Pakistan

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Vi avevo lasciati nel desertico Iran, ora vi riprendo dal verdeggiante Pakistan.
Attraversato il deserto del Baluchistan, che da Zahedan (Iran) ci ha accompagnati quasi fino a Peshawar, ci troviamo ora nelle meravigliose, imponenti e avventurose montagne pakistane.
La strada per l’Iran si e’ chiusa alle nostre spalle non appena arrivati a Peshawar. Nei due giorni in cui abbiamo attraversato la zona calda del Baluchistan e’ infatti stato ucciso il cosidetto leader dei ribelli, il Sig Bugti.
La regione del Baluchistan, pur essendo brutta, e’ ricca di gas naturale ed e’questo il motivo per il quale gli viene negata maggiore autonomia, se non addirittura la indipendenza, da Islamabad.
L’assassinio da parte del governo e’ stato la scintilla che, da Quetta a Multan, ha dato il via ad una serie di manifestazioni portando l’esercito ad isolare per svariati giorni la regione dal resto del Pakistan.
quando siamo saliti sul nostro colorato bus Quetta-Peshawar, ereavamo stati ripresi assieme agli altri passeggeri da una telecamera. Tabata sosteneva che fosse per un eventuale riconoscimento del cadavere, mentre io pensavo che fosse per scovare eventuali criminali a bordo.

Dei seguenti 4 giorni passati a Peshawar uno e’ stato dedicato ad un misto di shopping e kung fu, e uno invece ci ha portati in quello che il Lonely planet chiama ” il far west pakistano”.
In un caso ho dovuto difendere a calci e pugni il sedere della mia mogliettina dalle manate di frustratissimi e stupidissimi pakistani. Nonostante infatti non si sognerebbero mai di sfiorare una donna locale, pena un rapidissimo linciaggio da parte della folla, sembra invece che nel corso degli anni abbiano imparato che le loro azioni rimangano impunite quando rivolte agli stranieri. Penso di aver contribuito a sfatare questo mito e la vicenda mi ha anche reso piu’ ricco del cellulare volato dalla tasca del “mano-morta”.
Il far west pakistano va invece sotto il nome di Darra ed e’ costituito da una cosidetta zona tribale dove si dice vengano quotidianamente prodotte 2000 armi. Principalmente pistole Kalashnikov e fucili a pompa.
Le zone tribali in Pakistan sono numerose e sono costituite da tutti quei posti che, per motivi vari il governo non e’ mai riuscito a controllare completamente. In questa vige la legge tribale, il che significa che la legge se la fanno da se. Non e’ dunque un caso che in esse vengano prodotti hashish oppio e armi.
Le Tribals Areas teoricamente sono off limits per gli stranieri, mentre in pratica sono accessibili se si e’ capaci di usare argomenti convincenti con i poliziotti che ti dovrebbero rimandare a casa.
A Darra abbiamo visto come, con un forno a legna ed una lima, ti costruiscono un Kalashnikov in tre giorni, abbaimo sparato con la riproduzione di una beretta ed io, purtroppo, non ho saputo resistere al fascino della Pen gun. Quella che si presenta come un innoqua penna e’ infatti capace di sparare un proiettile calibro 12. Un gadget da James Bond insomma che mi sono dovuto per forza fare regalare da Tabata per il mio oramai prossimo compleanno.

Da Peshawar abbiamo proseguito per le ormai ambitissime montagne pakistane con prima tappa Chitral:
un posto piacevole, relativamente pulito e pieno di gente cordialissima, un posto dove le tracce dell’antica presenza coloniale inglese, sono decisamente ancora nell’aria. Qui si gioca infatti al “Gioco dei Re” ( oppure Re dei giochi ) intendendo con esso il polo selvaggio dove tutto e’ concesso, e sempre qui si possono trovare gli unici pakistani che amano correre dietro un pallone.
La citta’ di Chitral da il nome ad un’ intera regione che, rapportata al XXI secolo, puo’ dirsi difficle da raggiungersi.
16 ore di pulmino (N.B. pulmino pensato da 9 posti ma magicamente diventato da 19) su una strada che da noi la gente non oserebbe affrontare nemmeno con un big foot, una strada sterrata che si arrampica tra montagne infinite dalle quali regolarmente cadono le porzioni che bloccano la via.
In questo viaggio Tabata ha ancora dimostrato la sopportazione di un fachiro eunuco riuscendo a convincere la sua chiappa sinistra che pur poggiando sul parafango non se la passava peggio della sua controparte sul sedile.
Dopo due interessanti giorni passati a Chitral citta’, siamo andati alla scoperta di quella che e’ certamente una delle vallate piu’ bella del mondo: il mondo dei puffi, meglio noto come Valle Kalash.
I Kalash sono un popolo colorato, di pelle chiara, capelli biondi e occhi azzurri. La teoria piu’ accreditata vede in loro i discendenti di Alessandro MAgno, o meglio di quei soldati che hanno deciso di fermarsi in questo paradiso.

