E’COSa ‘E NIENTe

Moriamo ogni giorno ma ce ne accorgiamo raramente. Sono stata qui ma da quanto tempo non abito veramente + questo luogo?

La trasformazione a zero entropia del ciclo, una sequenza di cicli a movimento o variazione talmente lenti, da raggiungere una completa trasformazione senza che nessuno, nemmeno l’essere o oggetto trasformato abbia potuto opporre la benché minima resistenza, perché non c’era veramente “nulla” a cui resistere.

Il cuore mi batte in petto come un piccione spaventato, ma io sono immota, come le sbarre di una gabbia. Se la gabbia potesse, lo lascerebbe uscire.

Respirare è faticoso come se invece dell’aria stessi respirando liquido, Il cervello corre a sostentare ogni opzione, ricordo, proiezione. Fa calcoli senza sosta . Ogni cosa è collegta e non c’è un posto nel quale fuggire. Dimenticare si, quello è possibile, l’oblio che tanto va di moda tra droghe psicotrope dispensate dai terapisti e droghe per tutti consentite dalla legge, c’è solo il piccolo inmbarazzo del momento in cui devi ammettere a te stesso che se non ti stoni se non perdi coscienza, se non ti giri dalla parte opposta di dove accadono le cose sgradevoli non sei in grado. In grado di? Essere .

Ma esistere ed essere sono la stessa cosa?

C’è troppo di tutto un saturo insopportabile che ti perseguita anche nel sonno , che ti accoglie appena apri gli occhi magari sullo schermo del cellulare.

Pace vorrei solo pace. Poi mi assale il pensiero che quello che mi spaventa veramente e l’opportunità di scegliere qualcosa di diverso. La responsabilità della scelta mi manda in afasia il cervello.

Allora penso che sono stanca di essere tradita, mollata piantata, ma esiste qualcuno di almeno soltanto un po’ affine a me? Ci sarà nel mondo universo almeno un essere umano che non mi faccia sentire sola e così lontana e diversa ?

Quelli che si sposano, quelli che sposano una causa, una professione, una perversione…tutti surrogati che ci distraggono, ci tengono impegnati, mentre la vita passa.

Oggi mi sono rifugiata nel mio ufficio, ho acceso la stufa e ho pensato quanto era bello e quanto sono fortunata ad avere un posto tutto mio. Non voglio fare finta che sia cosa da niente. Non voglio ridurre la mia vita alla polvere che si attaccherà alla suola del prossimo arrivato.

Voglio essere coraggiosa e soprattutto voglio lottare per me , per questa vecchia stufa, per i miei brutti cani, la mia vecchia vespa, la mia finestra sul bosco …tutto quello che ho e potrei rischiare di buttare via come ciarpame senza valore

È sempre cos’e nient.

Tutte le situazioni così l’abbiamo risolte: è cosa ’e niente, è cosa ’e niente. Non teniamo che mangiare: è cosa ’e niente. Ci manca il necessario: cosa ’e niente. ‘O padrone muore e io perdo il posto: vabbuo’ cosa ’e niente, cosa ’e niente.

Ci negano il diritto della vita: è cosa ’e niente.

Ci tolgono l’aria: vabbuo’ che vvuo’ fa’, è cosa ’e niente. Sempre cosa ’e niente.Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato.A furia ‘e ddicere “è cosa ‘e niente” siamo diventati cos’e nient io e te.

Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi “vabbuò è cos’e nient. Non piangere è cos’e niente. Se io esco e uccido a qualcuno è cos’e nient. E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. È cos’e nient.

È niente. È sempre cosa ’e niente.

(da PEPPINO GIRELLA di Eduardo De Filippo)

Uomini e Topi

Da oggi non entra  +  nessuno; questa è la prima cosa che nasce spontanea, mi sento depredata, abusata, e anche abusatrice e depredatrice. 

Un bel libro che avevo  letto nel mio periodo Sudafricano, parla di una giovane donna  bianca, che si era persa nella causa a favore delle altre etnie. Era partita tronfia del suo sapere e delle sue opportunità. Opportunità che aveva la necessità di condividere con gli altri. Gli oppressi i meno fortunati. C’era stato un bel periodo di traguardi e di vittorie con una storia di comunione e comunità, di opportunità che si delineavano. Poi un energia più grande e soprattutto non condizionabile, aveva espresso il suo potere e le fragilità del progetto si erano inchinate alla resa. La donna una volta bellissima e sagace, in poco tempo si riduce ad un ombra abusata nel fisico e con un unico pensiero nella mente, l’umiltà “se vuoi capire devi essere come loro” . Ci sono testi sapienti che raccontano del saggio che è stato polvere, fiore, volatile e poi umano. Trasformazioni che a noi possono sembrare immense e drammatiche, ma che alla natura sembrano quasistatiche, ossia che avvengono sotto l’influenza di forze esterne infinitesimali, in maniera tale che il sistema passa dallo stato i allo stato f per una successione di stati di equilibrio.

Ma quanto piccoli e quanto fragili siamo in quanto sistemi isolati, incapaci di pensare o provare ciò che “prova” un fiore, ma anche il nostro gatto?

Eppure il primo sentimento che mi entra nel momento stesso in cui percepisco tutta mia fragilità alla presenza di un energia + grande di me, è quello di barricare i confini chiudere gli spiragli, isolarmi.

Un istinto così forte e strutturato, tanto da vincere contro menti molto + brillanti della mia, da ridurre alla resa figure e miti noti dai tempi più antichi, deve necessariamente avere un’ origine importante, importante in quanto alla base del sistema, che senza di essa forse non esisterebbe così come noi lo conosciamo.

Da qui mi sorge il dubbio che l’isolamento sia necessario. Soprattutto a coloro che costantemente vengono piegati alla resa da event forti e incontrollabili in apparenza, ma in realtà infinitesimali, come una parola che offende, una piccola ingiustizia, un innocente delusione. L’evento scatenante, l’accusa di un nemico o peggio di un amico, il tradimento di un amore, la perdita di chi ti è caro sono in realtà sopravvalutati, la misura era già colma. Se anche hai la forza di opporti tutto riprende da capo, i medesimi lestrigoni ti troveranno e nuovamente avrai perso.

Le microenergie dentro di noi, come levatura di pasta madre, agiscono piano e inesorabili e a costo della nostra stessa vita ci portano la dove è scritto che dovremmo essere.

Come in ogni storia di abuso a un certo punto il cattivo ti dice “lo puoi capire con le buone o con le cattive” è allora che la vittima sa se ne ha avuto abbastanza e se così è cede.

Non è libero arbitrio, perché senza averne avuto abbastanza non avrebbe mai deciso di capitolare. E’ una trasformazione quasistatica come quella del topo al quale si inietta un eccipiente allo scopo di comprendere quali dei due tra l’eccipiente e il topo si dimostrerà + forte. Quel topo che avrà dato la sua vita in cambio di una misurazione è la vittima, ma il momento della resa l’avranno deciso fattori che avevano una loro consistenza prima che quel topo e molti prima di lui vedessero la luce di questo pianeta.

Come diceva Totò ma siamo uomini o caporali? Avremo forse noi qualche piccola chance in + del topo di averne abbastanza prima che quell’abbastanza diventi troppo? 

Quando la cellula si divide per creare un altra cellula li la forza creatrice si mostra e si disvela. Ormai Matura si isola per organizzarsi ed essere microscopicamente indipendente per poi tornare ad essere macroscopicamente dipendente La trasformazione è avvenuta la dove per un istante lungo come la notte dei tempi o breve come il lampo, un entità si isola e crea, da se stessa, altro.

Sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma colpisce la vittima che invece di odiare il suo aguzzino ne rimane affascinata.

Quest’estate ho avuto un esperienza sgradevole con una piattaforma molto famosa che si occupa di affittare gli alloggi privati delle persone .
Ritengo di essere stata truffata dall’ospite che per non pagare il dovuto mi ha fatto un reclamo richiedendo un rimborso dell’ottanta per cento.
Non ho bisogno di fare nomi, la piattaforma è la + conosciuta e si pregia e di essere un modello sostenibile, una sorta di comunità che sta dirottando gli introiti turistici dalle attività tradizionali, alberghi, residences, agriturismo, verso le residenze private dei comuni cittadini.

Un business tradizionale ha la sua esperienza per difendersi dagli atteggiamenti scorretti dei clienti, le comuni persone che nella vita si occupano di altro no.
La piattaforma dovrebbe proteggerti e mettere in gioco la sua esperienza per massimizzare il tuo provento o questo è ciò che pubblicizza.
In cambio chiede all’ospite e all’host una percentuale.

Si tratta di un grande business che secondo gli analisti raggiungerà i 6,1 miliardi di dollari entro il 2019 e il valore della società continua a moltiplicarsi ogni giorno che passa.
I turisti che hanno usato questa piattaforma per organizzare una vacanza sono più di 60 milioni nel mondo e gli alloggi che si contano sul sito hanno superato i 2 milioni, cioé quanto le camere di hotel delle catene Marriot, Hilton e Best Western messe insieme.
Sfortunatamente questa rivoluzione in atto non penalizza le grandi catene, che come si diceva hanno i loro strumenti per difendersi dagli atteggiamenti scorretti, ma penalizza soprattutto i business tradizionali locali, quelli che una volta appartenevano ancora alle persone invece che alle multinazionali. Eppure, il gigante del web resta un piccolissimo contribuente per il fisco. L’anno scorso, questa piattaforma di home renting, ha versato al Fisco italiano 45.775 euro di imposte sugli utili. Una somma appena sufficiente a comprarsi una buona vettura magari con qualche optional!

Tornando all’accaduto è bene sapere che se hai un problema in piattaforma, i primi con cui ne parli non sono gli addetti del centro assistenza, ma i Superexpert. Non conosco nessuno personalmente che sia diventato superexpert ma so che se fai il bravo e ti guadagni il bollino da super host potresti essere scelto come super expert. Non so dire quindi, se tratta di integerrimi cittadini comuni diventati sceriffi di piattaforma, o se sia l’ennesimo teatrino tanto per farti sentire al sicuro quando sei aiutato da tuoi pari e quindi sei più moderato e remissivo . Comunque questi super host/expert, o quelli con cui ho avuto a che fare io, sono super zelanti e partono sempre dal presupposto che tu stai rimestando nel torbido.

Così mentre l’inquilino si divertiva a lanciarmi anatemi telefonici e di piattaforma, i super host mi inviavano un criptico messaggio che enunciava: “riteniamo che la questione sollevata sia chiusa”. Il mio crimine, secondo i probiviri era di non voler fare i letti supplementari per i quali l’ospite non aveva pagato. Da qualche parte sembra che ci sia scritto che se ci sono 10 stanze da letto in una casa, a prescindere dal numero di ospiti dichiarati dall’inquilino, queste stanze devono tutte essere disponibili.
Inutile chiedere perché la piattaforma ti consenta di mettere tariffe diversificate a seconda del numero di ospiti, la regola è scritta (ancora non sono riuscita a sapere dove) quindi va rispettata.
Dopo fiumi di corrispondenza e numerose chiamate mi viene ingiunta una penale dell’80%

Nel rosicare per l’ingiustizia subita, cerco sul web soluzioni per rispondere all’arroganza le cui vittime sono i miei anziani genitori, sono loro i proprietari e beneficiari della casa di vacanza.
Apprendo così che per diversificare il business la piattaforma ha lanciato una nuova attività con una previsione di un milione di prenotazioni l’anno prossimo. Gli host possono già da ora proporre escursioni, visite e corsi. Ovviamente quest’attività è tutta regolamentata dalla piattaforma. Con prezzi, modalità e ovviamente penalità.
L’obbiettivo sembrerebbe quello di rastrellare tutti i soldi destinati al turismo delle piccole imprese e gettarlo nel calderone della piattaforma che ovviamente sempre non pagando le tasse ti impone la sua percentuale di profitto.

Questa notizia mi ha reso nervosa ed iper attiva e dopo nuove mail e telefonate mi è stato richiesto di chiudere a – 15%. Ho accettato stremata dalla mediazione, solo per scoprire che il 15% veniva calcolato su ciò che paga il cliente, ossia anche sulla percentuale che la piattaforma ricarica. Ovviamente il 15% di penale è tutto a mio carico!
Ma perché dare ragione ad uno scroccone? Il motivo potrebbe essere che raggiungere 6.1 miliardi di dollari è impegnativo, bisogna strutturarsi, tagliare i costi e massimizzare gli utili. Un cliente che risparmia è sempre soddisfatto quindi torna. Inoltre trattenere i compensi in attesa di giudizio magari per un mese (come nel mio caso) sono liquidi in cassa per cui non paghi interessi. Senza contare che mettere in crisi un host con cattivi commenti da ad un altro la possibilità di scavalcarlo …e quindi fare fesso e contento un altro stupido host e così via. Insomma non si tratta di incidenti di percorso ma di massimizzazione dei flussi, occorre capacità di entrare a gamba tesa in casa degli altri, non pagare le tasse e convincere tutti che sei onesto e stai dalla loro parte bisogna ammettere che ce n’è abbastanza per rimanerne inevitabilmente rapiti!

Strutture

L ombra del sole sul terrazzo, sembra estate ma siedo di fianco al camino, fa fumo e si spegne dopo poco
Fisso la fiamma morente per qualche minuto e ne percepisco la struttura.
Sposto i ciocchi di legna con le mani e subito la fiamma torna a danzare
Esiste una distanza minima che deve invitare il fuoco a legare con la struttura, non so calcolarla ma a me pare evidente come il colmo di un vaso

Fiabe di Natale : lo struffolo catartico

dormo poco, mangio troppo

Questi struffoli che mi ha comprato mio padre sono buonissimi , vengono da Scaturchio, la pasticceria napoletana per eccellenza.

Non sono per niente vegani.

Una delle citazioni + comuni a sfavore delle mal digerite limitazioni di un vegano è :”il Dalai Lama quando è ospite a casa di altri mangia qualsiasi cosa” si, penso io, il Dalai Lama lo conoscono tutti e se capita che qualcuno ignori le sue preferenze alimentari nonostante la testa calva e gli abiti inusuali, forse, e voglio veramente esagerare, succederà un volta volta l’anno.

