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preghiera di un senza tetto

Nonostante le apparenze sono un ottimista e credo nelle persone e nella forza che c’è dentro di noi (anche dentro di me)
Mi interrogo su cosa mi fa sentire a casa e e mi rispondo che ho bisogno di aiuto perché spesso non lo so.
Sono piccole cose apparentemente irrilevanti, ma solo quando “non rilevate”.

A chi ha colto nella vita la differenza di quell’attimo prima in cui una cosa c’era e quell’attimo dopo in cui non c’è +
A chi ha osservato e rilevato il punto esatto della temperatura a cui un uovo diventa pulcino oppure no
A chi sa che dai dettagli è facile essere colpiti, ma anche annoiati e addirittura infastiditi.

Chiedo se anche a loro come a me basta un dettaglio per sentirsi a casa.
L’inclinazione delle labbra della persona che per prima incontrammo sulla via del ritorno,
il raggio di sole che ci scalda inaspettato quando il freddo ci aveva colto impreparati,
l’odore del caffè che ritroviamo dopo un lungo viaggio.
La disposizione delle parole in una frase: un “e” al posto di un “ma” e un grazie messo alla fine invece che prima di quel ma.

Ma
la natura non è perfetta e l’uomo con lei. Questo lo so, Ma, so che si può far meglio.

Io credo nel viaggio e faccio del “meglio” un mio dettaglio, per rendere quello di tutti (compreso il mio) un momento di accoglienza e comprensione, un infinito momento o infinito sembra a me.

Forse dovrei mettere tutte le mie energie nel trovare la “giusta distanza”. “Ma” , ora lo So, non cerco la distanza, cerco l’armonia e l’armonia sta alla cedevolezza come la resistenza alla distanza.
Si suona tutti insieme e anche i solisti hanno bisogno della giusta composizione di gas e vapori.

Stiamo tornando a casa, mentre accade possiamo accogliere, rispettare, amare e condividere una casa temporanea in attesa di trovare la propria o frse la nostra.

No. Non si può “mollare qualcosa” o così penso io e chiedo attenzione. Perché so che il tener duro, la presa, il piede ficcato nel terreno fino a quando ho fiato è un prezioso dettaglio di questa armonia.
E a chi “sa” chiedo supporto, accoglienza, amore nel rilevare, mattoncini della mia casa in prestito.
La abito accudendo con attenzione, dettaglio e persistenza.

SOLO, per gioco

Sono le 8.34, è tardi! tardi per cosa?
Nella mia time line quotidiana è sempre tardi
Se mi fermo a pensare non so dove corro
Se mi ascolto mi sento in pausa
Un viaggio in cui non si arriva mai da nessuna parte è un viaggio?
le persone scelgono di avere qualcosa da fare perché è un modo per arrivare quando il paesaggio che vedi dal finestrino non ti offre punti di riferimento. Scegliersi un compito, un’attività, una missione,costruire imperi, distruggere sistemi, creare una famiglia, curare l’umanità, contribuire alla giustizia, sfruttare il sistema… tutto per non fare come Ciucchino nella fiaba dell’orco: “siamo arrivati?”
QUINDI FACCIO O NON FACCIO come se mi interessasse ma mi interessa?
A volte è divertente, a volte è triste, a volte è noioso, a volte insopportabile, a volte meraviglioso, ma cerco di ripetermi che quasi sicuramente, non è importante.
le cellule nascono e muoiano a milioni in ogni corpo, ci sono cellule piccole e cellule grandi.Ci sono cellule che servono a me e cellule che servono lo scopo. Se non si stabiliscono le regole da adulti non sappiamo giocare: Io muoio,tu vivi.
Voglio imparare di nuovo a giocare senza regole
per il gusto di giocare
per vedere l’effetto che fa
per ridere, piangere, e vedere l’effetto che fa
per arrivare alla fine e vedere l’effetto che fa
per conoscere ciò che è immaginando…
vengo anch’io?
no tu no!
ma xchè?
xchè no!

Downshifting?!

La vita è un gran rompicapo. Insomma non se lei vive te, ma quando si prova a scendere in campo, a decidere della propria velocità, ad agire per fare una, anche se piccola, differenza, allora è come se la mia potenza di calcolo scalasse la marcia, per affrontare salite e discese con 90% di pendenza.
La paura del dislivello può accendere o congelare e in entrambe i casi è molto difficile passare allo step successivo. Considerare il bilancio danni benefici. Spesso si contano moltissime azioni intraprese e non lontano dallo zero a compimento. O così mi sento in questo periodo. Tempo fa mi era stato intimato di fare meno. Ci ho provato. Ci ho provato come so farlo, cioè togliendo l’aria a quelle attività che richiedevano un azione.
Però nel frattempo le poche attività rimaste hanno preso + spazio e se dovessi giudicare in questo momento tutto quello che era piacere e divertimento non c’è +.
Rimane la percezione di alcuni buoni momenti, ma è scomparsa l’attesa per quel futuro imminente che contiene la promessa di un domani migliore. Domani, che forse non arriva mai ma la cui ipotesi è godibile e immediato piacere. Un piacere ipnotico certo, che non è diverso da quello del criceto sulla ruota, ma innegabilmente un piacere.