Da Madyan, Swat Valley, vi saluto

11 thoughts on “Pakistan”

  1. ho inserito in mail di notifica i i miei contatti ( includendo Carla e Alex) questo vuol dire che ogni volta che pubblichi arriva comunicazione a tutti gli iscritti.
    Dovresti incitare i i “commentatori” a farlo sul sito e non privatamente via mail se no si perde lo scopo della comunità. se vuoi che inserisca altri nomi(o puoi farlo anche tu) fammi sapere
    PS
    il prezzo per una manata=cellulare? interessante

  2. Caro Martin,
    allora, esordisco anche io sul Blog. Le mie sono solo delle lettere tra una madre ed un figlio. Recupero il tempo perso copiando anche qualche lettera che ti ho inviata nelle scorse settimane. ‘E l’unico regalo di compleanno che riesco a fare a un figlio che non so neppure esattamente in quale luogo sperduto del mondo posso collocare.

    Agosto 2006, Malindi

    Caro Martin, ho letto oggi il tuo report che inaugura il “tuo” blog. Grazie Priscilla!
    Mi pare che tu sia sempre entusiasta del tuo viaggio e non ti stanchi di rivedere cose che hai già visto. Perdonami se non ti rispondo in modo appropriato, ma sono impegnata e direi molto nervosa. Ho ripreso in mano un lavoro che facevo tanti anni fa e mi costa un sacco di fatica mettere assieme tutto ciò di cui ho bisogno per non fare la figura dell’ignorante. Domani do un test ai tecnici di laboratorio a cui è rivolto il training e lo faccio con il dubbio che loro siano più preparati di me, ma non devono sospettarlo minimamente. Sto studiando come una pazza, più che ai tempi dell’università e ciò non mi lascia il tempo di godermi il mare e Malindi, ma spero che, superato il primo periodo d’insicurezza, potrò godermi ciò che mi sta attorno. Purtroppo non mi pagano per stare in spiaggia, quindi sto scoprendo il paese un po’ alla volta, senza fretta, per non bruciare subito tutte le curiosità. Per ora dunque poco mare, quasi nulla e sono bianca come in un gennaio italiano. Avere la spiaggia a portata di mano però è molto invitante e sono molto brava a resistere!
    Noi che lavoriamo a MLD per una ONG, e non per fare strani business, siamo in contrasto e contraddizione stridente con il resto della popolazione bianca, abbronzata e vacanziera.
    Ho cercato di liberarmi dai pregiudizi e dunque, malgrado la sua pessima fama, MLD mi ha fatto una buona impressione. Mi riporta in qualche modo in dietro ai tempi della Somalia: le spiagge di sabbia e roccia sono le stesse, i venti e le stagioni sono le stesse. Solo il silenzio e la solitudine non sono le stesse, quindi manca buona parte del fascino. Non ci sono i cammelli, ma tanti tuk-tuk e beach boys/body guards che offrono servizi di ogni tipo a italiani/e. Pare invece che lo sport preferito dei nostri connazionale sia quello di cercare di fregarsi l’uno con l’altro. ‘E chiaro comunque che, in mezzo a questo tutto, trovi anche delle ottime persone e sicuramente ci sarà anche qualcuno di speciale (devo ancora incontrarlo, ma rimane la convinzione). Non finisco mai di stupirmi constatando che tutti o quasi parlano italiano, che i turisti sono tutti rigorosamente italiani e i prezzi dei negozi sono anche più che italiani. Chissà perché noi italiani rimaniamo sempre così provinciali e si viene in Africa per : parlare in italiano, spettegolare in Italiano, mangiare spaghetti e pizza e comprare le stesse cose che compriamo in Italia. Evviva la curiosità! Mah, c’è da farci uno studio sociologico. D’altronde qui Briatore è considerato un gran personaggio, tanto che un nostro connazionale (ce ne sono anche di intelligenti e dotati di grande humor e autoironia!) ha fatto stampare delle magliette con scritto “‘E arrivato Briatore?” domanda che sembra essere molto cruciale e ricorrente. Prossimamente sarà inaugurata una sua Beauty Farm dal nome molto noto a tutti e a me assolutamente sconosciuto.
    Temo solo che tra pochi anni il disastro sarà compiuto e MLD sarà una Rimini 2, dove si sentirà parlare con accento bresciano, bestemmiare in romanesco e si continueranno a fare truffe alla napoletana. Pensa che ieri sono uscita da una strada laterale in macchina con tutto lo spazio del mondo, prudente, per non fare un’uscita rischiosa, ma a 100 metri di distanza arrivava, con tutta calma un ciclista africano che mi ha urlato dietro “Cazzooooo”. Hai capito dove è arrivata la nostra colonizzazione! Sono rimasta senza parole.
    Sto in una bella casa anche se non sulla spiaggia e dove conto di ospitarvi tutti a Natale. Più tardi leggerò la tua mail con più attenzione. Mi pare molto poetica e, se vuoi un consiglio letterario, cerca di essere meno retorico. Dirai “La mamma mi critica sempre!” non è vero, non è una critica, è un consiglio per migliorare il tuo stile, che comunque va bene lo stesso, l’importante è che tu scriva e in realtà voglio bene a tutto ciò che scrivi. Nel contempo mi fa piacere tu abbia perso un poco il tuo stile arrogante. Ricordati che, anche se gli altri non stanno girando il mondo, possono comunque essere impegnati ed appassionati a ciò che fanno.
    Sogno il momento in cui mi raggiungerete e staremo tutti vicino. Prendetevi cura di voi e non abbassate mai la guardia, anche se trovi l’Iran un paese abitato da “angeli”.
    Un grande bacio, a te e a Tabata
    Mamma