Ho già speso metà dell mie vacanze invernali, non sono contenta, ma la domanda è: non sono contenta di me? Forse tutti quelli che fanno bilanci in questo momento hanno la mia stessa sensazione, sarà che a Natale bisogna farsi un gran culo, ne + ne meno come gli altri giorni. Sarà che non si riesce mai a parlare di niente. Sarà che anche il fare è sempre di superficie, come se si dovesse spuntare una lista per poi fare altro. Ma altro da cosa?

Almeno quando lavori ti dici che lo fai per la michetta. Un’ amica, una che adesso non sento + perché ci siamo perse sulle scie delle comete, mi disse di fare attenzione, perché io una cosa non la so fare, non so vivere da povera.

Forse è vero, perché da povero sei sempre un po’ meschino, salta fuori l’istinto di conservazione, quello di sopravvivenza, il vivo io/muori tu, che è il motore di ogni nostro gesto puerile ampiamente giustificato: in nome del’lesserci possiamo fottere l’esistenza dell’altro.  Insomma la bestia che c’è in noi ha un motivo in più per prendere il sopravvento. Ma la povertà è molto relativa, non solo lo è per ognuno, ma lo è a seconda di dove, come e con chi si è.

L’uomo non è nato per stare da solo, se no ci fermavamo ad Adamo; ed Eva se ne stava comodamente su un altro pianeta, che ora lo sappiamo, ce ne sono così tanti che non è certo per mancanza di spazio nell’ universo mondo che stiamo qui uno in testa all’altro a fingere che  sia indispensabile alla propria sopravvivenza.

In realtà l’uomo ama importunare il prossimo suo, come potrebbe farlo da solo?

Come il Dalai Lama mi concedo di indulgere una volta l’anno. A natale, quando mio padre mi regala gli struffoli me li mangio; sono cibo per l’anima, coperti di miele e dell’amore di mio padre, che mi vuole bene come a un figlio, anche se sono una femmina. Me li mangio e lo so bene che sono pieni di uova e magari nemmeno da galline allevate a terra. I poveri esisteranno sempre, disse Gesù in un occasione e forse + d’una, anche le galline in batteria, e l’olio di palma e le fughe di rutenio. Quindi senza nessun senso di colpa, una volta l’anno mi specifico nella sapida crudeltà umana e mi faccio del bene con gli strumenti del peccato: lo struffolo catartico!

Ma la domanda era: non sono contenta di me? Che fino a quando si è da soli, e lavorare aiuta a starsene in disparte, tutte queste domande uno non se le fa. Poi arrivano le vacanze di Natale e nonostante le cene, le cucinate, l’immancabile riabbracciare chi non vedevo da un anno o giù di li, ho improvvisamente il tempo di gironzolare sulle pagine fb degli amici, conoscenti, medici, parenti… e li, finire gli struffoli diventa un’impellenza; e il bene caoticamente si disgrega nel male della mia digestione.

Quando li ho finiti un senso di nauseabonda pesantezza mi avvolge, e questo contribuisce alla nobiltà dell’atto, perché lo rende unico, indigesto e con conseguenze, proprio come qualsiasi buona azione non rimarrà impunita.

Come ogni anno ho assolto ai comandamenti, ho reso vera la profezia, ho rispettato i padri fondatori, ora posso andare a prendermi una nux vomica o un antimonium crudum, direi la prima perché ho i brividi.

Non sono contenta di me e non lo dico perché mi conosco, ma perché mentre ingoiavo le pillole di Alice travestite da struffoli, sono cresciuta di due misure, e ho visto tutti gli altri polli della batteria, sono causa del mio male ma non è colpa mia, direbbe l’eroina ritornando alla sua normale statura, nel mio caso x la taglia ci vorrà qualche mese.

Se posso chiedere qualcosa per questo nuovo anno, mi piacerebbe moltissimo conoscere altro dalla mia batteria ed è un augurio che faccio a tutti coloro a cui voglio bene, o non ho ragione di volere il loro male.

 

 

Cara la forza, poca la grazia

Cara forza ammalante,

grazie per esserti prodigata in attenzioni e mi sento in colpa di essermele meritate. Io pensavo di fare un giro per questi miei oltre 50 anni e di ritrovarmi per certi versi, ma come spesso accade sembra proprio che mi sia persa.

Vivo nel bosco, sono vegana, mi piace il mare e il cielo, forse c’è troppo azzurro e troppo verde nel mo panorama quindi è normale che l’artista e creatrice abbia pensato di aggiungere del colore, che so’ un bel rosso sangue o un po di nero fumo. I contrasti mi sono sempre piaciuti, come il cielo a sette strati dell’africa meridionale, o lo strillo a diecimila decibel di un neonato non + grande di 4 palle da tennis.

Anche al mio medico piacciono i contrasti, è biondo ma vorrebbe essere mediorientale, quando gli cascheranno tutti i capelli sarà forse finalmente credibile, lo dico perché qualche volta se li rasa a zero e assomiglia a un macellaio kosher.

Oggi ero nel suo studio e cercavo di capire quello che stava tentando di spiegarmi, ma è qualche giorno che ho perso un po’ la bussola e faccio fatica a mettere in sequenza i pensieri, come se tra uno e l’altro arrivasse una frequenza disturbante che mi fa perdere il filo.

Mentre ero sdraiata nel grande magnete con le cuffie sulle orecchie e il campanellino x segnalare un disagio tra le mani, quei suoni così fuori dal quotidiano e così immediatamente ravvicinati mi hanno completamente rilassato. Sono caduta in un sonno profondo in poco + di 15 minuti. Mi era gia accaduto qualche anno fa, comincio a pensare che per qualche motivo quei suoni mi siano familiari e gradevoli, come al solito la mia esperienza è discorde con le altre…che importa, mica ci si può chiedere il perché di tutto, e per tutta la vita…tanto le risposte tardano a venire e di solito arrivano proprio quando non ti stai chiedendo un bel niente.

La cosa strana è che pur facendo fatica a seguire una serie di indicazioni semplici tipo: prendi 10 gocce poi guarda il tramonto sputa interra e sposa l’universo, ho grande capacità di penetrazione nel seguire un ragionamento, uno scenario, una situazione complessa a + voci parlanti. Ricordo da dove siamo partiti, qual’è loggetto del contendere e tutte le cose che sono state dette, tranne il nome specifico delle persone, anche di quelle che vedo tutti i giorni.

Alla riunione di redazione di ieri ho fatto una lunga figuraccia continuando a indicare invece di nominare i presenti.

Forse è arrivato il momento di andare a Las Vegas per tentare una vittoria all Rain Man. Qui è tutto terribilmente noioso, ogni cosa sembra gia detta e gia fatta, non si muove foglia che non profumi di soldi, soldi che devi spendere ovvio.

Ieri i francesi che stanno nel mio appartamento mi hanno raggiunto nell’orto per dirmi che si sarebbero trattenuti ancora una notte. Ero tutta imbrattata di fango perché qui piove da settimane, quello + grasso, l’allenatore di tennis, dice a quello + magro, il padre del campione del torneo, ma se poi tuo figlio non vince e quindi non ci fermiamo abbiamo buttato via i soldi. E l’altro sempre sottovoce, sperando che il mio francese non sia così buono e i miei timpani induriti, bhe adesso le ho gia dato i soldi me lo potevi dire prima…poi si gira e con faccia di tolla alla francese mi chiede…ma se non restiamo me li rende?

Io penso tra me e me, ma che razza di persona sei? facevi finta niente e mi pagavi domani se restavi, tanto era quasi buio e io ero immersa nel fango fino alle ginocchia! No perché il trend è essere sempre molto corretti e chiedere direttamente le cose più sconvenientemente meschine…ho alzato lo sguardo, ho visto due idioti in difficoltà e ho risposto, Si Certo.

Ogni giorno scarto milioni di pensieri che mi balzano in mente, se dovessi giudicare ogni gesto o persona, se dovessi sempre domandarmi se ho fatto bene..forse non mi alzerei nemmeno dal letto. Quindi quando mi si chiede di allontanarmi dal giudizio di essere alla giusta distanza, io veramente faccio fatica a seguire, mi si annebbiano i pensieri, divento torpida, colpita da vibrazioni disturbanti…mi perdo.

Quindi cara forza ammalante siamo tutti alla stessa festa, ci sono miliardi di invitati, cerca di non trascurare i tuoi ospiti, ma anche di riposarti. Sai, lo sto imparando a mio spese, la forza a volte può venire a mancare e tuttavia è un bene.

L’umano quadricottero meglio di X-MAN

 

Una genetista italiana di PV* ha scoperto la presenza di cellule a 4 eliche in esseri umani viventi
Questo vuol dire che la speciazione è in atto ?
Come per le piante e tutti gli esseri viventi si arriva ad un certo punto della speciazione dove il ricongiungimento non è + possibile come a dire i pesci e i mammiferi?
Cosa vuol dire procedere per 4 eliche invece he per 2? che tutto è + rapido? che è stato indotto volontariamente dall’uomo? che è una conseguenza accidentale della modifica genetica dell’ambiente (piante, medicine, pesticidi…) e una volta scoperto il meccanismo viene anche utilizzato attraverso veicoli potenti come acqua vaccini cibo?
Una modifica genetica indotta dall’uomo passa sempre per uno shock che rende permeabili le pareti della cellula che si vuole modificare
Lo shock può essere indotto chimicamente, elettricamente, per irradiazione, meccanico inoculato
Non tutte le cellule sopravvivono ma quelle che lo fanno sono atte alla futura riproduzione modificata che portano nel loro codice genetico
Dopo aver visto VAXXED
Ci sono casi, che conosco personalmente, che hanno ricevuto un vaccino e hanno avuto crisi epilettiche, grandi febbri, assenza x qualche giorno, mancanza di equilibrio. Poi però, almeno apparentemente, sono tornati normali. Sono cellule sopravvissute allo shock e inoculate con il seme del cambiamento?
Mi lascia perplessa la determinazione della profilassi che prevede l’inoculazione ad un età immatura, quando consigliando l’inoculazione dopo i 3 anni  si potrebbe abbassare il rischio e un ulteriore miglioramento nell’insorgenza di casi positivi, potrebbe essere data dall’ inoculazione separata.
Inoltre fa pensare lo studio approfondito sul particolare impatto ottenuto su alcuni ceppi genetici. Dalla narrazione del documentario VAXXED sembrerebbe che la presa di coscienza di questo particolare aspetto da parte del CDC non induca a nessun tipo di atteggiamento cautelativo. Anzi sembra un dato rilevante e interessante, che solo successivamente e sotto la pressione delle indagini, i ricercatori vogliono cercare di manipolare, negare, addirittura dissociarsi dalla ricerca.
Questo forse il motivo di secretazione degli studi?
Un pensiero fantascientifico ma sensato, assurdo ma lecito si fa strada. E se i  vaccini non avessero lo scopo immediato di fare soldi, anche se è un vantaggio collaterale necessario e interessante, che consente alla macchina di autofinanziarsi, ma quello di produrre una speciazione  simpatrica della razza?
Ma se così fosse, e se fosse intenzionale e non accidentale, a quale scopo?
 Non so quanto sia costoso o possibile sottoporsi ad un analisi genetica ma forse tutti dovremmo farlo per capire quanti di noi sono attivamente mutanti e quanti sono fermi…
Certo è pericoloso, torniamo all’argomento di sempre, alla piramide di Mendel, alle razze superiori, ai popoli eletti…
E’ fastidioso il pensiero che non negli oscuri abissi dell’universo, non nell’alto dei cieli, ma qui tra noi, qualcuno giochi a dadi con il nostro destino e lo faccia su numeri enormi, ci organizzi in file di soldatini….
Pensa, potrei essere un modello di quadricottero non robotico ma umano!
Poi mi coglie un accidia cinenfila, e se mi guardassi l’ultimo X-MEN ?
*http://www.nature.com/nchem/journal/v6/n1/full/nchem.1805.html
 La speciazione simpatrica, avviene quando due popolazioni non isolate geograficamente, si evolvono in specie distinte. In questo caso la selezione naturale gioca un ruolo cruciale nella divergenza delle popolazioni. Il fenomeno presenta tuttora degli aspetti controversi, ma è stato ben documentato in alcuni casi, per esempio nei pesci di acqua dolce della famiglia dei Ciclidi.

The whisky is ready but the meat is under-done

Prendi un paese dagli ricchezza. Cancella le sue povere sapienti radici. Metti in crisi la tradizione gridando lo scandalo parlando di abuso e corruzione.

IMG_2810

Dagli abbastanza soldi per costruire volenterosamente e di gran fretta quello che non conoscono. soprattutto supermercati e vetrine perché possano desiderare quello che non posseggono.

Congratulati del loro crescente benessere e fai che la ricetta abbia la massima attenzione vestendola di menzioni, premi e progetti condivisi.

Quando saranno pesanti di debiti e carichi di speranze non prestargli + denaro, urla ai 4 venti la fine del mondo o semplicemente una scarsezza non rinnovabile delle risorse

Procurati di avere capitale o buoni soci grassi e avidi.

a quel punto sarà tempo di mietitura e i frutti gonfi di sangue e sudore cadranno nella tua cesta al soffiare semplice di una leggera brezza.

lo spirito è pronto ma la carne è debole Matteo 26-40,41

La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee

Oggi è il mio primo giorno dopo tutti gli altri.

Il primo giorno in cui non scriverò una piccola nota ad un amica, il primo giorno in cui non penserò a chi dovrò vedere nel we. Il primo giorno di solitudine.

Non posso, sono solo parole eppure fanno sempre un po’ paura.

C’e il non posso respirare, grave intenso rapido e definitivo se non si risolve in un attimo, ma ci sono anche tutti gli altri, un infinità di altro che non prendiamo in considerazione.

Tagliare le relazioni sociali senza chiudersi in un eremo ma  per un atto di volontà, continuando a lavorare e a mantenere rapporti con il mio quadrato della vita (2 figli e due genitori) comporta delle difficoltà. Il quadrato non è poi cos’ quadrato visto che mio figlio Lupo vive in Inghilterra e i miei genitori in un altra città . L’unico con cui avrò relazioni personali sarà Geo, mio figlio quattordicenne.