Il piacere è quello che ti aiuta a tener botta, quando sei stanco, quando non sai perché, quando ti chiedi cosa ci fai qui.
Tolto il piacere, il cosa ci faccio qui non è più una domanda ma piuttosto un insolente sfottò.
Posso dire che lo faccio per i miei figli e chi potrebbe biasimarmi? No, lo faccio solo perché oramai ci sono stata per mezzo secolo e tanto vale che vedo come va a finire. In verità lo faccio perché è una sorta di resa incondizionata. Forse incondizionata è una parola grossa. Chi si arrende senza trattare? non lo facciamo nemmeno in punto di morte o davanti all’ineluttabile. Anche se abbiamo le labbra serrate e gli occhi chiusi in attesa, non smettiamo di chiedere …fai almeno che…
eppure se avessi adesso tre desideri da esprimere cosa sceglierei?
Forse sceglierei l’amore, quello vero, immutabile, eterno, inestinguibile… ecco poi non è così difficile dissipare tre desideri e ritrovarsi sulla solita giostra sbatacchiata su e giù. E pensare che avrei potuto chiedere di concludere presto il mio viaggio, immensamente ricca e senza dolore!

Una partita a scacchi

Da un puntino luminescente del cosmo mi faccio una domanda: IL NULLA ESISTE?
Basta una canzone, la ricerca di una definizione, la costante sensazione di essere in dispersione…

Abbandono in religione è la disposizione dell’anima a donarsi completamente a Dio
Abbandono nel diritto è un modo di perdita della proprietà
Abbandono in psicologia è uno stato conseguente al lasciare o essere lasciati da una persona

Abbandono negli scacchi è la resa di un giocatore che ritiene, o è cosciente, di non avere più chance né di vittoria né di pareggio

Appartenenza è avere gli altri dentro di se
ma il mio destino è andare sempre + verso me stesso
e non trovar nessuno

Una donna e un uomo non possono essere persone forse personaggi, anche simpatici, brillanti, interessanti ma non persone.

…e il loro amore muore come muore quello di tutti come una cosa normale e ricorrente perché morire e far morire è un antica usanza che suole aver la gente

Perdita: In fisica, diminuzione del valore di una determinata grandezza

e allora…suona chitarra…
io ho sempre bisogno di una nuova definizione e gli altri fanno lo stesso è una tacita convenzione… faccio quello che parla poco ma che c’ha dietro tutto un passato…se la parte mi viene bene se la parte mi funziona allora mi sembra di essere una persona…

E la ragione per la quale dentro di me non trovo niente ?
Forse ho paura di cercare dove forse potrei trovare, ho paura di un pensiero di una voce che mi abita e dice continuamente…senza di me tu non sei niente…e come tutte le cose vere, non hanno senso ne direzione, sono totale manifestazione

sonno incosciente

Rifletto insonne sul sonno, la funzionalità del dormire o la pratica? Il nostro corpo nasce con la necessità di invertire le funzioni, il sonno ce lo consente. L’osservazione mi racconta che tutto il creato ha necessità di una condizione che renda possibile l’inversione; gli alberi, gli astri, la materia… La veglia e il sonno, necessari alla convivenza di forze contrarie, contrarie qui, magari non altrove, ma necessarie qui e quindi altrove, da dove originano. Forze che altrove potrebbero non essere contrarie, la dove, in assenza di forme, non avendo necessita di un “finito” e potessero coesistere senza alternanza, la condizione che consente l’alternanza non sarebbe necessaria…non più sonno.

Credo che gli anziani si alzino presto perché mentre lo sono diventati, anziani, hanno sperimentato l’ansia di non farcela,di non farcela + come prima. Giorno dopo giorno si sono convinti che rinunciando ad un po’ di sonno avrebbero toccato il traguardo alla tazzina di caffè e nessuno se ne sarebbe accorto, che stavano invecchiando. Poi il gioco del resisti ha scavalcato il muro e la soglia del sonno si è fatta risicata. Allora accanto agli occhiali, ai libri al bicchier d’acqua sono comparse anche le pillole sul comodino, quelle “che non prendo mai, solo raramente”, fino a che di giorno, mentre stanno ancora resistendo, hanno cominciato a non ascoltare +, spesso anche cose che volevano, persino amici, di quelli simpatici e attenti. Di quelli che ti ascoltano sempre, anche quando hai detto le stesse cose per anni.
E’ grottesco come la veglia porti al sonno, un sonno e una veglia privi di funzione, dove l’inversione e quindi la conversione si riduce al nulla e la coscienza, forse il prodotto a cui l’inversione è necessaria, smette di essere alimentata, proprio mentre si è in cammino verso una soglia importante.

Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto…

Spazio fisico

Se in un grupo una donna è schiva, saluta da lontano, evita di incrociare gli sguardi…sicuramente ha problemi all’interno della sfera affettiva.

Gli uomini sono fisici. Toccano, abbracciano, spingono, picchiano…a prescindere da come si sentono.
Le donne no o molto meno. Però non è una cosa congenita, arriva con l’età.
Adolescenti all’uscita da scuola, alla partenza di un autobus, ad un ritrovo qualsiasi, le ragazze sono anche + fisiche degli uomini, si abbracciano molto, si baciano a volte partono spintoni e manate…
Poi. Poi siamo adulte.
Sono poche le donne che hanno mantenuto quell’istinto fisico al contatto.
Pettinarsi, truccarsi e vestirsi è per molte una sorta di sigillo, una barriera che si interpone “TRA”. Lo penso sempre del rossetto, la lacca, lo smalto, la cipria…Come se il corpo non fosse pronto all’incontro, come se gridasse rispetta la distanza.

Anche l’abbigliamento è spesso una formale barriera a qualsiasi tipo di contatto, tessuti che gualciscono, forme che esaltano ma contengono, calzature che impongono equilibri precari…tutto dice che è meglio non toccare ne farsi toccare.

Poi però il contatto fisico che manca scava un percorso come un verme nella polpa dolce della frutta. La buccia inaridisce e secca, il frutto spesso intero a guardarsi…dentro non c’è più.

Una casa, un tavolo, un bicchiere, sono spazzi definiti dalle forme, noi crediamo. Ma sono gli spazi che definiscono le forme, non bisogna farsi trarre in inganno.

Una paura infernale

Le persone ci tengono attaccate alle loro paure e noi ci lasciamo legare a queste paure, perché abbiamo paura che se non le condividiamo non ci ameranno più,
si dimenticheranno di noi e noi ci sentiremo soli.
E’ uno schema elementare che funziona come uno di quei batteri arcaici che assimilano qualsiasi cosa e poi si scindono per costruire eserciti invisibili portatori di morte.
La paura è un sentimento buono o cattivo?
Credo che la paura interessata, quella che dividiamo un segreto così tu non tradisci me e io non tradisco te, quello è un sentimento infernale.
Questo genere di paura si annida tra le conoscenze che nel tempo diventano amicizie,
nelle infatuazioni che bene innaffiate diventano amore,
nei giochi che se si persevera diventano il tuo lavoro e la tua vita.

In questo senso secondo me ogni buona azione non rimarrà impunita.
Io non ti guardo le spalle perché così tu le guardi a me,
io ti guardo le spalle perché tu sei il mio bene e non posso immaginare di avere uno scopo migliore se non di curarmi del mio bene.

In certi momenti ho paura, soprattutto quando non so + come proteggere il mio bene.
Mi si chiede di affrancarmi da me, ma affrancasi dal proprio bene è come strappare le zanne a un elefante per farlo sopravvivere in un negozio di porcellane,
l’elefante non si è evoluto così grande e maestoso per accucciarsi a bere te al lato di un sofa
e se lo fa
lo fa per proteggere il suo bene
ma non sta bene
e questa è una verità sotto gli occhi di tutti.

Decrescita per amore

Sono malata da 10 giorni. La maggior parte delle persone che si sono fatte vive nei primo 5 giorni mi hanno chiesto se potevano comprarmi qualcosa e di chiamarle se avevo bisogno.
Quando uno ha la polmonite è molto frastornato, dev’essere perché essendo ipossigenati anche il cervello lavora male è proprio difficile rispondere se anche si fosse coscienti di avere bisogno di qualcosa. al sesto giorno un amica si è spinta fino a venirmi a trovare al sesto è venuto mio fratello al settimo pur sentendomi ancora molto debole ero in grado di fare da sola, ed è arrivata qualche visita.

Il mio ex marito è venuto a giorni alterni i miei figli mi hanno rivolto la parola all’uscita la mattina e su richiesta per pranzo o cena.

Il mio pensiero è che sul breve periodo una persona che dovesse incorrere in una malattia fulminante non avrebbe nessuna possibilità di sopravvivere grazie a parenti o amici, magari anche conviventi. Questo spiegherebbe anche come mai in Italia muoiano + persone per suicidio che per incidente stradale. La depressione infatti, contrariamente alla polmonite, non ha manifestazioni abbastanza visibili da essere considerate preoccupanti. Nella maggior parte dei casi sulla scena di un suicidio ci saranno sempre molti testimoni che racconteranno fatti che non lasciano dubbi sul motivo del suicidio. Eppure i testimoni continueranno a dire che no c’era niente che non andava, apparentemente sembrava tutto normale.

