?” Che si puo visitare in questi giorni al MACBA di Barcelona.

Per distinguersi da qualcosa, bisogna prima essere uguale a qualcosa. Così funziona la natura,il processo di evoluzione.
I motivi di ciò sono che l’imitazione è uno degli strumenti più efficaci di conoscenza, quindi attraverso il processo di mimesi si creano prima simili e poi dissimili .Inoltre sembra che il nostro modo di approcciare la vita sia prima di capire ciò che non vogliamo. Questo processo di esclusione è spesso empirico, ma non è inusuale che di associazione in associazione si possa riconoscere come proprio qualcosa di molto distante da se. La sofferenza, l’ inadeguatezza, che ne derivano potrebbero spingerci a cercarcare nel diverso ciò che ci appaga: l’urgenza dell’arte.
I filmati in mostra riproducono, campionano una realtà mediatica. Parlano di concetti, filosofia, politica,storia, arte… senza spendere parole, ma solo riproducendo immagini. Le sequenze, la collocazione temporale e geografica, compiono il miracolo.

Questo ovviamente è reso possibile dall ‘immenso autorevole potere dell’etichetta referenziante dello spazio museale che le ospita, uno spazio architettonico firmato da un brillante architetto, nel cuore pulsante di una città famosa per per la sua necessità di distinguersi dal resto della Spagna, utilizzando ogni strumento, compresa la lingua; Barcelona di Catalunya.

Come ci mostra uno dei video esposti , classificato sotto la sezione: l’ instancabile comico, l’arte, soprattutto quella concettuale, al di fuori di uno spazio museale dedicato, perde la sua oggettività.
Accade per delle linee tracciate sul muro di una sala espositiva che si portano senza soluzione di continità all esterno, diventando semplici linee, che forse sono decorative, o utili ad informare riguardo all utilizzo di quello spazio sul muro di un cortile? Un banale passaggio di cavi? un indicazione a non parcheggiare?

La Montagna di Sale, istallazione  di Domenico Pladino che a breve comparirà in piazza Duomo a Milano,  spostata all uscita di un casello autostradale perde la sua oggettività artistica e diventa sale da spargere sull’ asfalto, quindi simbolo e avvertimento di imminenti nevicate.
Al di fuori dello spazio museale, le immagini della mostra al MACBA tornano ad essere solo televisione, come Cenerentola, pur rimanendo fisicamente le stesse, perdono la regalità che la scarpetta di cristallo e cemento, ideata da Richard Maier, ha loro conferito.
C’e quindi da chiedersi: ma il museo fa l’ arte?
Apriamo qui un altro capitolo che potremmo chiamare la costruzione e affermazione di un simbolo.
L’ architettura costruisce simboli largamente condivisi, conferisce materialità e stabilità all’ effimero concetto di arte. Il binomio arte e casa dell arte ha forse punti di contatto con l’ arte primitiva?

La casa Degli uomini haus tambaran in nuova Guinea, un edificio imponente, costruito interamente di vegetali, contiene pezzi di arte primitiva, sono oggetti di uso privilegiato, ossia che vengono ideati e costruiti per essere dedicati a particolari occasioni di importanza assoluta, la vita, la morte, l’ età adulta, il genere… Mi spingerei fino a dire che l’ arte concettuale chiude il cerchio, si ricongiunge con l’arte primitiva. Utilizza imitazioni di oggetti di uso comune, facendone simbolo concreto, ma allo stesso tempo astratto, del potere e della solenità, che l’uso di questi oggetti, ha loro conferito. Per consentire la consevazione di questi oggetti, simboli, poteri, viene loro dedicato un posto architettonicamente imponente e autorvole, che duri vettorialmente nel tempo, che elevi a forma d’arte ciò che oggi è stato scelto dall’establishment per il popolo e preservi nel domani, per la storia di chi verrà.

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BIPARTISAN O BIPOLARI?

Questa lettera di protesta in cerca di condivisione, mi arriva in fw via mail da un’amica.