La mia promessa è di rispettarlo.

Questa mattina ha chiamato mio fratello, non potevo non avvisarlo e ho risposto alla sua chiamata. Gli ho detto che entro in silenzio stampa, non ho spiegato i miei perché, ho solo ascoltato le sue istanze per un ultima volta e gli ho detto che possiamo sentirci per cose tecniche o cose urgenti. in tutti gli altri casi ho chiesto di non essere chiamata in causa ne sollecitata a mantenere rapporti.

Non conosco veramente cosa mi ha portato a fare questa scelta. Ne ho parlato con i pochi amici che si possono calare nei miei panni, ho cercato di verbalizzare le mie sensazioni.

Mi sono data una prima finestra di opportunità di contatto 20 marzo equinozio di primavera. Per quella data ho invitato gli amici a farsi vivi, con un messaggio, una telefonata…

la seconda sarà solstizio d’estate 21 giungno

Ho scelto di cadenzare il mio piccolo esperimento in solstizi ed equinozi, un anno è troppo lungo, un mese troppo corto, un numero uguale ad un altro, la primavera porta germogli, l’estate il sole, l’autunno rallenta, l’inverno riposa.

Approfitto di questi ultimi rimasugli di sonno invernale, ma sono grata nel mio cuore alla promessa delle future stagioni

LA PRATICA DELL’INGANNO

 

La pioggia cade pulendo l’aria sporca di mesi asciutti, soleggiati, pieni zeppi di fredda polvere infetta.  Il silenzio assente , il colore del cielo  riverbero di civiltà , l’odore intenso dell’essere e del divenire, la dura risposta del cemento sotto la suola e il cuore, custode della quiete, agitato e chiassoso come una gallina spaventata oltre la rete del pollaio.

Moto senza meta, sedativo che porta al sonno ammortizzatore, ogni funzione biologicamente ordinata: la vita

Al fondo di una buona giornata c’è il ricordo di sguardi, abbracci, parole, odori, sapori. Insieme e separatamente, senza controllo e senza scienza, tessono il nostro domani. Ogni particella un ricettore; li usiamo e siamo usati grazie ad essi.

Un pensiero, un’azione, un’emozione si confondono come tempera bagnata

Televisione del dolore, una flebo digitale spixela i suoi contenuti nelle pupille avide di passioni a buon mercato. Il passato chiede di essere ascoltato, il presente si dilata, lunghe le ore interminabili del pomeriggio in attesa di un breve momento di piacere e di accoglienza

Che cos’è l’amore ?

 

Si, No, Forse….

 

Forse è anticostituzionale ma sarei interessata a sapere la vostra e non su FB, tipo: si, no, incerto. mi interessa anche di quelli a cui non frega nulla. potete tener in cp gli altri oppure no , tutti i commenti sono graditi

e…spero che il sole vi illumini

Ho mandato questa mail a 25 amici

quelli che mi hanno risposto, lo hanno fatto privatamente, quindi  ora che tutto è concluso, pur mantenendo l’anonimato per ognuno, ripubblico qui il contenuto delle mail, nell’ordine in cui le ho ricevute, Grata della fiducia accordatami…mi chiedo se non aver fiducia nel cambiamento o averne troppa non siano facce diverse di una stessa medaglia.

-ah ah,  la mia te la dico, non ho capito se ti va bene o no un si, no, incerto, non ho più voglia di argomentare, tenuto lunghe chiacchierate in questi giorni con amiche varie, ti dico semplicemente ASSOLUTAMENTE NOOOOOOOOOOOO!

-come mai questo interesse? io voto no

-Cara Priscilla, io voterò Sì e le ragioni te le spiegherò a voce (almeno questo mi dà una speranza di vederti!!!)

-Io sono banalissimo: Non voto Si perché non ho fiducia in Renzi, nella sua capacità di intervenire su di una riforma così importante. Non voto NO perché sarebbe importante modificare lo stato delle cose, vecchie e anacronistiche rispetto ai tempi che corrono. Voto NI e spero che il sole mi illumini.

-Istruzioni per il voto: se vuoi votare NO metti una X sul NO, se invece vuoi votare SI cancella il NO con una X. Io ho trovato queste istruzioni oggi e visto che le ho capite mi atterrò a tali istruzioni…😉

-A prescindere dalle posizioni sul voto, il dibattito sul tema ha raggiunto livelli bassissimi. Fino a oggi ho cercato di stare fuori il più possibile dalla tempesta mediatica sul tema. Ho cercato di non farmi influenzare dal fronte del sì e dal fronte del no. Non esiste nessuno del quale io mi fidi così tanto da affidare il mio voto ad un’opinione altrui.  Mi ero ripromessa che avrei letto da sola il testo e avrei deciso con la mia testa. Non mi sono mai espressa, ho vissuto l’indecisione più totale per la maggior parte della campagna elettorale. Non l’ho fatto perchè ho ritenuto che qualsiasi scritto avessi mai potuto condividere non avrebbe aggiunto valore al dibattito. Riconosco la mia ignoranza sul tema. Mi sono informata, per quello che mi è stato possibile e penso comunque di essere arrivata alla mia scelta. Il fronte del NO dice che chi vota SI non ha capito, il fronte del SI dice che chi vota NO è contro il cambiamento, complottista e grillino. Il tema cambia ma la generalizzazione e il giudizio verso gli altri resta. La bellezza della cabina elettorale è che puoi votare quello che ti pare senza il rischio che quello sui cui apponi la tua X modifichi in alcun modo la percezione che gli altri hanno di te. Per rispondere alla tua domanda, ho deciso di votare NO. Non perchè voglia mandare a casa Renzi o cose simili , ma perchè non me la sento di prendermi la responsabilità di cambiare la costituzione non avendo capito un cazzo. Tu che idea ti sei fatta?

-Ciao cara, io voto Sì. La considerazione che segue mi è piaciuta molto (non è mia)……Poniamo che la proposta di modifica costituzionale x cui voteremo domenica sia già legge. E quindi operativa. Poniamo quindi che x cambiare il suo contenuto foste chiamati a votare x questi temi:
Aumento del numero dei senatori da 100 a 315
Introduzione dell’obbligo di votazione da parte anche del senato x tutte le materie per cui sia sufficiente il solo Voto della camera.
Creazione di 110 nuove province.
Aabolizione tetto stipendio x consiglieri regionali. (Quindi da max 5000 € a €12000. ) 
Poniamo che fosse così.  Come voteresti?

 -Ti risponderò a voce. Baci

-Pensavo di non andare a votare, ma ieri ho letto l’analisi di un collega di economia e penso che forse sarebbe il caso di votare sì, anche se  – come al solito – hanno pasticciato sull’idea originale, che mi sembrava per niente male.  Se hai voglia di leggerlo, ne possiamo comunque parlare. Sentiamoci dopo

-Ti rispondo felice di farlo. A poche ore dal referendum ho trovato le parole che mi rappresentano, é piú di un mese che leggo in modo bulimico tutto e incarno il malessere del Paese, domani nel segreto dell’urna scriveró la parola ippopotamo, quell’animale che non ho mai veramente capito, come veramente non capisco piú perché io debba impegnarmi così tanto per comprendere di essere sotto ricatto: le riforme sono necessarie perché il Paese soffoca ma nel merito sono fatte con il deretano, soprattutto quella piú importante che riguarda il Senato. Soffocare o andare a cagare, non mi interessa nessuna delle due opzioni. E non ne sono felice perché in entrambe le vittorie il Paese rimane in gravissima sofferenza, e lo é da tempo. Noi con lui. Internazionale: Con il referendum è tornata la politicahttp://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2016/12/01/referendum-politica-occasione

  x quanto mi riguarda condivido le preoccupazioni dei maggiori caldeggiatori del NO, ossia le Isole e la Campania:

i senatori-consiglieri regionali o sindaci avrebbero comunque goduto dell’immunità “personale” ex art. 68, comma 3 Cost. Il che ha suscitato malevole, ma non infondate interpretazioni, correndo così il rischio, il Senato, di essere trasformato in un refugium peccatorum in conseguenza dell’attuale abnorme numero dei consiglieri regionali indagati (o addirittura rinviati a giudizio).

e …sposo la tesi di Giovanni Demauro

“La particolarità del referendum senza quorum la rende una scelta dal significato politico forte, perché è un’astensione che non mira a sabotare lo strumento referendario – dato che non ne impedisce la riuscita – ma a evitare che il risultato sia usato per fini che nulla hanno a che vedere con il merito del quesito (se l’affluenza dovesse essere bassa, sarà più difficile per Renzi o Grillo appropriarsi trionfalmente della vittoria)”.

Come per la redazione dell’Internazionale, anche i miei amici sembrano equamente suddivisi in 3 fazioni.

Immagino che questa sia l’Italia e sullo stato di fatto delle cose, non solo limitate alla coscienza politica del Paese,  pazienza e grande capacità di osservazione sono a mio avviso strumenti appropriati.

Credo che  al nostro Paese, preso nella sua interezza e quindi anche come risultato delle sue incongruenze, si possa riconoscere l’attuale incapacità di assumersi la responsabilità di fare senza capire.  Non siamo la Germania.

Ci dicono che abbiamo problemi gravissimi, che stiamo tutti a un passo dal pagare personalmente. Abbiamo una grande capacità di accoglienza, incongruente con un piccolo territorio per lo + montano. Siamo i + grandi critici di noi stessi…mai sentito un italiano parlar bene del suo Paese. Abbiamo un modello per imprinting basato sull’unica struttura che ci salva sempre il deretano: la famiglia. Siamo molto diversi sia conseguentemente all’influenza delle terre all’interno del nostro perimetro che di quelle confinanti. Il mare da un lato, le montagne dall’altro, sono i capisaldi della nostra unità e della nostra ospitalità. Il mondo fuori dai confini italiani preme e freme di unità. Unità religiosa, unità economica, unità di genere..Non abbiamo mai il potere di volere ciò che desideriamo e questo non è solo Italiano ma dell’essere umano.

mi sembra di cogliere per un attimo l’ incongruenza tra unità e sopravvivenza della diversità

Dio, o-dio, a dio, addio

 

Cerchiamo le parole in ogni cosa, ci sforziamo di rompere codici perché  suoni alieni ci raccontino la loro storia

Di parole ce ne sono poche, soprattutto quando abbiamo bisogno di un Grazie, ti Amo, puoi contare su di me, come sei bella, non aver paura…

Di parole ce ne sono molte, anche quando non ci sarebbe bisogno di bastardelli, sfigati, indecisi, corrotti, incapaci, menagramo. mi hai deluso, ti odio, vattene , crepa.

Davanti a un’opera per quanto espressiva, cerchiamo sempre la didascalia, se colti dallo splendore della natura abbiamo bisogno di descriverla, travolti da un insolito evento siamo sempre alla ricerca di un contesto di parole in cui dissolverlo.

Si potrebbe pensare che siamo un ottimo conduttore di energia, ma incapaci di trattenerla, si potrebbe pensare che siamo naturalmente incontinenti e che le emozioni siano sensori di eccessi in corso e da smaltire.

Ma le parole non rendono giustizia…

Si dovrebbe crescere oltre le parole, perché la parola è il campo dei compromessi, dove la verità fa fatica a mettere radici. Si dovrebbe rischiare di essere consumati dalle emozioni x capire che saremmo stati dissolti comunque da altre forze,  ma che non ci attraversano

Questo tempo che scorre veloce per noi centenari come per le stelle miliardarie, mi riempie il petto di un umore pesante, che buca il costato, che contrae il polmone, che arriva nei seni nasali come coda d’aria di viva fiamma.

Non sono pronta a dissolvermi in mille scintille, la parola il mio unico appiglio alla fine della strada, prima del nulla percepibile.

Riconosci i miei limiti come i tuoi, siamo fatti della stessa polvere di stelle, irrimediabilmente diversi per trovare il vuoto e il pieno che si completano, per riuscire  a compiere fino all’ultimo giro anche se da qui non è possibile averne nemmeno una pallida intuizione. E soprattutto non fermarti davanti alle parole,  io non credo di averne a sufficienza per tutto il viaggio…occorre fidarsi che la strada sia propizia e il destino clemente.

 

 

 

 

 

diversità eternità

Due formiche nere corrono su un autostrada di ferro smaltata di nero. Mi chiedo cosa vedono e cosa sanno di ciò che vedono. Non è un autostrada ma la parte piatta e parallela al terreno di un balconcino in ferro battuto. Ospita un cuscino e si lega alla struttura del terrazzo attraversando le pulere. Io che sono sdraiata sul cuscino, ho un’ ottima visuale di ciò che accade sull’autostrada di ferro, vedo certo, ma non so nulla ne capisco.
Certe volte penso che questa sia una palestra dove compiamo innumerevoli sforzi per raggiungere o allontanarci da realtà molto + piccole o anche straordinariamente + grandi, senza contare quelle di eguale taglia e specie di cui non comprendiamo quasi nulla

Si esprime in questo mondo una volontà di essere diverso così ben rappresentata, che mi fa domandare a che si deve tanto impegno e tante risorse impiegate nell’unico scopo di distinguersi.
Quest’anarchia di forme in divenire potrebbe essere una forza di volontà assai grande e specifica e noi tutti farne parte ignari.Oppure potremmo essere proprio noi a determinarla nel tentativo disperato di presiederla.
C’è la possibilità di cambiare un videogioco giocandoci?
Se la risposta è no ecco perché il gioco dura poco

Anna è… ma qualcosa non va

Anna è + giovane di me
Anna ha due figli della stessa età dei miei
Anna va a lavorare tutte le mattine e come me si divide tra casa e bottega
Anna è una persona sincera
Anna è una persona buona
Anna ama la vita
Anna ama la sua famiglia
Allora cosa c’è che non va?