Vicino casa mia una mattina una signora si è alzata presto è andata a prendere la pistola che il marito teneva in cassaforte, poi è andata in bagno e si è sparata un colpo in bocca, l’ha torva il figlio di 10 anni prima di andare a scuola.
Il marito era rimasto senza lavoro in seguito ad un incidente, entrambe i genitori di lei si erano ammalati prima l’uno poi l’altro. Tutti i vicini sostenevano che faceva una vita molto ritirata e usciva in macchina anche solo per coprire i 200, 300 metri di strada che separavano l’abitazione dal punto in cui si fermava l’autobus scolastico.Nessuno ovviamente se lo aspettava, forse nemmeno la vittima, che a furia di essere ignorata da tutti, deve aver pensato che stava sparando a un intrusa nello specchio.
La mancanza di comunità forse è il problema, ma perché manca la comunità?

Dai racconti di mia nonna so che ai suoi tempi tutti si alzavano molto prima dell’alba e tutti dovevano fisicamente lavorare per portare a casa pranzo, cena, indumenti e combustibile per riscaldare. Oggi siamo tutti impegnati a produrre cose la maggior parte delle quali si ritrovano ad arricchire i cesti delle immondizie, anche se differenziate. Per fare questo ovviamente non si ha tempo di far visita ad un caro che si è ammalato, o di parlare con un amico che ha bisogno, o di fare qualcosa per il gusto e il piacere di farlo, xchè abbiamo una lista di cose da evadere, anche quando non stiamo lavorando, cose che vanno fatte.

A che serve questo millantato progresso se umanamente siamo meno coscienti e sicuramente + aridi di un qualsiasi animale domestico? Forse bisognerebbe fare un po’ meno e farlo con un po’ + d’amore, perché l’amore è l’unica cosa che non ce n’è mai abbastanza.

il cavolo nero

  • STAGIONE
    gennaio, febbraio, marzo, dicembre.

    In una padella rosolare l’aglio schiacciato, i pomodori secchi tritati grossolanamente e il rosmarino tritato finemente con un filo d’olio evo. Tagliare a striscette il cavolo nero, togliendo la costa centrale e farlo rosolare in padella. Far insaporire e aggiungere mezzo mestolo d'acqua. Intanto mettere a cuocere la pasta in acqua salata. Quando la pasta sarà cotta, farla saltare nella padella col condimento che avrete regolato di sale.
    In una padella rosolare l’aglio schiacciato, i pomodori secchi tritati grossolanamente e il rosmarino tritato finemente con un filo d’olio evo. Tagliare a striscette il cavolo nero, togliendo la costa centrale e farlo rosolare in padella. Far insaporire e aggiungere mezzo mestolo d’acqua. Intanto mettere a cuocere la pasta in acqua salata. Quando la pasta sarà cotta, farla saltare nella padella col condimento che avrete regolato di sale.

    PROPRIETÀ NUTRITIVE
    Il cavolo nero è ricco di sali minerali, quali calcio, ferro e potassio, e vitamine A, C, E ed acido folico.

    CALORIE
    25 Kcal per 100g di prodotto.

    PRINCIPALI METODI DI COTTURA
    A vapore: sminuzzare le foglie e cuocerle per 25 minuti.
    Bollitura: usare abbondante acqua salata (4 litri per 1 Kg di verdura) e cuocere per appena 5 minuti.

    4) Ricco di acidi grassi (omega 3 e omega 6)

    Gi acidi grassi omega 3 giocano un ruolo importante nel mantenimento della salute. Una porzione di cavoli contiene circa 120 milligrammi di acidi grassi omega 3 e circa 92 milligrammi di acidi grassi omega 6. Gli acidi grassi essenziali devono essere assunti ogni giorno. Altre fonti alimentari che li contengono sono le noci, l’olio e i semi di lino.

    5) Ricco di calcio

    Il cavolo è una delle maggiori fonti vegetali di calcio: 3/4 tazze di cavolo riccio contengono tanto calcio quanto una tazza di latte vaccino. Il cavolo verde crudo, ad esepio contiene 72 mg di calcio per 100 gr

    *occorrono soltanto 60 giorni per poter gustare dei nuovi cavoli a partire dalla semina, mentre per l’allevamento dei bovini serviranno dai 18 ai 24 mesi prima di poter avere a disposizione nuova carne.

  • Invisibile chiarezza

    Mia madre diceva sempre che dare e avere hanno un intimo equilibrio .Sappiamo forse quanto dobbiamo ricevere in cambio di cosa abbiamo da dare?

