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per amore solo per amore

Storicamente, almeno per i cristiani, la nascita di un bimbo è la soluzione alla crisi, se si tratta di una crisi morale, etica, politica(intesa come dover scegliere da che parte stare).
Il bambino gesù nasce per risolvere la crisi e ancora oggi in maniera più o meno osservante lo ricordiamo.
Amore? si credo ci sia amore nello scegliere di avere un figlio, anche se lo si desidera per salvare la coppia, ma non credo che questo voglia dire amore per il partner, ma amore e basta, che vogliamo riversare in un figlio. Un figlio che se cresciuto con amore ci amerà.
Forse ci amerà più del partner, non è quello che sperano tutte le mamme?

in trincea

abbiamo avuto qualche giorno di duro lavoro.Telecom porta i cavi ma non fa scavi.
Lo ha detto il tennnnnnnnnico che si è presentato qui senza nemmeno un foglio o un metro per prendere due misure.
Sembrava reduce da una gara endurance-degustazione di vino novello e ogni volta che gli facevi notare che un palo stava per cadere o che la linea si stendeva sul prato alla portata di cani, topi e passanti, ripeteva: “non ce la faccio più mi gira la testa”
Ma in questi giorni è meglio non parlare di Telecom lo fanno gia tutti
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vita di coppia 7.780.000 risultati

Che ci sarà mai da dire sulla vita di coppia, google non pensa, ricerca e produce sette milioni di risultati, abbondanti. Vita di coppia e figli solo 3.330.000.

Lo prendo come un segno, quando ci sono figli si parla molto meno della coppia. Quindi più figli ci sono meno se ne parla. E allora è vero che se sei in crisi fai un figlio così esci dal problema e non ne parli più.

Ma che ragionamento tutto femminile, scusa ma la coppia è eterosessuale, lui potrebbe decidere di comprare una macchina che se fosse satato soddisfatto non si sarebbe comprato mai : automobili su google più di 17.000.000 risultati; e poi le macchine una volta costavano un sacco di soldi, invece adesso è esattamente come fare un figlio: sull’onda dell’entusismo entri, fai il guaio, e paghi a rate

Certo poi sali in macchhina e nel silenzio si ricomincia a parlare della coppia, invece un bambino non sta zitto mai si fa sentire quando è più inopportuno non ti da il tempo di pensare e vuoi mettere la scusa “non ora il piccolo a fame” contro “non ora devo andare a controllare il livello dell’olio”?

Scusa ma non è più facile parlarne e risolvere il dannato problema di coppia?

Come si vede che sei un uomo, secondo te qual’è il problema?

Che ne so sei tu a parlare di problemi

Ecco vedi gli uomini non riconoscono mai i problemi, e se non li riconoscono come fai a prlargliene?

Ma scusa quella mamma che ha messo al mondo un secondo figlio per salvare il primo con cellule staminali provenienti dalla seconda gravidanza? non la avevi tanto criticata?
Si ma lei aveva buone possibilità di ritrovarsi con due figli malati al posto di uno, mettere al mondo un figlio non è come creare un clone per poi rubargli alcune cellule e giocare a dio in camera operatoria.
Forse, ma la coppia invecchia e i figli che crescono ti odiano per le scelte che hai fatto, così invece di avere un problema di coppia hai un problema di famiglia.

Vero, ma nel frattempo la coppia invecchia e forse diventa più saggia. Google 55.300.000 risultati

Pakistan

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Vi avevo lasciati nel desertico Iran, ora vi riprendo dal verdeggiante Pakistan.
Attraversato il deserto del Baluchistan, che da Zahedan (Iran) ci ha accompagnati quasi fino a Peshawar, ci troviamo ora nelle meravigliose, imponenti e avventurose montagne pakistane.
La strada per l’Iran si e’ chiusa alle nostre spalle non appena arrivati a Peshawar. Nei due giorni in cui abbiamo attraversato la zona calda del Baluchistan e’ infatti stato ucciso il cosidetto leader dei ribelli, il Sig Bugti.
La regione del Baluchistan, pur essendo brutta, e’ ricca di gas naturale ed e’questo il motivo per il quale gli viene negata maggiore autonomia, se non addirittura la indipendenza, da Islamabad.
L’assassinio da parte del governo e’ stato la scintilla che, da Quetta a Multan, ha dato il via ad una serie di manifestazioni portando l’esercito ad isolare per svariati giorni la regione dal resto del Pakistan.
quando siamo saliti sul nostro colorato bus Quetta-Peshawar, ereavamo stati ripresi assieme agli altri passeggeri da una telecamera. Tabata sosteneva che fosse per un eventuale riconoscimento del cadavere, mentre io pensavo che fosse per scovare eventuali criminali a bordo.