Anna è stata la prima persona che ho conosciuto a Pavia
Anna mi ha sempre detto quello che le stava bene e quello che non le andava
Anna ha lo sguardo di una bambina ma è testarda come un vecchio quando pensa di aver ragione
Anna si arrabbia in fretta, ma ride molto e perdona subito
Anna ha sempre voglia di qualcosa, duemila progetti e molti angoli della terra che vorrebbe esplorare

E allora cosa c’è che non va?

c’è che gli occhi guardano ma non hanno lacrime, c’è che le orecchie sentono ma non c’è rumore nel petto. Tutto è fermo e pesante e immobile

le persone hanno la tendenza a ragionare secondo la loro immediata esperienza delle cose.

vedendo sorgere e tramontare il sole per millenni si è pensato che il sole si muovesse nello spazio e la terra fosse ferma. L’atteggiamento ingenuo crede a ciò che dicono i nostri sensi. Inequivocabilmente il sole sorge e tramonta e per dimostrare il contrario di questa evidenza ci è voluta un enorme capacità critica e secoli di pazienza.

La morte, la morte fa parte della vita, ma ci sono cose in questa vita che ingenuamente sono inspiegabili e senza senso.
la malattia, la sofferenza, la solitudine, il troppo presto, il troppo tardi, io senza lacrime, io e la paura che la mia casa non sarà mai + quel posto sereno e sicuro, io e il mio cuore silenzioso.
So che questo è un percorso e non una realtà. So che ho bisogno di tempo perché ora sono arrabbiata e quando si è arrabbiati non si sente niente solo stanchezza. So che devo parlarne con gli amici. So che devo starmene un po’ per i fatti miei, so che devo avere pazienza,so che devo avere fiducia nell’amore che provo e che altri provano per me, ma visto che domani andiamo in chiesa, voglio chiedere a Dio un enorme quantità di pazienza, perché se ne devo avere io, allora Pietro Valeria e Andrea devono averne veramente tantissima e sento che tutti gli altri possono risparmiare la loro pazienza, tutta quella che c’è Dio dalla a Pietro a Valeria ad Andrea e pregherò, pregherò perché sia abbastanza.

LABIRINTO VERTICALE

sono salita piano, uno scalino poi tendo l’orecchio
il corridoio in penombra, nessun rumore solo un ronzio.
Mi affaccio alla stanza, nel letto sul fianco sinistro una figura avvolta dalle coperte,
non dico niente, penso che non si sveglierà.
Mi siedo sul pavimento accanto alla finestra e la guardo dormire, sembra diversa da che l’ho vista ‘ultima volta. Ero in corridoio e anche allora ho aspettato che si svegliasse, ma senza sperarci veramente. L’ultima volta intorno a lei c’era un campo di forza che sembrava aggredirla + del dolore.

Quanto è difficile quello che è così difficile?

No è impossibile, anche se mi sforzo anche se immagino…non so proprio pensare a cosa e come ci si sente quando tutto cambia così senza motivo apparente, quando il dolore e le forze che ti abbandonano diventano amici inseparabili. Quando la profondità del tuo pensiero dura meno di un istante e un istante di smarrimento dura in eterno

Ma forse è come guidare un aereo, sembra così complicato con tutti quei bottoni che riempiono soffitto e pavimento senza soluzione di continuità…
La prima volta che ho sentito questa espressione non capivo cosa volesse dire e poi ho capito che soluzione e risoluzione volevano dire fine. Ma anche un astronave con bottoni in attesa di essere schiacciati a perdita d’occhio, se la guidi tutti i giorni, se ci vivi dentro, non è nient’altro che il quotidiano.Il quotidiano è la stabilità. Parcellizzare l’esistenza in pezzetti da 24 ore, le ore in in pezzetti da 60 minuti.. una modalità per stabilizzare, normalizzare, comprendere e digerire l’esistenza.
Ho un amico che divide tutto in piccoli spazi e multipli di questi. Un esistenza ordinata fatta di ogni 30 minuti. Solo oggi vedo in questo spezzettare, il processo intrinseco di istruzione, costruzione di isole stabili: piombo e bismuto.

La digestione è un processo di morte, disgrega ciò che era per renderlo un nutriente. E’ la fine di un processo che da inizio ad un altro, come quella canzone della fiera dell’est dove dal topolino al fuoco divoratore, ogni cosa si consuma per effetto della successiva.

Mi sposto, solo di poco, per appoggiare la schiena al muro, la vedo stropicciare gli occhi e cercare con le mani qualcosa tra le coperte, allora dico:
-ciao Anna cerchi gli occhiali?
-no ora so chi sei, mi risponde, non importa.
E’ lei a chiedere come va, le rispondo bene e cominciamo a pigiare quel milione di tasti che fa dell’incontro di due persone una relazione.

Le chiedo se è + comodo il letto di casa o quello dell’ospedale. Mi risponde con tono soddisfatto
-quello di casa.
accenna al materasso ad aria e solo allora capisco cos’era quel sibilo che si sentiva gia dal corridoio. Un sibilo amico, una coperta di pace, non come la gabbia dura e dolorosa che avevo percepito in ospedale.

-pero il bello dell’ospedale è che ci danno dentro con gli anti dolorifici
-hai ancora mal di testa? le chiedo, e in quel momento so che le fa bene dirlo
-Sbatterei la testa nel muro…ci voleva anche lui

C’è u attimo di silenzio e poi io le dico una cosa sul corso che ho fatto e cominciamo a parlare di orto e di cibo e lei mi dice che vorrebbe occuparsi solo di orto e di cibo, e io penso che anche io se potessi vorrei occuparmi solo di orto e di cibo; essere vicino alla creazione della vita, trasformare i frutti della terra in energia…questo dovrebbe essere il nostro compito…ora è così chiaro. Eppure sia io che lei non possiamo, o meglio lei non può e io…Parliamo ancora di fiori e di spezie come se fossimo in giardino, come se domani, passate poche linee di febbre potessimo metterci li a zappare la terra, come due vecchiette con il mal di schiena unico deterrente.

“è venuta a prendersela il 118 questa sera. Era una situazione oltre i limiti dell’umano”
mi ha detto Dona al telefono.

Mi tornano in mente parole e frasi che si avvolgono in una spirale
…la realtà esterna è assolutamente indifferente al nostro destino ma è soltanto quello che essa è…sventurata la terra che ha bisogno di eroi…il mondo non si da spontaneamente, ma va preso…conquistato come un bimbo conquista un oggetto…
tutti gli ostacoli che incontreremo verranno visti come strutturali allo stesso percorso di ricerca e non come malevolenza da parte del mondo…
Quando Fulcanelli riceve il Dono di Dio, il suo maestro esprime la sua gioia, ma anche il timore:
“SPERIAMO CHE QUESTO DONO NON DEBBA ESSERE PAGATO CON UN PREZZO TROPPO ALTO”

La speranza non può essere che il balsamo delle cose che sappiamo diverse da ciò che vorremmo fossero e io avrei bisogno adesso, di sapere che cosa è la malattia e fino a quando e per chi lo è.

umido e secco, bivio o mediazione?

è una paura profonda che mi attraversa il cuore, come una scarica elettrica a basso voltaggio ma lunga.
E si allunga la sospensione tra il respiro e il respiro. Guardo la fiamma gialla del camino attraverso il vetro, poggio la fronte alla lastra rossa che mi separa dalla camera di combustione. Si può provare anche ciò che non si prova, come il bacio appassionato e prevaricatore in un sogno altrimenti ordinario.
Mi viene in mente che trovo + giusto essere colto dalla morte nel pieno delle proprie forze e nel mezzo della vita che debole e lento, alla fine dell’esistenza.
E mi viene tenerezza per quelli a me cari che si chiedono il perché dei loro acciacchi e delle loro vene fragili, e mi chiedo a cosa serve invecchiare se non a trovare l’enorme differenza tra come ci si sente e come realmente si è.
Ma la via secca e quella umida, è un bivio o un invito alla mediazione?
Bisogna scegliere o si può essere scelti?
Penso ad una canzone inglese che ripete incessantemente “qualcuno mi salvi dall’essere spenta nel sonno…” e penso a quella personcina piccola e intensa ormai quasi invisibile nel corpo fuori misura di una donna, che adesso ha paura, paura della morte e come una medusa nel secchiello di un bambino ignaro prova a lanciare le sue ultime flebili scosse, che inesorabili ritornano come un eco eterno.

Ma quando ci sentiamo amati improvvisamente ogni cosa ci sembra chiara, ci sentiamo capaci di interpretare il mondo, ma in verità l’amore è silenzio. Sa zittire la paura e le mille voci con cui la paura offusca la lucidità e annichilisce la concentrazione. Sarà per questo che i filosofi illuminati si definiscono innamorati. Sarà per questo che si chi-ama il dono di Dio.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona.

« io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. »

Anaforiche polisindeti, estenuanti dissertazioni su apparenti gotici dettagli…la donna che addobba ed offre il seno…in verità lo sai, solo l’amore può mostrare a chi lo cerca il cuore.

Ieri oggi iogi

Tempo: è solo un momento, ma anche un momento ha una sua lunghezza, l’attimo di una montagna potrebbe corrispondere alla vita di una generazione umana. qui sulla terra e oltre nello spazio potremmo essere vissuti e morti molte volte…
La memoria è in effetti il nostro tempo. senza memoria il tempo non esisterebbe. Senza memoria nulla potrebbe compiersi?
Ma se è così come ha fatto la cellula a specificarsi per diventare corpo, occhio, materia grigia…?
La ragione è frutto della memoria e la memoria è il disco “finito” sul quale gira il file dell’esistenza.
Qualcuno mi ha chiesto “hai trovato l’amore della tua vita?”
Ho risposto “molte volte”
– quindi hai vissuto molte vite?
a pensarci deve essere così, ma non ne sono cosciente, mi è sembrato solo di crescere da un amore all’altro, come in una condizione che può essere quella di un bambino e poi di un adulto. Sempre io ma un’altra. Sempre l’amore della mia vita ma un altro
– ce n’é uno che si sia trovato per così dire nella vita eterna?
l’ultimo è sempre quello eterno. Come l’ultimo ricordo di quelli che non ci sono +; saranno per sempre e loro nemmeno lo sanno di avere questo privilegio. Nemmeno l’ultimo lo sa di avere questo onore.
– Già quello che si può sapere e se non sei eterno, lo sai quando arriva l’altro.
Per rimanere nelle metafora a volte si vivono vite parallele, li secondo me nasce la speranza di un incidente di percorso, di qualcosa al di fuori del disco finito, esiste la possibilità di imbattersi in quel tu bambino, lui e tu adulto, in simultanea, accade te lo giuro, a me è successo
– E poi?
E poi è amore eterno…ma non è di questa vita, inizia prima, di questo son certa, se finisce non lo so perché come ho detto non sono cosciente, non di quello che viene dopo. Preferisco pensare che il dopo non esiste…esiste solo il prima che poi è solo oggi oggi oggi…

Amore, Fede, Futuro. Vero, di nuovo!

E di nuovo, ancora, un’ altra volta. Indica qualcosa che si ripete nel tempo, ma se non c’è nulla di nuovo perché si usa quell’espressione? Forse chi l’ha coniata intendeva esprimere la sensazione di novità che si produce nonostante la ripetizione, poi qualcuno, i soliti gnoti, l’anno fatta diventare sinonimo di ancora.
Si, di nuovo, lo stupore di chi osserva l’immutato, nulla è cambiato. Come se fosse vero anche per me che il tempo non esiste, come se anche io tra angeli ed arcangeli potessi apprezzare il trucco del tempo ed essere meglio del tungsteno per la lampadina.

Dico come perché se fosse vero e non reale, guarderei nello specchio trasparente, nel flusso dell’essere sapiente e non sarei qui a domandarmi il perché di un espressione banale, come se non ci fosse al mondo e anche oltre, altro, molto di +, di cui occuparsi.

cosa è vero?
Vero è l’ amore non per le persone o per le cose, cioè si manifesta per le cose e le persone certo, io sono una persona, sicuramente non un angelo. L’amore, se dovessi definirlo, non è una scelta o un gesto, un comportamento o un sentimento. L’amore è una condizione e come ogni condizione non sei tu che governi, perché la condizione preside anzi, in questo caso precede.

E’ vera la fiducia. Quella incondizionata. Quella che dovrebbe essere se fosse meritata quando ti è concesso di fidarti di te stesso.
Quella che ti vergogni nel profondo quando la umili e la trasfiguri.
Forse si chiama fede, ma è è una parola abusata, grimaldello di ogni spirale contraria, di nuovo usata dai soliti gnoti per sotterrare, annichilire, disorientare il nemico e a volte, sempre + spesso, anche l’amico.

E’ vero il futuro, quello di tutti i giorni, che ti fa splendere perché arriva di ritorno da dove siamo gia stati e non ce ne rammentiamo. Quello che ci fa svegliare ogni mattina e quando è ora, riposare sereni.

Non so trovare altro per ora, ho solo queste tre verità. Senza sapere il perché e nemmeno me lo chiedo, mi va di condividere.

ps
Non darsi pena per chi non ce la fa, la giusta distanza per non essere un pezzo del domino che crolla; ci sono per qualche motivo in questa manifestazione strutture molto semplici e x questo infinitamente forti.
Me l’hanno detto da quando ho orecchie per sentire…SEI FORTE e io ci ho creduto…invece dell’anello mancante, l’anello fisso della catena
+ terra terra di così…si muore! (se qualcuno ha apprezzato la battuta/batta un colpo)

torta di mele “CHENONHA” proteine animali

IMG_1711

unspecified

ricetta
circa 500 g farina di cui un terzo di riso (io ho messo farina Petra 5 300 g + 150 carino riso bio + 40 avena integrale)
1 bicchiere di succo di mela
3/4 di bicchiere di olio (io do messo olio di riso bio spremitura a freddo ma altre volte anche evo del garda) importante che sia di buona qualità spremuto a freddo e non molto saporito.
1 bicchiere e mezzo di zucchero di canna
1 cucchiaio di cannella
1 bicchiere di yogurt di soia
1 bustina di cremar tartaro x dolci

amalgamare tutti gli ingredienti con una frusta per un paio di minuti

incorporare 2 mele grandi tagliate a pezzettini e una manciata di uvetta

mettere in una teglia con carta da forno

spolverare con granella di zucchero

in forno per 30 min 180 g con recipiente d’acqua sul piano + basso

quando termina cottura si può lasciare consolo carta da forno sulla grata del forno ancora caldo fino al mom di servirla
variante no yogurt

Altre volte invece dello yogurt di soya frullo due mele sbucciate insieme allo zucchero e all’olio poi incorporo il resto degli ingredienti.