    A volte un insignificante gesto ci rende mondani benefattori, e ripetute, curate, quotidiane attenzioni? ?Indifferenti.

    l’algoritmo in continua evoluzione di Google è un rompicapo per ragazzi al confronto del complicato equilibrio che misura ogni chicco di polvere nel dare e avere.
    la giustizia, parlando di capacità di dare, è un’ incomprensibile bestemmia.

    La paura e la pigrizia sono due angeli che arrivano di corsa ad ogni richiamo.

    “…Gli uomini sono strani esseri, la mia casa, mio figlio…parlano solo di possesso, come se fossero, solo in base a cosa posseggono…”
    Io mi sento come se non avessi più nulla. La vita, una strada affollata di gente che va; c’è tra la folla disordinata o compatta qualcuno che riconosco? Si c’è. Peccato essere invisibile.

    Non mi appello quindi certo alla giustizia, ma ad un attimo di ascolto, di accoglienza, di amore.

    Padre nostro che sei nei cieli…rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.Non ci indurre in tentazione…

    rimetti a noi i nostri debiti come noi…

    La prima cosa che si scalda di me sono le gambe avvolte nei jeans, le gambe sono state sempre il mio pezzo forte, penso che quando mi abbandoneranno…

    Mia nonna dopo i 60 anni ha avuto un brutto incidente stradale. Dovevano operarla ma in sala operatoria ha avuto un arresto cardiaco. Hanno richiuso e lasciato le cose come stavano. Ha vissuto una vita lunghissima in preda a dolori di ogni sorta, camminando come un aracnide con stampelle che noi ragazzi vedevamo come il normale prolungamento dei suoi arti. Aveva una gran voglia di vivere, dicevano i medici, ma secondo me, che dormivo nella stanza a fianco, che sentivo i suoi mugolanti lamenti notturni, aveva una gran paura di morire. Non vi è mai successo di vivere aspettando che qualcosa accada, pensando che tanto, peggio di così… e poi quel qualcosa accade ed è peggio?

    Mia madre ha fatto una stupida caduta dopo i 70 e si è rotta il femore. Non era la prima volta che cadeva, le altre al confronto erano state piccole cose, eppure l’avevano resa insicura, un invalida psicologica. La rottura del femore le ha dato una scossa, è stata operata, si è ripresa magnificamente, dopo circa 6 mesi è caduta di nuovo, si è rotta l’altro femore, l’hanno operata e assistita dei cani e ora ha una gamba + corta di 3 centimetri, la sua vita si è accorciata all’orizzonte di pareti domestiche e scale impercorribili. Di movimenti impossibili. Di televisione sempre accesa.

    Passati i 40 mi sono innamorata perdutamente di un uomo, anzi no, mi sono innamorata di un’idea di uomo, perché quell’uomo era nei miei desideri ed io lo cercavo con tutta me stessa. Poi lui, poi io, ci siamo accorti che quella donna e quell’uomo erano la nostra improbabile manifestazione, forse eravamo quegli splendidi esseri in potenza. Non ho + amato nessuno, non desidero amare + nessuno,la nostalgia di un abbraccio, la solitudine di un attimo, desiderio di essere amata. No, non desiderio, è l’amore che manca.

    Il fuoco vivo che mi bruciava la pelle delle gambe attraverso il tessuto dei jeans ora è brace e nulla è accaduto..Meno – Male.

    Pensieri neri di luce

    Forse se n’è sempre parlato o forse no, attualità o storia, è una sensazione: scegliamo di diventare umani o ci estingueremo!
    Davanti a una scelta, con troppe opzioni o con nessuna, cerco ispirazione. Quando faccio progressi mi congratulo con le mie intuizioni, quando non riesco a comunicare con chiarezza, temo e mi spavento davanti al percorso già intrapreso. Non c’è stabilità, non c’è centro di gravità permanente?
    Come su una giostra che impazza, lo so che è solo una giostra, che ha una sua dinamica con un architettura costruita per dare la sensazione di instabilità, ma che al centro è tutto previsto e totalmente rutinario.Però nel moto della giostra mi sento periferica, instabile, precaria;incapace di dosare le emozioni,positive e negative.

    Penso alla periferia di questa giostra dove mi trovo, come a un posto molto in alto o molto in basso

    Quando si è molto in alto o molto in basso tutta la massa diventa distante, irraggiungibile eppure incombente, gravosa. Quando si è molto in alto o molto in basso l’ascolto diventa sopravvivenza.

    La giostra non mi da la possibilità di rilevare quando e quanto sono in alto o in basso. Ne accuso la forza, cavalco onde centripete e centrifughe, per non mollare, per esserci. All’improvvisoun oceano disilenzio” ascolto per afferrare se è vero che bisogna resistere o non sarebbe invece l’ora di mollare…

    li guardo, hanno la pelle che non teme le pieghe del cuscino,gli occhi trasparenti e nessuna espressione. Non sanno ancora nulla sono puro istinto, così vicini a loro stessi, così inconsapevoli di cosa e come sono e che la vita scorra solo in un verso.
    Li guardo e penso che anche io sono stata così, bellissima, trasparente, inconsapevole. Perché, se lo fossi stata, consapevole?