    7 settembre

    Caro ragazzo,
    oggi è il compleanno della nonna e tra pochi giorni il tuo. Io rimango sempre la tua mamma e il fatto che ormai da più di un mese non sento la tua voce mi spiace molto. Dimmi come posso raggiungerti per farti gli auguri! Vorrei ti facesse piacere e penso a quale regalo farti.

    Un bacio mamma

    12 Settembre

    Ciao caro, ti ho mandato nella mia ultima mail il mio numero di telefono di casa, dove mi puoi raggiungere anche la mattina fino alle 8 kenyane (fai tu il conto sul tuo orario), non svegliarmi però alle 4, ma se proprio lo vuoi fare, dammi il tempo di aprire la porta, perché il telefono è sulla veranda.
    Mi spiace di non avere qui un atlante, perchè non riesco a seguire i posti dove ti muovi, ma forse è meglio così, perché saranno sicuramente i più pericolosi del mondo: tipo il triangolo d’oro del traffico della droga, il luogo dove ancora si nasconde Bin Laden (ammesso sia ancora vivo), le strade più impervie del mondo percorse dalle auto più malmesse del mondo. Aspetto, ma non riesco ad immedesimarmi nelle tue esperienze, aspetto di riavervi qui, tutti e due, te e Tabata. Che ne dici di una casa a Malindi? Forse non è la cosa più originale del mondo infatti non è un rifugio perso nel nulla silenzioso di una boscaglia o su una riva deserta dell’oceano indiano, ma un posto più facile in cui vivere e da mantenere, anche quando saremo più vecchietti, con la possibilità da qui di spostarci su tutte le belle spiagge o nelle foreste che ci circondano, anche verso la Somalia o le Bajiuni.
    Sto leggendo “The Zanzibar chest”, che tu hai letto in inglese ed io mi sto godendo in italiano. Mi piace tantissimo, anche perché ci sono dei percorsi che sono stati familiari anche a noi: l’Etiopia, la Somalia, Djibouti, Kenya. Anche se la sera sono sola o non ho nulla da fare vado a dormire volentieri perché ho il libro che mi tiene compagnia. Ma la cosa che ho trovato incredibile è che ho incontrato Aidan, lo scrittore del libro, che vive qui a Malindi con la famiglia. Mi è parso un evento eccezionale il fatto di averlo conosciuto proprio nei giorni in cui stavo leggendo il suo libro. Spero di avere l’occasione di’incontrarlo ancora e di scambiare qualche esperienza con lui.
    Se è sopravvissuto a tutto ciò che ha scritto, penso proprio che ci sia un angelo custode che protegge gli audaci o gli incoscienti.
    Oggi ho fatto il mio training in ospedale, assieme al predicozzo che sfodero inutilmente e regolarmente sulla motivazione e il senso di responsabilità. Qui non gliene frega nulla (o quasi nulla a nessuno) di migliorare o imparare qualcosa, l’importante è che non gli rompi le balle. D’altronde si sa che con la sanità non si fanno business, anche se temo che loro ci provino. Il laboratorio alle 10 di mattina è in pieno ozio e mi chiedo se, oltre alle lezioni teoriche (che tengo al pomeriggio due volte alla settimana ad un numero sempre più esiguo di persone), sono anche in grado di fare un training a dei banconi dove spiccano i campioni da analizzare, ma nessuno che se ne prenda cura. Laboratorio deserto, a parte una stanza dove, tra vetrini da analizzare e campioni di sangue abbandonati, si beve the e si chiacchiera con molto impegno. Posso fare training a un banco? Ho già fatto un po’ di casino deprecando la loro assenza e menefreghismo. Voglio vedere, oltre all’impopolarità, quali frutti sulla distanza riuscirò a raccogliere. Si è instaurato un braccio di ferro, assolutamente idiota. Se loro non vogliono fare nulla in fondo mi danno una chiara spiegazione del perché la salute in Africa sia un disastro. Sono convinta che se anche venisse qui un premio Nobel a tenere un corso sarebbe totalmente snobbato. W l’Africa…., ma in fondo è tragicamente quello che cerchiamo.