Perdonare,

Se fossi mai capace di perdonare, perdonerei me per prima.
Una volta qualcuno mi ha detto che si può cominciare dai gesti, una posizione della schiena, uno sguardo, l’incedere d’un passo. Se quei gesti sono veri anche il resto prima o poi seguirà.

Mi astengo dai commenti e quando nonostante le mie labbra non si muovano e metta forzosamente in resta il cervello, cuore, polmoni e bile denunciano intolleranza, allora faccio un passo indietro, indietro su me stessa, indietro rispetto al mondo, indietro rispetto alla vita.
Se non si può rispettare la vita altrui, allora perché bisognerebbe rispettare la propria?

Che io sia in pace

tempo fa raccontando la solitudine e la sofferenza che questa mi produceva mi hanno domandato
“ma tu hai chiesto?”
Gli amici non possono mai essere utili, ho pensato. Un amico a cui devi chiedere non è un amico, così come
una promessa d’amore non è mai una promessa

Grazie per il regalo

questa sera ci ho messo le pizze d’asporto e le calde calde
Sarà che questo è un momentaccio, ma dentro non sento niente.
Ho presente i miei doveri e so che devo fare tutto il possibile per rispettare gli impegni presi,
questo a volte mi rende un po’ secca, trovo faticoso sprecare parole, ricercare emozioni.
Non soffro, ne mi sento arida
Forse sono solo stanca, ma può anche essere che io sia in pace e forse non mi dispiace.

Pensieri bronchiali दीपावली

Non è così facile
Un amico un tempo mi aveva messo in guardia rispetto al fatto che non si può volere ciò che si vuole.
Ma non è così semplice. A furia di volere cose che non sono esattamente ciò che vogliamo, ma solo surrogati, diventiamo bravissimi e accanitissimi nel conseguire il nostro carrello della spesa pieno di ogni cosa. Ma poi , come Marco Valdo, finiamo per riversarlo nelle fauci di ferro di un enorme gru.
Tutta quella bramosia, l’impulso ad accaparrarsi questo e quello, per poi arrivare alla conclusione che nulla di ciò che hai messo nel carrello ti serve veramente. Troppo tardi forse, troppo tardi quando hai passato il tuo tempo a perderti per corsie e scaffali e hai quasi rischiato di capovolgerti sulle assi di un’impalcatura e la magra consolazione è quella di essere sfuggito all’imbuto della cassa.
Come se tutta la vita non si facesse altro che sfuggire a questa e qull’altra insidia.
Come si fa e quando si raggiunge quel momento in cui non si scappa, non si rincorre, non si continua ad essere nel tunnel di qualche corsia? Quando comincia la vita?

Ma forse è tutto un grossolano qui pro quo, perché la vita magari è proprio questo, indossare un esoscheletro di cui non abbiamo i comandi e una volta dentro, ci agisce come e quando vuole e per uscirne…bhe uscirne è più semplice che entrare, sappiamo tutti come si fa…ma nessuno di noi sà cosa c’è dopo.

O forse, come dice mio figlio, “quando sei sull’ottovolante te la devi godere, lasciarti andare” fino alla fine della corsa e riconquistare il LIBERO ARBITRIO fino a imboccare il tornello della attrazione successiva, e poi farti sbatacchiare dalla prossima giostra. Insomma tutta la nostra autonomia si gioca tra un tornello e l’altro, inutile soffrire dopo, dopo bisogna godersela, in qualunque caso, xché altrimenti la vita non comincia mai. E’ tutto solo una questione di campi di forza che si scontrano, una grande centrale elettrica, ma qualcuno gode dell’energia prodotta?…
Rhumi sembra dicesse di occuparci strettamente di noi stessi, di mettere attenzione in ciò che facciamo non in ciò che fanno gli altri.

A volte ho desiderato che le situazioni che non potevo gestire mi appartenessero un po’ di più, tipo che un malato a cui non potevo spiegare la cura guarisse e potessi essere io il malato…uno di quei desideri alla Marco Valdo, che servono solo a riempire le fauci delle gru…ma forse è tardi e devo solo farmi sbatacchiare ancora un po’ e ricordarmene quando dovrò scegliere il prossimo tornello.

sarà x questo che la fede ci salverà tutti?

“E’ cosa buona è giusta”, una frase che si sente sempre in chiesa, ora mi chiedo, ma è una domanda o un’ affermazione?
Non tutto è bene é buono é giusto e poi non tutto è.
Forse li abita la speranza

Non è cosa che possiamo educarci ad avere o a non avere, certi tra noi fanno continui patti con un destinatario ignoto delle loro preghiere, cose alle quali siamo disposti a rinunciare in cambio di altre. Certi tra noi hanno un destinatario +o meno preciso, alcuni ne sanno il nome e ne adorano l’effige, altri + genericamente si rivolgono ad una divinità, una personale o una condivisa.

Poi ci sono i maniaci della sicurezza, delle regole, degli schemi dell’efficenza, anche quelli sono altarini alla speranza, speranza che il loro fare li salvi ora, domani o per sempre.

Insomma la speranza ha un altra faccia meno carismatica, zero caritatevole, assolutamente sottostimata.

A Napoli e ormai non solo, si dice che la paura fa 90. Novanta non 100, perché se la vediamo al contrario in qualsiasi paura c’è un poco di speranza. L’ho sentito chiedere a un ragazzino:
cos’è la speranza?
la speranza è il 10% che manca alla paura.

quell’attimo prima

Satura come l’aria lo è di polvere durante la tempesta nel deserto. Soffice come cipria o dura come il ferro.
Mi viene incontro minacciosa. Io mi volto indietro, cerco nel mio distretto visivo ogni dettaglio che potrebbe trarmi in salvo quando la distanza si sarà fatta breve e la luce non servirà a rischiarare il mio orizzonte.
Tutto è già pesante, anche gli occhi fanno fatica a compiere il giro delle orbite.
Arresto il mio passo, ferma nel vento.
Quanto, prima che il mio fiato si stanchi di uscire a raccontare la fuori che dentro un cuore batte?
Quando, e se anche io sarò tra quelli a popolare la massa incombente, ad unirmi ai rumori e ad aggiungere peso e forza oscura a ciò che ora mi si para davanti, forse non saprò più di esser stata una e sola e diversa. Forse, mi sentirò forte e presente e inespugnabile.
Oppure , goccia nel mare, granello di sabbia nella risacca
Ciò che ci tiene vivi è la volontà di essere unici, forse non è giusto, forse… ma io non so che questo e dell’ altro nessuno mi vuol dire; che non sa , che non immagina, che insieme temiamo ed é un sentire che ci accomuna.

preghiera di un senza tetto

Nonostante le apparenze sono un ottimista e credo nelle persone e nella forza che c’è dentro di noi (anche dentro di me)
Mi interrogo su cosa mi fa sentire a casa e e mi rispondo che ho bisogno di aiuto perché spesso non lo so.
Sono piccole cose apparentemente irrilevanti, ma solo quando “non rilevate”.

A chi ha colto nella vita la differenza di quell’attimo prima in cui una cosa c’era e quell’attimo dopo in cui non c’è +
A chi ha osservato e rilevato il punto esatto della temperatura a cui un uovo diventa pulcino oppure no
A chi sa che dai dettagli è facile essere colpiti, ma anche annoiati e addirittura infastiditi.

Chiedo se anche a loro come a me basta un dettaglio per sentirsi a casa.
L’inclinazione delle labbra della persona che per prima incontrammo sulla via del ritorno,
il raggio di sole che ci scalda inaspettato quando il freddo ci aveva colto impreparati,
l’odore del caffè che ritroviamo dopo un lungo viaggio.
La disposizione delle parole in una frase: un “e” al posto di un “ma” e un grazie messo alla fine invece che prima di quel ma.

Ma
la natura non è perfetta e l’uomo con lei. Questo lo so, Ma, so che si può far meglio.

Io credo nel viaggio e faccio del “meglio” un mio dettaglio, per rendere quello di tutti (compreso il mio) un momento di accoglienza e comprensione, un infinito momento o infinito sembra a me.

Forse dovrei mettere tutte le mie energie nel trovare la “giusta distanza”. “Ma” , ora lo So, non cerco la distanza, cerco l’armonia e l’armonia sta alla cedevolezza come la resistenza alla distanza.
Si suona tutti insieme e anche i solisti hanno bisogno della giusta composizione di gas e vapori.

Stiamo tornando a casa, mentre accade possiamo accogliere, rispettare, amare e condividere una casa temporanea in attesa di trovare la propria o frse la nostra.

No. Non si può “mollare qualcosa” o così penso io e chiedo attenzione. Perché so che il tener duro, la presa, il piede ficcato nel terreno fino a quando ho fiato è un prezioso dettaglio di questa armonia.
E a chi “sa” chiedo supporto, accoglienza, amore nel rilevare, mattoncini della mia casa in prestito.
La abito accudendo con attenzione, dettaglio e persistenza.

SOLO, per gioco

Sono le 8.34, è tardi! tardi per cosa?
Nella mia time line quotidiana è sempre tardi
Se mi fermo a pensare non so dove corro
Se mi ascolto mi sento in pausa
Un viaggio in cui non si arriva mai da nessuna parte è un viaggio?
le persone scelgono di avere qualcosa da fare perché è un modo per arrivare quando il paesaggio che vedi dal finestrino non ti offre punti di riferimento. Scegliersi un compito, un’attività, una missione,costruire imperi, distruggere sistemi, creare una famiglia, curare l’umanità, contribuire alla giustizia, sfruttare il sistema… tutto per non fare come Ciucchino nella fiaba dell’orco: “siamo arrivati?”
QUINDI FACCIO O NON FACCIO come se mi interessasse ma mi interessa?
A volte è divertente, a volte è triste, a volte è noioso, a volte insopportabile, a volte meraviglioso, ma cerco di ripetermi che quasi sicuramente, non è importante.
le cellule nascono e muoiano a milioni in ogni corpo, ci sono cellule piccole e cellule grandi.Ci sono cellule che servono a me e cellule che servono lo scopo. Se non si stabiliscono le regole da adulti non sappiamo giocare: Io muoio,tu vivi.
Voglio imparare di nuovo a giocare senza regole
per il gusto di giocare
per vedere l’effetto che fa
per ridere, piangere, e vedere l’effetto che fa
per arrivare alla fine e vedere l’effetto che fa
per conoscere ciò che è immaginando…
vengo anch’io?
no tu no!
ma xchè?
xchè no!

Downshifting?!

La vita è un gran rompicapo. Insomma non se lei vive te, ma quando si prova a scendere in campo, a decidere della propria velocità, ad agire per fare una, anche se piccola, differenza, allora è come se la mia potenza di calcolo scalasse la marcia, per affrontare salite e discese con 90% di pendenza.
La paura del dislivello può accendere o congelare e in entrambe i casi è molto difficile passare allo step successivo. Considerare il bilancio danni benefici. Spesso si contano moltissime azioni intraprese e non lontano dallo zero a compimento. O così mi sento in questo periodo. Tempo fa mi era stato intimato di fare meno. Ci ho provato. Ci ho provato come so farlo, cioè togliendo l’aria a quelle attività che richiedevano un azione.
Però nel frattempo le poche attività rimaste hanno preso + spazio e se dovessi giudicare in questo momento tutto quello che era piacere e divertimento non c’è +.
Rimane la percezione di alcuni buoni momenti, ma è scomparsa l’attesa per quel futuro imminente che contiene la promessa di un domani migliore. Domani, che forse non arriva mai ma la cui ipotesi è godibile e immediato piacere. Un piacere ipnotico certo, che non è diverso da quello del criceto sulla ruota, ma innegabilmente un piacere.

Il piacere è quello che ti aiuta a tener botta, quando sei stanco, quando non sai perché, quando ti chiedi cosa ci fai qui.
Tolto il piacere, il cosa ci faccio qui non è più una domanda ma piuttosto un insolente sfottò.
Posso dire che lo faccio per i miei figli e chi potrebbe biasimarmi? No, lo faccio solo perché oramai ci sono stata per mezzo secolo e tanto vale che vedo come va a finire. In verità lo faccio perché è una sorta di resa incondizionata. Forse incondizionata è una parola grossa. Chi si arrende senza trattare? non lo facciamo nemmeno in punto di morte o davanti all’ineluttabile. Anche se abbiamo le labbra serrate e gli occhi chiusi in attesa, non smettiamo di chiedere …fai almeno che…
eppure se avessi adesso tre desideri da esprimere cosa sceglierei?
Forse sceglierei l’amore, quello vero, immutabile, eterno, inestinguibile… ecco poi non è così difficile dissipare tre desideri e ritrovarsi sulla solita giostra sbatacchiata su e giù. E pensare che avrei potuto chiedere di concludere presto il mio viaggio, immensamente ricca e senza dolore!

Una partita a scacchi

Da un puntino luminescente del cosmo mi faccio una domanda: IL NULLA ESISTE?
Basta una canzone, la ricerca di una definizione, la costante sensazione di essere in dispersione…

Abbandono in religione è la disposizione dell’anima a donarsi completamente a Dio
Abbandono nel diritto è un modo di perdita della proprietà
Abbandono in psicologia è uno stato conseguente al lasciare o essere lasciati da una persona

Abbandono negli scacchi è la resa di un giocatore che ritiene, o è cosciente, di non avere più chance né di vittoria né di pareggio

Appartenenza è avere gli altri dentro di se
ma il mio destino è andare sempre + verso me stesso
e non trovar nessuno

Una donna e un uomo non possono essere persone forse personaggi, anche simpatici, brillanti, interessanti ma non persone.