Decido, ad insaputa dell’autore , di pubblicarla e di rispondere

E’ significativo e appropriato che, nel momento delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, gli italiani, o almeno i rappresentanti istituzionali da loro liberamente eletti, soffino sulle candeline della torta confermando una delle nostre doti più caratteristiche: la capacità di fare i peggiori voltafaccia a cuor sereno, adducendo le motivazioni più false.

Il più vergognoso di questi voltafaccia è forse quello nei confronti di Gheddafi e della Libia. Un anno fa abbiamo dovuto assistere all’accoglienza da terzo mondo riservata al colonnello, col quale Berlusconi aveva addirittura firmato un trattato d’amicizia fra i popoli libico e italico. Durante lo scoppio della crisi, silenzio. E ora siamo pronti non solo ad assistere silenti all’invasione del paese, ma a parteciparvi attivamente, fornendo basi e truppe.

Forse che Gheddafi è diverso oggi, da com’era un anno fa? Ovviamente no. Il voltafaccia ha motivazioni molto terra terra, benchè il ministro della Difesa abbia coraggiosamente assicurato che nelle operazioni i nostri non metteranno piede sull’ex paese amico. Queste motivazioni sono che gli Stati Uniti e la Francia hanno deciso di intervenire, e c’è il rischio che ci sostituiscano nello sfruttamento commerciale del paese.

Naturalmente, le motivazioni di Obama e Sarkozy non sono molto più elevate. In fondo, presiedono entrambi paesi che sono ancora letteralmente coloniali: nel senso di possedere letterali colonie, che vanno da Puerto Rico alla Nuova Caledonia. E si tratta di paesi che hanno sempre avuto interessi in generale nel Nord Africa, e in particolare in Libia: ad esempio, il primo intervento armato che gli Stati Uniti effettuarono al di fuori del continente americano fu appunto un bombardamento su Tripoli, nel … 1804!

Ma restiamo ai nostri voltafaccia. Un altro è seguìto agli incidenti nucleari causati dal terremoto del Giappone. Mentre tutto il mondo faceva un esame di coscienza e meditava sull’energia atomica, il governo italiano continuava a dichiarare imperterrito che avrebbe mantenuto in vita il programma di costruzione delle centrali nucleari. Salvo accorgersi che la cosa poteva danneggiarlo dal punto di vista elettorale, come si è lasciata scappare “fuori onda” l’ineffabile ministro per l’Ambiente. E allora, marcia indietro, senza nessun problema.

Naturalmente, non possiamo dimenticare che è proprio grazie a questa nostra dote naturale che siamo risultati i veri vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Gli unici, cioè, che sono sempre stati dalla parte dei vincitori, per tutto il conflitto: prima con l’asse, e poi con gli alleati. All’epoca si diceva che eravamo il doppio di quanti sembravamo, cioè 90 milioni: 45 milioni di fascisti prima della guerra, e 45 milioni di antifascisti dopo.

D’altronde, a proposito di fascisti, cos’altro era il Concordato del 1929, se non un altro storico voltafaccia? Personale, dell’ateo Mussolini. E nazionale, dell’Italia risorgimentale che aveva sconfitto lo Stato Pontificio ed era sorta sulle sue ceneri. Per 68 anni, dal 1861 al 1929, appunto, quell’Italia era rimasta laica e libera, e da un giorno all’altro si era ritrovata clericale e coatta.

Eppure, nelle celebrazioni di questi giorni quell’Italia è assente. Perchè dovunque, in prima fila tra le autorità alle cerimonie, si vedono vescovi e cardinali. Quando non avviene il contrario, e ad essere in prima fila sono invece le autorità alle celebrazioni religiose. Addirittura, il 17 marzo, alla solenne messa celebrata dal Segretario di Stato e conclusa con il canto del Te Deum: che i preti, naturalmente, hanno ragione a cantare, per ringraziare Dio di aver reso così malleabili e generosi i governanti italiani.