Dei seguenti 4 giorni passati a Peshawar uno e’ stato dedicato ad un misto di shopping e kung fu, e uno invece ci ha portati in quello che il Lonely planet chiama ” il far west pakistano”.
In un caso ho dovuto difendere a calci e pugni il sedere della mia mogliettina dalle manate di frustratissimi e stupidissimi pakistani. Nonostante infatti non si sognerebbero mai di sfiorare una donna locale, pena un rapidissimo linciaggio da parte della folla, sembra invece che nel corso degli anni abbiano imparato che le loro azioni rimangano impunite quando rivolte agli stranieri. Penso di aver contribuito a sfatare questo mito e la vicenda mi ha anche reso piu’ ricco del cellulare volato dalla tasca del “mano-morta”.
Il far west pakistano va invece sotto il nome di Darra ed e’ costituito da una cosidetta zona tribale dove si dice vengano quotidianamente prodotte 2000 armi. Principalmente pistole Kalashnikov e fucili a pompa.
Le zone tribali in Pakistan sono numerose e sono costituite da tutti quei posti che, per motivi vari il governo non e’ mai riuscito a controllare completamente. In questa vige la legge tribale, il che significa che la legge se la fanno da se. Non e’ dunque un caso che in esse vengano prodotti hashish oppio e armi.
Le Tribals Areas teoricamente sono off limits per gli stranieri, mentre in pratica sono accessibili se si e’ capaci di usare argomenti convincenti con i poliziotti che ti dovrebbero rimandare a casa.
A Darra abbiamo visto come, con un forno a legna ed una lima, ti costruiscono un Kalashnikov in tre giorni, abbaimo sparato con la riproduzione di una beretta ed io, purtroppo, non ho saputo resistere al fascino della Pen gun. Quella che si presenta come un innoqua penna e’ infatti capace di sparare un proiettile calibro 12. Un gadget da James Bond insomma che mi sono dovuto per forza fare regalare da Tabata per il mio oramai prossimo compleanno.

Da Peshawar abbiamo proseguito per le ormai ambitissime montagne pakistane con prima tappa Chitral:
un posto piacevole, relativamente pulito e pieno di gente cordialissima, un posto dove le tracce dell’antica presenza coloniale inglese, sono decisamente ancora nell’aria. Qui si gioca infatti al “Gioco dei Re” ( oppure Re dei giochi ) intendendo con esso il polo selvaggio dove tutto e’ concesso, e sempre qui si possono trovare gli unici pakistani che amano correre dietro un pallone.
La citta’ di Chitral da il nome ad un’ intera regione che, rapportata al XXI secolo, puo’ dirsi difficle da raggiungersi.
16 ore di pulmino (N.B. pulmino pensato da 9 posti ma magicamente diventato da 19) su una strada che da noi la gente non oserebbe affrontare nemmeno con un big foot, una strada sterrata che si arrampica tra montagne infinite dalle quali regolarmente cadono le porzioni che bloccano la via.
In questo viaggio Tabata ha ancora dimostrato la sopportazione di un fachiro eunuco riuscendo a convincere la sua chiappa sinistra che pur poggiando sul parafango non se la passava peggio della sua controparte sul sedile.
Dopo due interessanti giorni passati a Chitral citta’, siamo andati alla scoperta di quella che e’ certamente una delle vallate piu’ bella del mondo: il mondo dei puffi, meglio noto come Valle Kalash.
I Kalash sono un popolo colorato, di pelle chiara, capelli biondi e occhi azzurri. La teoria piu’ accreditata vede in loro i discendenti di Alessandro MAgno, o meglio di quei soldati che hanno deciso di fermarsi in questo paradiso.