…e il loro amore muore come muore quello di tutti come una cosa normale e ricorrente perché morire e far morire è un antica usanza che suole aver la gente

Perdita: In fisica, diminuzione del valore di una determinata grandezza

e allora…suona chitarra…
io ho sempre bisogno di una nuova definizione e gli altri fanno lo stesso è una tacita convenzione… faccio quello che parla poco ma che c’ha dietro tutto un passato…se la parte mi viene bene se la parte mi funziona allora mi sembra di essere una persona…

E la ragione per la quale dentro di me non trovo niente ?
Forse ho paura di cercare dove forse potrei trovare, ho paura di un pensiero di una voce che mi abita e dice continuamente…senza di me tu non sei niente…e come tutte le cose vere, non hanno senso ne direzione, sono totale manifestazione

sonno incosciente

Rifletto insonne sul sonno, la funzionalità del dormire o la pratica? Il nostro corpo nasce con la necessità di invertire le funzioni, il sonno ce lo consente. L’osservazione mi racconta che tutto il creato ha necessità di una condizione che renda possibile l’inversione; gli alberi, gli astri, la materia… La veglia e il sonno, necessari alla convivenza di forze contrarie, contrarie qui, magari non altrove, ma necessarie qui e quindi altrove, da dove originano. Forze che altrove potrebbero non essere contrarie, la dove, in assenza di forme, non avendo necessita di un “finito” e potessero coesistere senza alternanza, la condizione che consente l’alternanza non sarebbe necessaria…non più sonno.

Credo che gli anziani si alzino presto perché mentre lo sono diventati, anziani, hanno sperimentato l’ansia di non farcela,di non farcela + come prima. Giorno dopo giorno si sono convinti che rinunciando ad un po’ di sonno avrebbero toccato il traguardo alla tazzina di caffè e nessuno se ne sarebbe accorto, che stavano invecchiando. Poi il gioco del resisti ha scavalcato il muro e la soglia del sonno si è fatta risicata. Allora accanto agli occhiali, ai libri al bicchier d’acqua sono comparse anche le pillole sul comodino, quelle “che non prendo mai, solo raramente”, fino a che di giorno, mentre stanno ancora resistendo, hanno cominciato a non ascoltare +, spesso anche cose che volevano, persino amici, di quelli simpatici e attenti. Di quelli che ti ascoltano sempre, anche quando hai detto le stesse cose per anni.
E’ grottesco come la veglia porti al sonno, un sonno e una veglia privi di funzione, dove l’inversione e quindi la conversione si riduce al nulla e la coscienza, forse il prodotto a cui l’inversione è necessaria, smette di essere alimentata, proprio mentre si è in cammino verso una soglia importante.

Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto…

Spazio fisico

Se in un grupo una donna è schiva, saluta da lontano, evita di incrociare gli sguardi…sicuramente ha problemi all’interno della sfera affettiva.

Gli uomini sono fisici. Toccano, abbracciano, spingono, picchiano…a prescindere da come si sentono.
Le donne no o molto meno. Però non è una cosa congenita, arriva con l’età.
Adolescenti all’uscita da scuola, alla partenza di un autobus, ad un ritrovo qualsiasi, le ragazze sono anche + fisiche degli uomini, si abbracciano molto, si baciano a volte partono spintoni e manate…
Poi. Poi siamo adulte.
Sono poche le donne che hanno mantenuto quell’istinto fisico al contatto.
Pettinarsi, truccarsi e vestirsi è per molte una sorta di sigillo, una barriera che si interpone “TRA”. Lo penso sempre del rossetto, la lacca, lo smalto, la cipria…Come se il corpo non fosse pronto all’incontro, come se gridasse rispetta la distanza.

Anche l’abbigliamento è spesso una formale barriera a qualsiasi tipo di contatto, tessuti che gualciscono, forme che esaltano ma contengono, calzature che impongono equilibri precari…tutto dice che è meglio non toccare ne farsi toccare.

Poi però il contatto fisico che manca scava un percorso come un verme nella polpa dolce della frutta. La buccia inaridisce e secca, il frutto spesso intero a guardarsi…dentro non c’è più.

Una casa, un tavolo, un bicchiere, sono spazzi definiti dalle forme, noi crediamo. Ma sono gli spazi che definiscono le forme, non bisogna farsi trarre in inganno.

Una paura infernale

Le persone ci tengono attaccate alle loro paure e noi ci lasciamo legare a queste paure, perché abbiamo paura che se non le condividiamo non ci ameranno più,
si dimenticheranno di noi e noi ci sentiremo soli.
E’ uno schema elementare che funziona come uno di quei batteri arcaici che assimilano qualsiasi cosa e poi si scindono per costruire eserciti invisibili portatori di morte.
La paura è un sentimento buono o cattivo?
Credo che la paura interessata, quella che dividiamo un segreto così tu non tradisci me e io non tradisco te, quello è un sentimento infernale.
Questo genere di paura si annida tra le conoscenze che nel tempo diventano amicizie,
nelle infatuazioni che bene innaffiate diventano amore,
nei giochi che se si persevera diventano il tuo lavoro e la tua vita.

In questo senso secondo me ogni buona azione non rimarrà impunita.
Io non ti guardo le spalle perché così tu le guardi a me,
io ti guardo le spalle perché tu sei il mio bene e non posso immaginare di avere uno scopo migliore se non di curarmi del mio bene.

In certi momenti ho paura, soprattutto quando non so + come proteggere il mio bene.
Mi si chiede di affrancarmi da me, ma affrancasi dal proprio bene è come strappare le zanne a un elefante per farlo sopravvivere in un negozio di porcellane,
l’elefante non si è evoluto così grande e maestoso per accucciarsi a bere te al lato di un sofa
e se lo fa
lo fa per proteggere il suo bene
ma non sta bene
e questa è una verità sotto gli occhi di tutti.

Decrescita per amore

Sono malata da 10 giorni. La maggior parte delle persone che si sono fatte vive nei primo 5 giorni mi hanno chiesto se potevano comprarmi qualcosa e di chiamarle se avevo bisogno.
Quando uno ha la polmonite è molto frastornato, dev’essere perché essendo ipossigenati anche il cervello lavora male è proprio difficile rispondere se anche si fosse coscienti di avere bisogno di qualcosa. al sesto giorno un amica si è spinta fino a venirmi a trovare al sesto è venuto mio fratello al settimo pur sentendomi ancora molto debole ero in grado di fare da sola, ed è arrivata qualche visita.

Il mio ex marito è venuto a giorni alterni i miei figli mi hanno rivolto la parola all’uscita la mattina e su richiesta per pranzo o cena.

Il mio pensiero è che sul breve periodo una persona che dovesse incorrere in una malattia fulminante non avrebbe nessuna possibilità di sopravvivere grazie a parenti o amici, magari anche conviventi. Questo spiegherebbe anche come mai in Italia muoiano + persone per suicidio che per incidente stradale. La depressione infatti, contrariamente alla polmonite, non ha manifestazioni abbastanza visibili da essere considerate preoccupanti. Nella maggior parte dei casi sulla scena di un suicidio ci saranno sempre molti testimoni che racconteranno fatti che non lasciano dubbi sul motivo del suicidio. Eppure i testimoni continueranno a dire che no c’era niente che non andava, apparentemente sembrava tutto normale.

Vicino casa mia una mattina una signora si è alzata presto è andata a prendere la pistola che il marito teneva in cassaforte, poi è andata in bagno e si è sparata un colpo in bocca, l’ha torva il figlio di 10 anni prima di andare a scuola.
Il marito era rimasto senza lavoro in seguito ad un incidente, entrambe i genitori di lei si erano ammalati prima l’uno poi l’altro. Tutti i vicini sostenevano che faceva una vita molto ritirata e usciva in macchina anche solo per coprire i 200, 300 metri di strada che separavano l’abitazione dal punto in cui si fermava l’autobus scolastico.Nessuno ovviamente se lo aspettava, forse nemmeno la vittima, che a furia di essere ignorata da tutti, deve aver pensato che stava sparando a un intrusa nello specchio.
La mancanza di comunità forse è il problema, ma perché manca la comunità?

Dai racconti di mia nonna so che ai suoi tempi tutti si alzavano molto prima dell’alba e tutti dovevano fisicamente lavorare per portare a casa pranzo, cena, indumenti e combustibile per riscaldare. Oggi siamo tutti impegnati a produrre cose la maggior parte delle quali si ritrovano ad arricchire i cesti delle immondizie, anche se differenziate. Per fare questo ovviamente non si ha tempo di far visita ad un caro che si è ammalato, o di parlare con un amico che ha bisogno, o di fare qualcosa per il gusto e il piacere di farlo, xchè abbiamo una lista di cose da evadere, anche quando non stiamo lavorando, cose che vanno fatte.

A che serve questo millantato progresso se umanamente siamo meno coscienti e sicuramente + aridi di un qualsiasi animale domestico? Forse bisognerebbe fare un po’ meno e farlo con un po’ + d’amore, perché l’amore è l’unica cosa che non ce n’è mai abbastanza.

il cavolo nero

  • STAGIONE
    gennaio, febbraio, marzo, dicembre.

    In una padella rosolare l’aglio schiacciato, i pomodori secchi tritati grossolanamente e il rosmarino tritato finemente con un filo d’olio evo. Tagliare a striscette il cavolo nero, togliendo la costa centrale e farlo rosolare in padella. Far insaporire e aggiungere mezzo mestolo d'acqua. Intanto mettere a cuocere la pasta in acqua salata. Quando la pasta sarà cotta, farla saltare nella padella col condimento che avrete regolato di sale.
    In una padella rosolare l’aglio schiacciato, i pomodori secchi tritati grossolanamente e il rosmarino tritato finemente con un filo d’olio evo. Tagliare a striscette il cavolo nero, togliendo la costa centrale e farlo rosolare in padella. Far insaporire e aggiungere mezzo mestolo d’acqua. Intanto mettere a cuocere la pasta in acqua salata. Quando la pasta sarà cotta, farla saltare nella padella col condimento che avrete regolato di sale.

    PROPRIETÀ NUTRITIVE
    Il cavolo nero è ricco di sali minerali, quali calcio, ferro e potassio, e vitamine A, C, E ed acido folico.

    CALORIE
    25 Kcal per 100g di prodotto.

    PRINCIPALI METODI DI COTTURA
    A vapore: sminuzzare le foglie e cuocerle per 25 minuti.
    Bollitura: usare abbondante acqua salata (4 litri per 1 Kg di verdura) e cuocere per appena 5 minuti.

    4) Ricco di acidi grassi (omega 3 e omega 6)

    Gi acidi grassi omega 3 giocano un ruolo importante nel mantenimento della salute. Una porzione di cavoli contiene circa 120 milligrammi di acidi grassi omega 3 e circa 92 milligrammi di acidi grassi omega 6. Gli acidi grassi essenziali devono essere assunti ogni giorno. Altre fonti alimentari che li contengono sono le noci, l’olio e i semi di lino.

    5) Ricco di calcio

    Il cavolo è una delle maggiori fonti vegetali di calcio: 3/4 tazze di cavolo riccio contengono tanto calcio quanto una tazza di latte vaccino. Il cavolo verde crudo, ad esepio contiene 72 mg di calcio per 100 gr

    *occorrono soltanto 60 giorni per poter gustare dei nuovi cavoli a partire dalla semina, mentre per l’allevamento dei bovini serviranno dai 18 ai 24 mesi prima di poter avere a disposizione nuova carne.

  • Invisibile chiarezza

    Mia madre diceva sempre che dare e avere hanno un intimo equilibrio .Sappiamo forse quanto dobbiamo ricevere in cambio di cosa abbiamo da dare?

    A volte un insignificante gesto ci rende mondani benefattori, e ripetute, curate, quotidiane attenzioni? ?Indifferenti.

    l’algoritmo in continua evoluzione di Google è un rompicapo per ragazzi al confronto del complicato equilibrio che misura ogni chicco di polvere nel dare e avere.
    la giustizia, parlando di capacità di dare, è un’ incomprensibile bestemmia.

    La paura e la pigrizia sono due angeli che arrivano di corsa ad ogni richiamo.

    “…Gli uomini sono strani esseri, la mia casa, mio figlio…parlano solo di possesso, come se fossero, solo in base a cosa posseggono…”
    Io mi sento come se non avessi più nulla. La vita, una strada affollata di gente che va; c’è tra la folla disordinata o compatta qualcuno che riconosco? Si c’è. Peccato essere invisibile.

    Non mi appello quindi certo alla giustizia, ma ad un attimo di ascolto, di accoglienza, di amore.

    Padre nostro che sei nei cieli…rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.Non ci indurre in tentazione…

    rimetti a noi i nostri debiti come noi…

    La prima cosa che si scalda di me sono le gambe avvolte nei jeans, le gambe sono state sempre il mio pezzo forte, penso che quando mi abbandoneranno…

    Mia nonna dopo i 60 anni ha avuto un brutto incidente stradale. Dovevano operarla ma in sala operatoria ha avuto un arresto cardiaco. Hanno richiuso e lasciato le cose come stavano. Ha vissuto una vita lunghissima in preda a dolori di ogni sorta, camminando come un aracnide con stampelle che noi ragazzi vedevamo come il normale prolungamento dei suoi arti. Aveva una gran voglia di vivere, dicevano i medici, ma secondo me, che dormivo nella stanza a fianco, che sentivo i suoi mugolanti lamenti notturni, aveva una gran paura di morire. Non vi è mai successo di vivere aspettando che qualcosa accada, pensando che tanto, peggio di così… e poi quel qualcosa accade ed è peggio?

    Mia madre ha fatto una stupida caduta dopo i 70 e si è rotta il femore. Non era la prima volta che cadeva, le altre al confronto erano state piccole cose, eppure l’avevano resa insicura, un invalida psicologica. La rottura del femore le ha dato una scossa, è stata operata, si è ripresa magnificamente, dopo circa 6 mesi è caduta di nuovo, si è rotta l’altro femore, l’hanno operata e assistita dei cani e ora ha una gamba + corta di 3 centimetri, la sua vita si è accorciata all’orizzonte di pareti domestiche e scale impercorribili. Di movimenti impossibili. Di televisione sempre accesa.