    é quasi il primo pensiero della mattina. Non è un pensiero limpido, perché la notte da qualche tempo è densa di sogni, sogni che sembrano un altra versione della realtà. Ed è un pensiero ricorrente, come se volessi chiedermi quanta di questa vita è veramente vissuta e quanta è lasciarsi vivere.

    Come tutte le persone della mia età ho tantissime cose da fare ma non le faccio perché so quel che faccio, le faccio per conseguenza. Non sono la sola; come barche legate al molo, che non prendono il largo a causa della cima che la trattiene, ma compiono ogni movimento dato tra la lunghezza dell’ormeggio e la riva. Tranquillamente in balia dei flutti.

    Tutto quello che deve accadere accade è LA SOLUZIONE del tempo, un tempo continuo.

    Ché non si può restare in nessun dove

    649_54087510885_5129187_nConfondo, confondiamo il verbo con le parole, l’involucro con il suo contenuto, la definizione con l’indefinito…
    La materia,poi un campo, poi un corpo si è evoluto finché ha volato, prodotto la fotosintesi, sviluppato la comunicazione verbale.
    Mentre l’aereo atterra: un bosco, un fiume una casa. La casa, è la capacita dell’uomo di organizzarsi, esistere e creare. Cosa quel bosco e quel fiume sono, senza parole e senza pensieri, per il pioppo e per il falco?
    Potessi dimenticare chi sono e dove sono, potrei forse essere compresa, invece solo comprendo e nemmeno sono certa.

    13/19 febbraio 2014 – Compiti per tutti. Scriviti una bella, lunga lettera d’amore. E, se ti va, mandamene una copia.

    “Toro20 aprile – 20 maggioPrecedente Successivo
    “Il fatto che qualcuno ti ami non deve farti rinunciare al progetto di amare te stesso”, scrive la blogger Sahaj Kohli. E io aggiungerei che non c’è proprio niente a ostacolarti in questo progetto. Prima o poi, che sia adesso o tra vent’anni, dovrai padroneggiare quest’arte. Non è sufficiente provare affetto per te stesso, cercare il piacere ed evitare il dolore. Devi indagare a fondo per scoprire cosa significa amare te stesso, devi elaborare un piano rigoroso per farlo, e impegnarti seriamente a portarlo avanti. Le prossime settimane saranno un periodo ideale per lavorare a questo progetto”.

    2 giorni fa verso le 11 di sera un daino mi ha attraversato la strada. Uscivo dal cancello di casa per andare a prendere mio figlio al ponte.

    La cosa curiosa è che arrivata al ponte, davanti a me parcheggia una limousine bianca lunga come un autobus. La porta del conducente si apre. Scende un uomo, o così pare dagli abiti (in livrea), che si tocca il cappello, si aggiusta la giacca e poi con fare un po’ impacciato ma con tanta grazia da mettermi in avviso sul fatto che sia realmente un uomo, libera gli occupanti dei sedili posteriori. Ne discendo tre strane ragazze, tutte con parrucche o capelli (non saprei dire visto l’ora tarda e la scarsa illuminazione) dai colori accesi e sicuramente non naturali.

    Recupero mio figlio che, di notte, con quella sua camminata dinoccolata, la capigliatura afro, l’evidente dredlog e il cappotto fighetto, completa le tripletta delle apparizioni.
    Essendo la mamma di uno dei 3 miraggi, ne deduco che anche gli altri due hanno ragioni perfette e concrete per esser li dove io li ho visti.
    Uno spettatore alieno a tutte queste realtà e che avesse, come me, esperienza visiva triplice e consecutiva, avrebbe potuto desumerne che si trattasse di una sera molto speciale, in cui qualcosa accadeva, di altrettanto speciale e inosservato. Forse si sarebbe spinto fino a pensare che essendo lui uno dei pochi, se non l’unico spettatore, di eventi così insoliti, questi presagissero un evento straordinario che lo riguarda. Forse, con altrettanta probabilità, avrebbe cominciato a cercare con attenzione mai dedicata e a quel punto, quasi certamente, avrebbe potuto celebrare una scoperta interessante.

    Il mio, è uno di quegli strani casi, in cui mi trovo seduto tra il pubblico pur rivestendo il ruolo di aiuto-regista. Ma è poi così strano? Guardo la platea e mi interrogo e giungo alla conclusione che di spettacoli in cartellone ce n’è un cucuzzaio. Quanti di loro, qui seduti al buio, attenti e in incognito hanno un ruolo simile, o persino uguale al mio? Stessa sala, palcoscenico, magari anche attori e cambia il titolo? E fuori di qui, quanti altri teatri…

    Nel mezzo di questa erranda allucinata mi soffermo su un ricordo, un dettaglio di questa settimana, un incontro inatteso ma presagito, imbarazzante e insolito.