Da Madyan, Swat Valley, vi saluto

ITALY TO IRAN

Deserto.
Dalla Kappadokya turca sino ad Ardabil, Iran, solo il deserto ha accompagnato il nostro sguardo. A nulla e’ valso inerpicarsi sulle montagne, raggiungere l’arroccato castello di Babak, IIX secolo.
Niente ha potuto regalare colore ai nostri occhi.
Ovunque, inesorabilmente, solo deserto. Anche in montagna.
Questa terra secca di rocce roventi nasconde i suoi tesori al resto del mondo. Il cuore delle genti e’ buono e la bonta’ infinita, la cultura della cordialita’, della correttezza senza limiti. Questa verita’ oltre che scioccante diviene triste quando confrontata a quanto la pregiudizievole ignoranza occidentale, alimentata da calunniosa propaganda, continua a voler pensare di questo paese.
Isolato dalla economia mondiale, dalla maggioranza dei flussi di comunicazione, il popolo iraniano sa di passare per pecora nera del mondo. Sa anche di non meritarselo e la tristezza traspare quando ti vien posta la ricorrente domanda:
– Mi scusi signore, mi dice cosa pensa la sua gente di noi iraniani ? –

Immagina un mondo dove la gente ti sussura timidamente il benvenuto quando passeggi sulle sue strade, un mondo dove, appena arrivato, sei costretto ad accettare il fatto che il tuo trasporto, il tuo cibo, il tuo te’, viene offerto da chi guadagna duecento euro al mese.
Immagina un mondo dove un taxista dopo quattro ore di guida rifiuta di essere pagato perche’ sei ospite nel suo paese.
Pensa come funzionerebbero i meccanismi che regolano la umanita’ se ognuno fosse disposto ad accompagnarti, aiutari, a fare il possibile per esemplificare le cose.
Ora non pesare piu’ a questo mondo, sarebbe una utopia. Pensa invece ad un paese.
Benvenuto in Iran

Siamo in viaggio da 12 giorni, reduci da fatiche e varie esperienze poitive ed appaganti.
In Grecia abbiamo conosciuto una strana signora che ci e’ stata di grande aiuto. Siamo stati ospiti di Elena, pisana di adozione, greca di nascita. La sua casa a Drama rimane chiusa per dieci mesi e quando torna il giardino e’ invaso dalle erbacce, i calcinacci ricoprono il pavimento.
Qui per lavarsi si riempono le pentole alla fontana del vicino parco, le si scalda sul fuoco e ci si giostra tra i vari barattoli che abitano il bagno.
Elena ci ha portati ad Iracliza, ci ha indicato una spoiaggia dove, con la zanzariera e qualco ferraglia raccattata in giro, abbiamo improvvisato un accampamento con tanto di pasta cucinata sul fuoco.
Una serata speciale, una notte insonne, un’alba bellissima e un bagno mattutino. Guidati dal caso che da questa spiaggia deserta ci portera’ sino in India.
Italia, Grecia, Turchia e quindi Iran. Una volata con sosta in Kappadokya per vivere in una piccola grotta che per due giorni diviene la nostra casa. Fresca e tranquilla, scavata nel tufo che e’ il muro del nostro ostello.
Adesso finalmente Iran. Finalmente lontani dal nostro mondo, dal “primo mondo”, dai nostri canoni, dai turisti che invadano ogni angolo di bellezza. Un mondo diverso dove la gente e’ speciale.
Le donne sembrano tanti Ninja oppure, come dice Tabata, tante suore. Solamente i cordialissimi poliziotti possonoi avere da ridire sul nostro vestiario. Nessun problema sul finto velo di Tabata, sulla camicia che non copre il sedere. Non vanno invece bene canottiera e pantaloncini che con finta ignoranza e gran disinvoltura cerco di introdurre come nuovo costume della republica islamica dell’ Iran.
Per ben due volte il mio tentativo di lanciare questa nuova moda e’ fallito. I poliziotti mi hanno fatto notare che si tratta di vestiario non consentito:
– Noi te lo dobbiamo dire, tu poi fai come ti pare. Scusaci. Benvenuto in Iran –
Stiamo viaggiando fuori dai sentieri battuti, nessuno parla Inglese e il trasporto e’ difficile da rintracciare. Solamente grazie alla onnipresente disponibiliuta’ riusciamo a raggiungere le nostre mete.
La mia compagna di viaggio, oramai promossa a moglie onde evitare lunghe diquisizioni su usi e costumi occidentali, si rivela essere una viaggiatrice provetta:
Turche che sembrano letamai e docce che sembrano Turche sono per lei solo ostacoli minimi. Con una buona dose di sopportazione, ciabatte alte un metro e mezzo e l’equilibrio di Bruce Lee, il tutto non e’ che normale amministrazione. Dormire per terra e’ oramai meglio di un materasso, camminare per ore con dieci chili sulle spalle e quaranta gradi all’ombra niente piu di una piccola passeggiata. Le nottate sui pullmann sono meglio della Disco.
Solo un problema sembra essere insormontabile: Lasciala sola per per trenta seconda e si addormenta !
Nonostante questo piccolo neo merita i miei piu’ grandi complimenti.