    Passati i 40 mi sono innamorata perdutamente di un uomo, anzi no, mi sono innamorata di un’idea di uomo, perché quell’uomo era nei miei desideri ed io lo cercavo con tutta me stessa. Poi lui, poi io, ci siamo accorti che quella donna e quell’uomo erano la nostra improbabile manifestazione, forse eravamo quegli splendidi esseri in potenza. Non ho + amato nessuno, non desidero amare + nessuno,la nostalgia di un abbraccio, la solitudine di un attimo, desiderio di essere amata. No, non desiderio, è l’amore che manca.

    Il fuoco vivo che mi bruciava la pelle delle gambe attraverso il tessuto dei jeans ora è brace e nulla è accaduto..Meno – Male.

    Pensieri neri di luce

    Forse se n’è sempre parlato o forse no, attualità o storia, è una sensazione: scegliamo di diventare umani o ci estingueremo!
    Davanti a una scelta, con troppe opzioni o con nessuna, cerco ispirazione. Quando faccio progressi mi congratulo con le mie intuizioni, quando non riesco a comunicare con chiarezza, temo e mi spavento davanti al percorso già intrapreso. Non c’è stabilità, non c’è centro di gravità permanente?
    Come su una giostra che impazza, lo so che è solo una giostra, che ha una sua dinamica con un architettura costruita per dare la sensazione di instabilità, ma che al centro è tutto previsto e totalmente rutinario.Però nel moto della giostra mi sento periferica, instabile, precaria;incapace di dosare le emozioni,positive e negative.

    Penso alla periferia di questa giostra dove mi trovo, come a un posto molto in alto o molto in basso

    Quando si è molto in alto o molto in basso tutta la massa diventa distante, irraggiungibile eppure incombente, gravosa. Quando si è molto in alto o molto in basso l’ascolto diventa sopravvivenza.

    La giostra non mi da la possibilità di rilevare quando e quanto sono in alto o in basso. Ne accuso la forza, cavalco onde centripete e centrifughe, per non mollare, per esserci. All’improvvisoun oceano disilenzio” ascolto per afferrare se è vero che bisogna resistere o non sarebbe invece l’ora di mollare…

    li guardo, hanno la pelle che non teme le pieghe del cuscino,gli occhi trasparenti e nessuna espressione. Non sanno ancora nulla sono puro istinto, così vicini a loro stessi, così inconsapevoli di cosa e come sono e che la vita scorra solo in un verso.
    Li guardo e penso che anche io sono stata così, bellissima, trasparente, inconsapevole. Perché, se lo fossi stata, consapevole?

    é quasi il primo pensiero della mattina. Non è un pensiero limpido, perché la notte da qualche tempo è densa di sogni, sogni che sembrano un altra versione della realtà. Ed è un pensiero ricorrente, come se volessi chiedermi quanta di questa vita è veramente vissuta e quanta è lasciarsi vivere.

    Come tutte le persone della mia età ho tantissime cose da fare ma non le faccio perché so quel che faccio, le faccio per conseguenza. Non sono la sola; come barche legate al molo, che non prendono il largo a causa della cima che la trattiene, ma compiono ogni movimento dato tra la lunghezza dell’ormeggio e la riva. Tranquillamente in balia dei flutti.

    Tutto quello che deve accadere accade è LA SOLUZIONE del tempo, un tempo continuo.

    Ché non si può restare in nessun dove

    649_54087510885_5129187_nConfondo, confondiamo il verbo con le parole, l’involucro con il suo contenuto, la definizione con l’indefinito…
    La materia,poi un campo, poi un corpo si è evoluto finché ha volato, prodotto la fotosintesi, sviluppato la comunicazione verbale.
    Mentre l’aereo atterra: un bosco, un fiume una casa. La casa, è la capacita dell’uomo di organizzarsi, esistere e creare. Cosa quel bosco e quel fiume sono, senza parole e senza pensieri, per il pioppo e per il falco?
    Potessi dimenticare chi sono e dove sono, potrei forse essere compresa, invece solo comprendo e nemmeno sono certa.

    13/19 febbraio 2014 – Compiti per tutti. Scriviti una bella, lunga lettera d’amore. E, se ti va, mandamene una copia.

    “Toro20 aprile – 20 maggioPrecedente Successivo
    “Il fatto che qualcuno ti ami non deve farti rinunciare al progetto di amare te stesso”, scrive la blogger Sahaj Kohli. E io aggiungerei che non c’è proprio niente a ostacolarti in questo progetto. Prima o poi, che sia adesso o tra vent’anni, dovrai padroneggiare quest’arte. Non è sufficiente provare affetto per te stesso, cercare il piacere ed evitare il dolore. Devi indagare a fondo per scoprire cosa significa amare te stesso, devi elaborare un piano rigoroso per farlo, e impegnarti seriamente a portarlo avanti. Le prossime settimane saranno un periodo ideale per lavorare a questo progetto”.

    2 giorni fa verso le 11 di sera un daino mi ha attraversato la strada. Uscivo dal cancello di casa per andare a prendere mio figlio al ponte.

    La cosa curiosa è che arrivata al ponte, davanti a me parcheggia una limousine bianca lunga come un autobus. La porta del conducente si apre. Scende un uomo, o così pare dagli abiti (in livrea), che si tocca il cappello, si aggiusta la giacca e poi con fare un po’ impacciato ma con tanta grazia da mettermi in avviso sul fatto che sia realmente un uomo, libera gli occupanti dei sedili posteriori. Ne discendo tre strane ragazze, tutte con parrucche o capelli (non saprei dire visto l’ora tarda e la scarsa illuminazione) dai colori accesi e sicuramente non naturali.

    Recupero mio figlio che, di notte, con quella sua camminata dinoccolata, la capigliatura afro, l’evidente dredlog e il cappotto fighetto, completa le tripletta delle apparizioni.
    Essendo la mamma di uno dei 3 miraggi, ne deduco che anche gli altri due hanno ragioni perfette e concrete per esser li dove io li ho visti.
    Uno spettatore alieno a tutte queste realtà e che avesse, come me, esperienza visiva triplice e consecutiva, avrebbe potuto desumerne che si trattasse di una sera molto speciale, in cui qualcosa accadeva, di altrettanto speciale e inosservato. Forse si sarebbe spinto fino a pensare che essendo lui uno dei pochi, se non l’unico spettatore, di eventi così insoliti, questi presagissero un evento straordinario che lo riguarda. Forse, con altrettanta probabilità, avrebbe cominciato a cercare con attenzione mai dedicata e a quel punto, quasi certamente, avrebbe potuto celebrare una scoperta interessante.

    Il mio, è uno di quegli strani casi, in cui mi trovo seduto tra il pubblico pur rivestendo il ruolo di aiuto-regista. Ma è poi così strano? Guardo la platea e mi interrogo e giungo alla conclusione che di spettacoli in cartellone ce n’è un cucuzzaio. Quanti di loro, qui seduti al buio, attenti e in incognito hanno un ruolo simile, o persino uguale al mio? Stessa sala, palcoscenico, magari anche attori e cambia il titolo? E fuori di qui, quanti altri teatri…

    Nel mezzo di questa erranda allucinata mi soffermo su un ricordo, un dettaglio di questa settimana, un incontro inatteso ma presagito, imbarazzante e insolito.

    Chi cerca trova…sempre. L’importante è non chiedersene mai il significato. Se c’è , se è necessario che io lo sappia, arriverà da se che prima o poi, ne faccia reale o anche vera conoscenza.

    La risposta è certamente…

    “Something happened here. In your life there are a few places, or maybe only the one place,were something happened,and then there are all the other places”

    Alice Munro, FACE, Too Much Happiness

    E sono qui a pensare, a cercare di sentire se esiste un posto o + di uno, dove tutto è accaduto…

    Ho un dolore sotto il costato a destra che tocca la scapola, come un ferro grosso e tozzo che cerchi di farsi strada da un capo all’altro del mio torace. Credo si tratti della mia poca capienza, di una certa deficienza nell’espansione e di una esuberanza nella contrazione. Come se i muscoli super-tonici potessero affrontare ogni carico ma fossero incapaci di rilasciarlo. Un ossimoro che nel tentativo di risolversi si rivela nel dolore figurato di un attrito trapassante.

    “Lasciati andare e fatti informare dal futuro” al ricordo di queste parole il dolore si fa + localizzato e appuntito. Una frequenza precisa, nulla di casuale. Come una ricerca avanzata su Google; nei primi 10 risultati si vede solo quello che c’è. E c’è x un motivo assai preciso.

    Perché d’un tratto le cose siano chiare rimane sempre un mistero

    forse non siamo tanto diversi da un motore di ricerca, forse non siamo coscienti che il nostro intero sistema prende nota di ogni cosa che accade, ma perché il presente ne risulti informato ci vuole molto tempo e allenamento.
    Le informazioni devono essere richieste in modalità efficiente ed essere elargite con al maggiore sincronia possibile.

    Un meccanismo, se così si può definire, che ostacola questo processo di ottimizzazione è il rimorso, uno che l’agevola il perdono

    Se compio un azione e per una concomitanza di eventi decido che non ne vado fiera ne conseguono due modi possibili di operare
    in uno ammetterò un incompetenza, deficienza, incapacità… mi chiederò se avrei potuto fare diversamente e una volta ottenuta la risposta, qualsiasi risposta, deciderò di perdonarmi
    nell’altro vedrò la mia incompetenza, deficienza, incapacità…non avrò la forza di chiedermi nulla, rimbalzerò questa informazione al mittente provando un rimorso più o meno consapevole

    Nel primo caso l’informazione sedimenterà con un suo percorso più o meno logico ma rintracciabile ad ognuno
    Nel secondo caso l’informazione causerà un errore di ricerca, errore che verra trascritto un certo nr di volte , spesso troppe, tali da causare un loop tra la ricerca e la risposta e quindi l’eco di un errore di cui si è persa l’origine.

    Il perdono diventa occasione di comprensione e di accoglienza, una modalità per rivedere ciò che è accaduto da un altra angolazione: se abbiamo pazienza quel tanto che basta potremo cercare di non commettere lo stesso errore, forse un’altro, uno diverso e ancora dovremo avere pazienza quel tanto che occorre a perdonarci. Alla fine del percorso il nostro margine di errore sarà estremamente basso, per le cose meno complicate praticamente nullo e l’informazione sul perché o sul come, esigibile con la massima sincronia possibile in questo mondo universo.
    “…e se oggi mi dicono: resistere, resistere, resistere “
    E’ solo perché Si tratta di processi lunghi per ottenere informazioni magari apparentemente banali, eppure sono processi che svolgiamo a milioni senza possibilità di fare diversamente, tutti i giorni.
    Tanto vale resistere, riconoscere e perdonare.

    Non insisto con la ricerca, provo piuttosto a lasciare che la schermata, con le sue informazioni precise, mi offra una mappa omeo-analogica.

    Gli alberi secchi e bianchi, così tridimensionali sul cielo finalmente azzurro si riflettono nell’angolo della montatura dei miei occhiali rossi, suggerendo una ferita tra ciò che vedo e l’immagine riflessa. l’immagine riflessa non è così nitida ne così tridimensionale.
    Cosa sarà vero e cosa reale?
    Tra un sorso di caffe e un po’ di aranciata mi godo la mia mattina da super mamma vinta a Geo in una scommessa facile come sparare sulla crocerossa.Me ne vergogno un po’ma neanche tanto, lui ha 11 anni e deve imparare ancora molto, ma sicuramente ha imparato a perdere sportivamente. Io mi godo la colazione a letto con vista dalla finestra sul bosco, immersa in questi deliziosi racconti canadesi.
    La sincronia tra il dolore al costato che si dilegua e la lettura di quest’ultima riga è melodica:

    “the answer is of course, and for a while, and never

    Nel cerchio o forse una spirale

    E’ sabato sera, mi stupisce sempre che in una città così piccola ci siano tante persone che non ho mai visto in una sola stanza. La musica che prima accompagnava la conversazione adesso suggerisce di abbandonarla. Lascio il mio interlocutore bruscamente, forse sono scortese ma sento il ritmo e sono troppo vecchia per impiegare il mio tempo in cose che non ho voglia di fare

    non sono le note, molte a me sconosciute e non particolarmente il mio genere, è il ritmo dentro di me che esce come un bambino curioso e affascinato dalla luna piena.
    E’ un incontro spontaneo come la sabbia e il mare che sono li l’uno per l’altra ma senza intenzione ne coscienza, il desiderio altro che si manifesta nella risacca sulla battigia.

    Quando sono dentro di me tutto è sincrono, appena tocco terra avverto l’equilibrio precario della mia velocità rispetto all’ambiente. Non è sgradevole, anzi, eccitante e leggero come lanciarsi dall’altalena e studiare il migliore atterraggio.
    Si può anche decidere di muoversi al ritmo della musica, ma possiamo veramente decidere di ballare o è l’unica possibilità?

    E’ tardi e molti cominciano a scivolare nei loro cappotti pesanti, per difendersi da quel freddo che deve arrivare, arriverà è certo, lo dicono i giornali, lo ripetono le vetrine dei negozi, ne sono pieni i nostri armadi…

    E’ difficile staccarsi da questo cerchio di musica e sudore, sguardi e movimenti, c’è chi infila il soprabito a metà e si concede di esitare con una gamba che dondola appena mentre la sciarpa già pizzica sulla pelle umida. Qualcuno che aveva frettolosamente allacciato l’ultimo bottone della giacca altrettanto velocemente se lo cava di di dosso e ritorna nel cerchio di musica.

    Chi mi accompagna guarda l’ora e capisco che anche io devo lasciare il cerchio, però sarei rimasta ancora un po’, avrei proprio voluto vedere la fine di quella spirale, il piede è già fuori e mi chiedo

    ESISTE LA FINE DELLA SPIRALE?

    Ciò che accade dipende dunque solo da che parte siamo girati a guardare?

    Se in questa manifestazione siamo qui x un motivo preciso in un momento preciso, in questo momento io sono qui per te e tu lo sai anche se tu non ci sei mai, ma questo è solo il mio punto di vista.