Naturalmente, tra i cantanti del coro ce n’erano molti che stavano facendo anch’essi il loro bel voltafaccia. A partire dal presidente della Repubblica, (ex) comunista e ateo come il miglior Togliatti: responsabile, quest’ultimo, dello storico voltafaccia alla Costituente che causò il recepimento del Concordato clerico-fascista nell’articolo 7 della Costituzione laico-repubblicana.

Noi italiani siamo fatti così. E questo ci infonde speranza, perchè presto o tardi faremo un nuovo voltafaccia, e gireremo le spalle anche a Berlusconi. Non si troverà più uno che ammetterà che l’aveva votato, così come una volta non si trovava uno che ammettesse di aver votato la Democrazia Cristiana, che pure era il partito di maggioranza relativa. A festeggiare l’Italia dei voltafaccia, io aspetterò quel momento, anche se sarà ormai troppo tardi per gioire.

Io credo che sentirsi diversi in patria sia una delle nostre + grandi caratteristiche (noi popolo italiano) e questa lettera di protesta lo dimostra ampiamente.
Ci sono animali che si sono guadagnati da noi uomini appellativi come Gazza ladra, lurido maiale, furbo come una volpe…è abbastanza naturale che dal nostro punto di vista si classifichi, ma nessuno è così ingenuo o privo di buonsenso, da credere che così facendo le caratteristiche di questo e  quello abbiano alcun senso per loro (animali) o inducano a cambiamenti di direzione o presa di coscienza da parte loro (sempre animali) .
Mi scuso di utilizzare il mondo animale versus quello umano, ma è solo un basso stratagemma per non entrare in polemica utilizzando esempi + vicini e + calzanti, semplicemente perché il mio stato d’animo mentre scrivo e penso cio che scrivo, non è polemico , ma introspettivo (parlo/scrivo, “ad alta voce” in modalità IP)
Essendo che facciamo parte di un sistema mondo( e chi sa se a nostra insaputa di sistemi + complessi e e vasti molto al di la dell’universo conosciuto) penserei che accettare le proprie caratteristiche,( in pieno fiorire , abbozzate o al tramonto se parliamo di noi singolarmente, ma, di media ,in eguale matrice per noi come popolo) potrebbe essere un buon primo passo per per responsabilizzarsi su ciò che sembrano essere le conseguenze del nostro agire (sempre come popolo) e forse cominciare a credere di poter fare diversamente (sempe come popolo).
Accusare ingiuriare, fare la differenza tra noi e “Gli Altri”, visto che siamo qui in patria e volenti o nolenti utilizzatori, sfruttatori o sfruttati (il che non fa differenza perché nell’uno o nell’altro caso siamo comunque conniventi), da questo sistema paese, forse è un po’ingenuo, forse è un po’ infantile (sempre se parliamo di popolo ovviamente) e ci porta a quell’entropia tipica del perfetto bipolare, non a caso abbiamo proprio in questi giorni adottattato una parola che usiamo, in amniera molto mediterranea, proprio come la pasta, in tutte le salse.
Questa parola: BIPARTISAN,  o meglio l’uso vezzoso e modaiolo che ne fanno i nostri media come i nostri governanti  e noi stessi (che incidentalmente potremmo essere tra le fila degli operatori media o dei politici o di entrambi) mi fa venire in mente:
“La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”.
George Orwell
…sempre pensando ad alta voce mi chiedo, visto che ormai, soprattutto grazie a internet sia possibile comunicare tutto e il contrario di tutto, forse anche una fonte autorevole come quella citata ha bisogno di un aggiornamento,proprio come il modo di opporsi al “regime” avrebbe bisogno di sottoporsi ad un “question time“, prima di affrettarsi a dare risposte?
http://www.politikon.it/modules/news/article.php?storyid=1147

http://www.accademiadellacrusca.it/parole/parola_singola.php?id=2561&ctg_id=58

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