Saluti da Esfahan, prossima meta’, forse, Yazd.

Vedi le foto cliccando su “foto post uno” sulla destra della pagina.

METTI UNA SERA A CENA

Metti una sera a cena, anzi a grigliata.
Gruppo molto eterogeneo, campo di attività tra le pù varie, scopo della serata:conviviale per alcuni sessuale per altri.
Comunque il succo è che se ti siedi con le gambe sotto a un tavolo bevi qualche bicchiere, le donne parlamo di case e di figli, gli uomini di politica anedottica o di sesso.

Tutto molto scontato non si sono dette ne sentite grandi verità tranne una: sessualmente la donna muore prima dell’uomo = In una coppia la donna deve essere + giovane di una decina di anni.

Penso che rimetterò questo giudizio ai i uomini e donne che pensano di avere qualcosa da dire in merito.

life is now

libro-inizio.jpgsembra lo slogan di Vodafone, ma non lo dice Totti, piuttosto un altro tipo di personaggio mediatico e sicuramente legato alle parole e non alle immagini eppure le immagini che usa sono le stesse:
“il passato è una scatola piena di illusioni. Sono ricordi dai quali cancelli ciò che non ti piace e rielabori ciò che ti piace. Il futuro è una scatola vuota;oggi lavoro domani in pensione andrò a pescare, e chi ti dice che ci siano ancora pesci domani. La vita è adesso. ”

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domanda di divorzio

26052006(011).jpgquando uno si sposa di solito fa festa per presentare la sposa,
Lo ha detto anche il prete all’ultimo a cui sono stata”siamo qui per accogliere Alessandro e Elke” nella nostra comunità”
Durante il matrimonio è stato celebrato anche il battesimo di una delle damigelle, insolito, anche perchè la bimba aveva 11 anni e con fatica l’avrebbero dovuta sorreggere in più d’uno per intingerla nella fonte battesimale. Fortunatamente uno spruzzo di acqua santa è stato sufficiente per presentare anche lei alla comunità.
Penso, anche quando uno intraprende l’ultimo viaggio, indipendentemente dal suo credo, la famiglia e amici organizzano una festa di estremo saluto: il funerale.
Perchè quando uno divorzia non è di rito nessuna festa? forse le comunità si possono lasciare solo indipendentemente dalla proria volontà e in maniera definitiva, anche se non ci si sposa in chiesa, anche se si celebra con un bicchiere di vino e la benedizione di una giornata di sole in compagnia di amici.

Sailing

It is time to go back, back to the days we travelled, back to times when home was there and we elsewhere.
Have a look at the past take inspiration for the time to come

for us in Africa it was 1999, but if you rather stay with this century take a look at Martin india mails