    Chi cerca trova…sempre. L’importante è non chiedersene mai il significato. Se c’è , se è necessario che io lo sappia, arriverà da se che prima o poi, ne faccia reale o anche vera conoscenza.

    La risposta è certamente…

    “Something happened here. In your life there are a few places, or maybe only the one place,were something happened,and then there are all the other places”

    Alice Munro, FACE, Too Much Happiness

    E sono qui a pensare, a cercare di sentire se esiste un posto o + di uno, dove tutto è accaduto…

    Ho un dolore sotto il costato a destra che tocca la scapola, come un ferro grosso e tozzo che cerchi di farsi strada da un capo all’altro del mio torace. Credo si tratti della mia poca capienza, di una certa deficienza nell’espansione e di una esuberanza nella contrazione. Come se i muscoli super-tonici potessero affrontare ogni carico ma fossero incapaci di rilasciarlo. Un ossimoro che nel tentativo di risolversi si rivela nel dolore figurato di un attrito trapassante.

    “Lasciati andare e fatti informare dal futuro” al ricordo di queste parole il dolore si fa + localizzato e appuntito. Una frequenza precisa, nulla di casuale. Come una ricerca avanzata su Google; nei primi 10 risultati si vede solo quello che c’è. E c’è x un motivo assai preciso.

    Perché d’un tratto le cose siano chiare rimane sempre un mistero

    forse non siamo tanto diversi da un motore di ricerca, forse non siamo coscienti che il nostro intero sistema prende nota di ogni cosa che accade, ma perché il presente ne risulti informato ci vuole molto tempo e allenamento.
    Le informazioni devono essere richieste in modalità efficiente ed essere elargite con al maggiore sincronia possibile.

    Un meccanismo, se così si può definire, che ostacola questo processo di ottimizzazione è il rimorso, uno che l’agevola il perdono

    Se compio un azione e per una concomitanza di eventi decido che non ne vado fiera ne conseguono due modi possibili di operare
    in uno ammetterò un incompetenza, deficienza, incapacità… mi chiederò se avrei potuto fare diversamente e una volta ottenuta la risposta, qualsiasi risposta, deciderò di perdonarmi
    nell’altro vedrò la mia incompetenza, deficienza, incapacità…non avrò la forza di chiedermi nulla, rimbalzerò questa informazione al mittente provando un rimorso più o meno consapevole

    Nel primo caso l’informazione sedimenterà con un suo percorso più o meno logico ma rintracciabile ad ognuno
    Nel secondo caso l’informazione causerà un errore di ricerca, errore che verra trascritto un certo nr di volte , spesso troppe, tali da causare un loop tra la ricerca e la risposta e quindi l’eco di un errore di cui si è persa l’origine.

    Il perdono diventa occasione di comprensione e di accoglienza, una modalità per rivedere ciò che è accaduto da un altra angolazione: se abbiamo pazienza quel tanto che basta potremo cercare di non commettere lo stesso errore, forse un’altro, uno diverso e ancora dovremo avere pazienza quel tanto che occorre a perdonarci. Alla fine del percorso il nostro margine di errore sarà estremamente basso, per le cose meno complicate praticamente nullo e l’informazione sul perché o sul come, esigibile con la massima sincronia possibile in questo mondo universo.
    “…e se oggi mi dicono: resistere, resistere, resistere “
    E’ solo perché Si tratta di processi lunghi per ottenere informazioni magari apparentemente banali, eppure sono processi che svolgiamo a milioni senza possibilità di fare diversamente, tutti i giorni.
    Tanto vale resistere, riconoscere e perdonare.

    Non insisto con la ricerca, provo piuttosto a lasciare che la schermata, con le sue informazioni precise, mi offra una mappa omeo-analogica.

    Gli alberi secchi e bianchi, così tridimensionali sul cielo finalmente azzurro si riflettono nell’angolo della montatura dei miei occhiali rossi, suggerendo una ferita tra ciò che vedo e l’immagine riflessa. l’immagine riflessa non è così nitida ne così tridimensionale.
    Cosa sarà vero e cosa reale?
    Tra un sorso di caffe e un po’ di aranciata mi godo la mia mattina da super mamma vinta a Geo in una scommessa facile come sparare sulla crocerossa.Me ne vergogno un po’ma neanche tanto, lui ha 11 anni e deve imparare ancora molto, ma sicuramente ha imparato a perdere sportivamente. Io mi godo la colazione a letto con vista dalla finestra sul bosco, immersa in questi deliziosi racconti canadesi.
    La sincronia tra il dolore al costato che si dilegua e la lettura di quest’ultima riga è melodica:

    “the answer is of course, and for a while, and never

    Nel cerchio o forse una spirale

    E’ sabato sera, mi stupisce sempre che in una città così piccola ci siano tante persone che non ho mai visto in una sola stanza. La musica che prima accompagnava la conversazione adesso suggerisce di abbandonarla. Lascio il mio interlocutore bruscamente, forse sono scortese ma sento il ritmo e sono troppo vecchia per impiegare il mio tempo in cose che non ho voglia di fare

    non sono le note, molte a me sconosciute e non particolarmente il mio genere, è il ritmo dentro di me che esce come un bambino curioso e affascinato dalla luna piena.
    E’ un incontro spontaneo come la sabbia e il mare che sono li l’uno per l’altra ma senza intenzione ne coscienza, il desiderio altro che si manifesta nella risacca sulla battigia.

    Quando sono dentro di me tutto è sincrono, appena tocco terra avverto l’equilibrio precario della mia velocità rispetto all’ambiente. Non è sgradevole, anzi, eccitante e leggero come lanciarsi dall’altalena e studiare il migliore atterraggio.
    Si può anche decidere di muoversi al ritmo della musica, ma possiamo veramente decidere di ballare o è l’unica possibilità?

    E’ tardi e molti cominciano a scivolare nei loro cappotti pesanti, per difendersi da quel freddo che deve arrivare, arriverà è certo, lo dicono i giornali, lo ripetono le vetrine dei negozi, ne sono pieni i nostri armadi…

    E’ difficile staccarsi da questo cerchio di musica e sudore, sguardi e movimenti, c’è chi infila il soprabito a metà e si concede di esitare con una gamba che dondola appena mentre la sciarpa già pizzica sulla pelle umida. Qualcuno che aveva frettolosamente allacciato l’ultimo bottone della giacca altrettanto velocemente se lo cava di di dosso e ritorna nel cerchio di musica.

    Chi mi accompagna guarda l’ora e capisco che anche io devo lasciare il cerchio, però sarei rimasta ancora un po’, avrei proprio voluto vedere la fine di quella spirale, il piede è già fuori e mi chiedo

    ESISTE LA FINE DELLA SPIRALE?

    Ciò che accade dipende dunque solo da che parte siamo girati a guardare?

    Se in questa manifestazione siamo qui x un motivo preciso in un momento preciso, in questo momento io sono qui per te e tu lo sai anche se tu non ci sei mai, ma questo è solo il mio punto di vista.

    Piu guardo, leggo, vivo e piu sono stanca. Ci sono in questa vita cose bellissime, ma vorrei che fossero loro a venirmi a cercare, vorrei fossi io a mancar loro, piuttosto che il contrario. Vorrei che queste cose si accorgessero che io non sono + li ad ammirare il sole al tramonto, la linea sottile di sabbia che separa la terra dal mare, la croce arrugginita che fa ombra al sasso bollente, gli occhi tondi e gialli del mio gatto nero…

    vorrei che queste cose potessero notare la mai assenza e non le pesone, vorrei che fossero le le cose a piangermi quando non ci sono. Vorrei che il celo si rabbuiasse e il mare si ritirasse offeso per chilometri, vorrei che gli occhi del mio gatto si allungassero e diventassero verdi e obliqui come quelli di tutti gli altri per l’onta ch’ io non li osservi più.

    …ma sono stanca e nessuno sembra prenderne nota.

    Tu solo ascolta

    Quando ti parlo so di rivolgermi ad uno dei tanti te, uno dei tanti che conosco, ma non uno a caso, uno specifico, si proprio tu. Però è come parlarti in un ascensore pieno di persone, devo usare parole in codice, che solo io e te conosciamo e questo, fa drizzare le orecchie a tutti i presenti, sono discorsi strani quelli che facciamo in ascensore, se non conosci i codici puoi farti strane idee.
    Ed è esattamente quello che succede quando ti parlo mentre tutti gli altri te ascoltano. Io lo so e anche tu, si prorio tu, quello li in mezzo che mi guarda e mi vede. A te volevo dire che cerco sempre di farmi spazio tra questa folla e quando ci riesco e ti tocco ho un unico desiderio, vorrei che tutii gli altri scendessero alla prima fermata e allora spero che accada qualcosa di terribile, solo noi non avremo paura, solo noi rimarremo a guardarci quando le porte torneranno a chiudersi, indifferenti al piano, al senso e ciò che intorno accade.
    Ma desiderare il peggio per accorciare il tempo che ci separa dalla vera natura della cose …
    non è certo questo il cammino per divenire il migliore strumento possibile
    La forza non è la mia, ma solo un prestito o meglio ancora, soffio sulla sabbia che leggera si alza…solo un granello di polvere io, ma pesante e immoto come macigno quando il soffio ci abbandona.