    Piu guardo, leggo, vivo e piu sono stanca. Ci sono in questa vita cose bellissime, ma vorrei che fossero loro a venirmi a cercare, vorrei fossi io a mancar loro, piuttosto che il contrario. Vorrei che queste cose si accorgessero che io non sono + li ad ammirare il sole al tramonto, la linea sottile di sabbia che separa la terra dal mare, la croce arrugginita che fa ombra al sasso bollente, gli occhi tondi e gialli del mio gatto nero…

    vorrei che queste cose potessero notare la mai assenza e non le pesone, vorrei che fossero le le cose a piangermi quando non ci sono. Vorrei che il celo si rabbuiasse e il mare si ritirasse offeso per chilometri, vorrei che gli occhi del mio gatto si allungassero e diventassero verdi e obliqui come quelli di tutti gli altri per l’onta ch’ io non li osservi più.

    …ma sono stanca e nessuno sembra prenderne nota.

    Tu solo ascolta

    Quando ti parlo so di rivolgermi ad uno dei tanti te, uno dei tanti che conosco, ma non uno a caso, uno specifico, si proprio tu. Però è come parlarti in un ascensore pieno di persone, devo usare parole in codice, che solo io e te conosciamo e questo, fa drizzare le orecchie a tutti i presenti, sono discorsi strani quelli che facciamo in ascensore, se non conosci i codici puoi farti strane idee.
    Ed è esattamente quello che succede quando ti parlo mentre tutti gli altri te ascoltano. Io lo so e anche tu, si prorio tu, quello li in mezzo che mi guarda e mi vede. A te volevo dire che cerco sempre di farmi spazio tra questa folla e quando ci riesco e ti tocco ho un unico desiderio, vorrei che tutii gli altri scendessero alla prima fermata e allora spero che accada qualcosa di terribile, solo noi non avremo paura, solo noi rimarremo a guardarci quando le porte torneranno a chiudersi, indifferenti al piano, al senso e ciò che intorno accade.
    Ma desiderare il peggio per accorciare il tempo che ci separa dalla vera natura della cose …
    non è certo questo il cammino per divenire il migliore strumento possibile
    La forza non è la mia, ma solo un prestito o meglio ancora, soffio sulla sabbia che leggera si alza…solo un granello di polvere io, ma pesante e immoto come macigno quando il soffio ci abbandona.

    esseri umani. Non più

    Se non fossi arrabbiata, triste, umiliata forse passerei il mio tempo a stupirmi di quello che accade, di come le persone hanno smesso di essere umane, di come ogni cosa sembra aver perso di senso, di come sia rimasta solo la fatica di ogni giornata senza niente di meglio che un: “speriamo che me la cavo”

    Non so se questo mondo prevede fermate ma ho una gran voglia di scendere alla prima, magari anche solo se rallenta.

    now yesterday tomorrow forever

    So EXACTLY a year ago from today my close friend & home girl Layla (Hii Lovely!) forwarded me a ListServe email titled Random Beauty (by Ishita in Kolkata, India, hello to you as well J ). It is such beautiful synchronicity that now, literally to the day, I just won the chance to write to you all! I’ve thought about this day happening since I signed up, but I also believed that something amazing would be in the process of occurring when this lucky moment aligns with my life… And I’m sitting here laughing to myself because this is probably the first time in my life that I have absolutely nothing concrete/academic or otherwise happening. Well played universe, well played… It’s quite unsettling for me, realizing this and not knowing when things will change, but at the same time knowing they will. Ever get the feeling of knowing something without knowing anything at all?

    I know many people avoid changing, and it’s a shame because change is beautiful if you let it be. About 3 years ago I moved to New York City to pursue a graduate degree in Counseling Psychology at Columbia University, but what I have gained in the process of my education is an evolution of my entire self. Young, naïve, hopeful and afraid, I eagerly ventured out of my hometown in Houston, TX (what up, Htown!)… I wanted more, to know more, to experience more, and do more. And I still do. As a counselor, I get to help people re-shift, refocus, and empower their life into a more meaningful experience, but to me, the most special part of that is the relationships I build with people; just connecting with someone. Currently, I’m at a very in between place, or rather in transition I should say. I just graduated with a double Masters (I know, overachiever much…), and finished an amazing yearlong internship as a Family/Couples/Individual Counselor, so what’s next? I can’t wait to find out! Potential employers do feel free to contact me (or look me up on Linkedin) J

    So coming full circle now, in the initial ListServe email I was forwarded, I learned about a Japanese phrase, Koi No Yokan. Ishita, you described it as “The feeling you can get when meeting a person for the first time, that you will fall in love with them. Different from “love at first sight”, as it does not say that love already exists, only the knowledge that it WILL happen later.”
    To me this perfectly describes my relationship with NYC, I didn’t know then that I would fall so deeply in love with this city, but I felt it immediately <3

    —————————————
    “When we make a change, it’s so easy to interpret our unsettledness as unhappiness, and our unhappiness as the result of having made the wrong decision. Our mental and emotional states fluctuate madly when we make big changes in our lives, and some days we could tight-rope across Manhattan, and other days we are too weary to clean our teeth. This is normal. This is natural. This is change.”– Jeanette Winterson
    —————————————–

    la somma della relatività

    Ho fatto benzina, vado a pagare e torno in macchina. Non ho le chiavi,devo averle lasciate sul banco mentre firmavo la ricevuta della carta di credito. Scendo dinuovo, sono di fretta, metto un piede con la suola di cuoio sulle matonelle bagnate e scivolando batto con l’osso sacro sul marciapiede.

    vorrei portare il computer sul divano, da dove potrei guardare le mail praticamente sdraiata. La schiena mi fa male ma camminare è davvero impegnativo.Non riesco ad avere una posizione eretta, cammino come quelle anziane signore che a volte incontriamo a 90 gradi sulla strada per il supermercato. Non mi sono mai chiesta cosa vedano da quella prospetiva, quanto possa essere diverso dal mio il loro panorama quotidiano.

    Non riesco a sopportare il peso di questo chilo scarso di metallo e il pensiero mi vaga a compiangere un amico ormai passato a miglior vita. Quando lo vedevo passeggiare con il suo deambulatore pensavo che si trattasse di un pretesto per essere in qualche modo compatito. Ora penso con vergogna che ero io da compatire! Penso a tutti gli errori che uno fa pechè crede di avere eguali diritti e doveri, di essere come gli altri, o meglio che gli altri siano come lui senza contare che il tempo e la prospettiva separino + di muri di cemento. Penso a mia madre e al suo desiderio di essere compresa che a volte scivola nella teatralità. Penso a mio padre e alla necessità assoluta che ha di rassicurarsi esprimendosi a volte con un tono perentorio moderatamente aggressivo. Penso a mio fratello che vuole condividere le sue buone idee e poi si accorge che non riesce a condividerne la bontà nemmeno con coloro che ama.

    Penso a un tizio che ha lavorato per me per un sacco di tempo e che non ho mai saputo chi fose ne mi sono mai sprecata a fargli capire chi fossi io.

    Impossibilitata ad agire, dal divano di casa le cose sembrano diverse che dalla scrivania dell’ufficio.
    Penso ad una vecchiaia che ancora non c’è ma la cui arida soglia già si intravede sul viso di persone che conosco appena o che reputo amiche.

    Perché dovrebbe ferirmi il fatto che ad una mia richiesta di assistenza l’ex collega mi abbia gentilmente sfanculato? Ci rimango male perchè ne avrei bisogno e non ho ottenuto quello che volevo o perchè credo di meritarmelo?

    La qualità della vita è fatta di piccole cose che sottovalutiamo ampiamente, eppure basta poco per sentirsi inadeguati.

    Ieri in pronto soccorso, mentre aspettavo sulla barella che mi facessero la lastra sono entrati 3 “psichiatrici”, sono quelli che pesano 20 kg si vestono come la versione hardcore di Pippicalzelunghe e non smettono mai di parlare. Sono quelli che li ricoverano in vestaglia e occhiali da sole beccati nell tentativo di farla finita. Sono quelli che invocano la presenza della mamma e forse sono mamme loro tesse e da parecchi lustri.
    Chi sa come ha cominciato “calzelunghe” a mettersi il rossetto sulle guance, a disegnarsi gli occhi da fumetto a smettere di mangiare tanto magra che le ginocchia sporgono dalle calze a rete quasi fossero ossa nude che si impicciano negli intrecci di cotone.
    Le grida della donna che invoca sua madre dilatano l’occhio di un ragazzino delle elementari con un piede scalzo seduto sulla sedia a rotelle, socchiude la bocca protende lo sguardo, forse a cercare la sua di mamma, che sarà rimasta al di la della porta, xchè i parenti devono aspettare in sala d’attesa, questa è la regola.

    Ma di tutte le regole che speriamo ci salvino dall’andaere all’inferno, ce n’è forse una che ci renda capaci di guardare in faccia la miseria dell’uomo che ci assomiglia senza provare orrore e disgusto e poi indifferenza? Ce n’è una che ci obblighi a tendere una mano, che tanto farebbe comodo anche a noi, che ci potrebbe salvare?

    Le regole sono uguali per tutti e l’uguaglianza in questo caso non è cosa buona ne giusta

    essere se stessi

     

     

    dicono che gli artisti ci riescano attraverso la loro arte, ma è come dire che i pazzi ci riescono attraverso la loro pazzia.
    L’arte come la pazzia, non si possono giudicare.
    Io potrei dire che adesso non mi fa così paura che qualcuno possa accorgersi di quanto poco sappia. Tollero il mio corpo e non ho + timore che mi si possa vedere così come sono. Ma certo non è tutto. Io sono + di una semplice ammissione di pochezza. Sono anche una grande dimostrazione di forza, soprattutto ora che le cose mi appaiono agli antipodi pur sembrando identiche.
    A chi fosse completamente a digiuno delle fattezze di un essere umano, come potrei descivermi? Dovrei poter vedere l’altro e in riferimento a ciò che di lui vedo spiegare me
    Ecco perché è così difficile capirsi, noi non vediamo quasi mai l’altro, xché la sua volontà non è di mostrarsi, ma quell’altro siamo noi. Il mondo è fatto indiscutibilmente di tanti noi, dentro e fuori di noi.
    Come una pianta che abbia germogliato senza pace, una pianta che ha raggiunto i confini del suo vaso e non ricorda + di essere se stessa vacillante nel vuoto, appesa penzoloni, quanto all’umida ombra di una massa simile a se stessa, che la sovrasta e la comprime a terra.
    In questo esistere, che ci fa essere + grande di noi, non sappiamo vederci, non ci incontriamo +, separati da molti noi stessi che hanno messo al primo poto il diritto e la necessita di vivere e non quella di essere.
    Se anche avessi compreso la malattia di questo corpo, non avrei fatto molta strada perché ancora non so da dove cominciare a conoscerlo e a far si che riconoscendosi ceda all’idea che ogni sua parte esiste anche se non vive o sopravvive, che le sue funzioni sono prioritarie rispetto all’unicità organica.
    Come si spiega ad una cellula cancerogenache non c’è  +bisogno di lei?

    xchè è come mi sento

    Ho letto di te per caso e oggi per caso ho trovato questa.

    La condivido con te…non so perchè! (?!)

     

     

    VORREI SEDERMI VICINO A TE

     

    Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,

    ma non ne ho il coraggio:

    temo che il mio cuore mi salga alle labbra.

    Ecco perché’ parlo stupidamente e nascondo

    il mio cuore dietro le parole.

    Tratto crudelmente il mio dolore per paura

    che tu faccia lo stesso.

    Il mio cuscino mi guarda di notte

    con durezza come una pietra tombale;

    non avevo mai immaginato

    che tanto amaro fosse essere solo

    e non essere adagiato nei tuoi capelli.

     

    Garcia Lorca

    Mille sveglie ticchettanti

    questa è una cosa molto difficile, non importa in che forma la debbo articolare, devo prima estrarla da me
    istinto
    proprio mentre sono lì,  sento che me ne devo andare, non ho voglia di dire nulla ne mi aspetto che mi si dica nulla
    Poi quando sono lontana mi viene il dubbio che forse avrei dovuto chiedere di +, farmi spiegare…
    E’ da un po’ che dico che non voglio + essere una sua paziente e mi chiedo perché
    Poi oggi ho letto una frase a proposito di sveglie che funzionano occasionalmente e alle quali ci ribelliamo perché non ne capiamo il motivo
    E poi ancora ho letto che queste sveglie sono solo una  procedura messa in essere dal maestro e dai suoi allievi per cercare un risveglio permanente dalla nostra condizione di dormienti.

    Ragione
    Se l’allievo non si affida al maestro, deve andarsene. …Ciò non gli farà alcun bene, ma …meno male della menzogna , della soppressione della verità, della resistenza o della sfiducia…
    La fiducia è necessaria al risveglio, ma un cattivo maestro può produrre solo risultati negativi
    Per raggiungere il risveglio bisogna convincersi di essere nulla
    per rinascere bisogna morire prima di morire
    Cosa farai per riportare almeno una parte di ciò che hai visto in uno stato di coscienza aumentato ,all’attuale stato di coscienza?

    Sentimento
    Ho bisogno di tutto eppure di niente.
    L’amore terreno esiste per dare coraggio, a chi  non ne possiede, di amare se stesso
    Sei autarchica hai solo due pori aperti e vuoi chiuderti anche quelli
    Bisogna avere la forza di sollevare le palpebre e vivere senza compiangersi per innamorarsi ogni giorno di +
    Queste sono le cose come vengono in un ordine leggero e profondo, come ciondoli di caramello,  che ti invogliano ad aprire la bocca, lunghi come pugnali che affondano e rimestano il poltaceo denso del mio desiderio di essere io 

    Non c’è chiarezza, non quella chiarezza limpida e sequenziale che tutti desideriamo. Pezzi di metalli preziosi sul fondo di un secchio pieno di un liquido torbido giacciono insieme a viscide frattaglie e taglienti spezzature arrugginite.

    La mano incerta non sa se ritrarsi o rimanere immersa, se muoversi o giacere in attesa.
    Stanca 
    Dormire per sempre  
    Mille sveglie ticchettanti che molti prima di me hanno faticosamente caricato. 
    Se sentirò la prossima mi sveglierò…  per un attimo…