Cape town

Sabato 3 agosto abbiamo messo piede per la prima volta sul suolo sudafricano. Siamo in Africa, testa in giù rispetto all’Europa eppure nulla sembra drammaticamente diverso. La fila per passare la dogana è immensa, ma quelli come noi che hanno un bimbo sono favoriti e dopo nemmeno cinque minuti veniamo condotti in un ufficio a parte, ci fanno accomodare mentre un ufficiale di polizia bianco si occupa delle formalità. I bagagli non tardano a comparire sull’affollatissimo nastro, all’uscita ci aspettano due ragazze dell’agenzia immobiliare. Ci accompagnano a ritirare il cane con un microbus. Jobbe non è più nella sua gabbia ma in un’altra di legno fornita dalla BA: costerebbe oltre duecento mila lire ma la nostra accompagnatrice è irremovibile e quindi le risparmiamo totalmente decidendo di rispedire alla BA la cassa di legno stile animale feroce.DSC_0013.JPG
Il tempo è bello: limpido con un sole che sembra quello di montagna, ti scotti ma non fa caldo. La città vista dall’autostrada è un misto di ogni metropoli che ho visto nel mondo. Forse ce l’aspettavamo più piccola, più africana, ammesso che il nostro concetto di africano significhi qualcosa nella realtà.
Arriviamo ad Out Bay, che letteralmente significa la baia fuori. Le montagne alte e spoglie che la sovrastano, la vegetazione ricca e curata, le case arrampicate sul costone la fanno assomigliare ad uno dei molti luoghi ameni sulla costa francese. La casa è in stile vittoriano, il giardino piccolo e terrazzato dal quale accediamo alla sala ampia e con un bel balcone soleggiato. Ci colpiscono I colori dell’arredamento anche questo molto mediterraneo. La cucina a cui si accede sia dalla sala che dal corridoio, è ampia e piena di luce, con un isola centrale che la rende armonica e funzionale allo stesso tempo. La nostra camera da letto ha un bagno piuttosto originale con la vasca al centro della stanza e una doccia formato famiglia. Una parete di legno laminato in metallo divide il bagno dalla cabina armadio attraverso la quale si accede alla camera. Tutta bianca invasa dalla luce che entra dalle tre finestre e con tocchi di colori dati da piccoli quadri alle pareti che richiamano I colori dei cuscini sulla coperta bianca anch’essa.
La camera del piccolo lupo, adiacente alla nostra ha un grande letto imbottito e come tutte e cinque le stanze da letto ha il suo televisore e la sua poltroncina In vimini. Ci sta come un re.
La piscina è minima ma abbiamo già capito che Giobbe l’ha adottata come vasca da bagno personale.
La vista dalla camera e dalla sala si apre sulla spiaggia bianca spazzata dalle onde oceaniche. Dal bagno vediamo le montagne sovrastanti. Un paesaggio proprio niente male.
Pranziamo in un piccolo caffè a cinque minuti da casa, facciamo un po’ di spesa e tra una cosa e l’altra ci ritroviamo sotto le coperte appena scende il sole.
Sono passati dieci giorni dal nostro arrivo. Abbiamo affittato una macchina con la guida a destra e non facciamo che ricordarci l’un l’altro da che parte della strada bisogna guidare. Abbiamo visitato la città e alcuni dei paesi vicini. Uno di questi è praticamente un porto pescherecci. Il pesce si compra molto bene ed è divertente andare a curiosare nei cantieri. La maggio parte del lavoro viene fatto artigianalmente e I pescherecci hanno degli scafi enormi a guscio di noce che pescano più di un traghetto.
Bimbo Lupo è affascinato dalle nuove cose che vede e la sera invece di WOODY gli prendiamo un video di Walt Disney quello che gli piace di più è la carica dei 101 che abbiamo dovuto comprargli, in inglese naturalmente.
Qui la gente è molto gentile, se entri in un negozio per chiedere un’informazione subito trovi qualcuno che ti da una mano, un suggerimento: oggi per esempio sono andata in farmacia per chiedere l’indirizzo di un pediatra e una signora che si trovava li per comprare delle medicine subito mi ha dato il nome del suo. Al supermercato spesso non troviamo quello che la cuoca ci dice di comprare e, incredibile, da dietro il bancone della carne, di un supermercato grande come l’Euromercato, esce un inserviente e ci accompagna scaffale per scaffale a cercare quello che ci occorre. E’ come se la gente avesse sempre tempo e voglia di essere d’aiuto.
La città è molto grande e ce n’è davvero per tutti I gusti, lo stesso si può dire per le case.
Grandi piccole, nuove e vecchie con prezzi che vanno dalle 900.000 ai 4.000.000, c’è solo l’imbarazzo della scelta e chiaramente un sacco di tempo per correre da una parte all’altra.
Lupetto ha imparato a dire un sacco di cose nuove e ad usare I verbi. Inutile dire che comincia a scimmiottare I primi suoni in inglese data la frequenza con cui guarda I cartoni animati.
Non beve più camomilla ma solo latte: quasi un litro al giorno.
La cucina locale gli piace molto e mi sa che dovrò imparare anch’io a cucinare alcuni dei suoi piatti preferiti come la casseruola di pollo o la torta di patate e carne trita.
Potrei andare avanti a raccontare per sempre ma se voglio spedire devo assolutamente terminare.
Oggi ci hanno chiamato degli amici che forse verranno a trovarci a novembre. Noi a dicembre andremo in Namibia con la macchina e probabilmente passeremo un natale e un capodanno a 40 gradi. Speriamo che possiate venire presto a trovarci anche voi. Ci stiamo informando per I vitigni, dite pure a zia Silvia che presto riceverà notizie.