    Torniamo al tema cruciale:
    DOMANI ‘E IL TUO COMPLEANNO. Sto Pensando che sono oramai 4 anni che festeggi il compleanno lontano da noi, sei diventato uomo presto e hai imparato a viaggiare e a cavartela da solo. Devo essere orgogliosa di te e lo sono, i figli si staccano e seguono la propria strada, tu l’hai fatto molto presto ma io sarei stata ugualmente contenta di averti ancora un poco con me. Ti faccio tanti auguri, Tabata ti farà i festeggiamenti del caso.

    Ti abbraccio con 24 candeline!!!
    Bacio Carla

  3. Grazie mamma.
    Grazie degli auguri e grazie di avere inaugurato il mio blog.
    Ora mi trovo a Mansehra, ospite dell’ufficio di Iscos che ho contribuito ad aprire.
    Le cose vanno sempre molto bene, il viaggio rimane per il momento la mia migliore alternativa anche se non posso negare che varie volte ho pensato che sarebbe stato meglio esplorare luoghi che ancora non conosco.
    La ipotesi di una casa a Malindi mi pare molto allettante. Finalmente si riuscirebbe a trovare un compromesso tra il vostro desiderio di mantenere radici pavesi ed il mio di abitare posti piu’ veri, dove ci si senta vivi e si stia bene.
    Il Natale in famiglia rimane uno dei nostri punti fissi e una delle nostre piu importanti mete.
    Ciao

  4. OK Martin, almeno c’e’ una promessa….Ho una nuova collega che ha fatto il master a Pavia, quello di Vaggi. ‘E giovane, anche se non quanto te, simpatica e mi pare valida. Avro’ piacere a presentarvela, cosi’ potrete scambiarvi esperienze.
    Allora, che ne e’ stato delle tue scuolette? Ti ha fatto piacere rivederle? hai lasciato un segno? ti hanno ricopnosciuto i ragazzi? come sono i segni del terremoto un anno dopo? pensa quante cose non mi hai detto…hai da raccontare parecchio.
    Tanti auguri ancora caro e un abbraccio a te e a Tabata
    mamma

  5. simona:

    Ciao Martin e ciao Tabata ( anche se non ti ho mai vista e non credo tu sappia chi sia). Sono venuta a sapere di questo sito da Valerio che ho visto giorni fa all’aereoporto. Inoltre oggi per la prima volta dopo mesi ho controllato la posta e ho visto che hai inserito l’email che ti ho dato ormai anni fa nella lista dei tuoi contatti. Oltretutto mi sono fatta gli affari di tua madre leggendo le mail che ti ha inviato da Malindi dalle quali traspare tutta l’nsia ma allo stesso tempo tutto l’orgoglio che prova per te. Volevo solo farti gli auguri di buon compleanno anche se molto in ritardo e congratularmi con te di tutto quello che stai facendo insieme alla tua donna, d’altronde è sempre stato il tuo sogno e lo hai realizzato in pieno!. Un abbraccio forte e in bocca al lupo per tutto. Simona (del Kenya se non te lo ricordassi)

  6. Ciao Simona.
    Sai che sei la unica Simona che conosco.
    Come potrei non ricordarmi, costituivi un dodicesimo della nostra scuola oltre che l’80% delle nostre giornate Nairobiane.
    Strano sapere che Valerio non sia ancora stato licenziato.
    Mi fa molto piacere avere tue nuove, se non sbaglio le ultime datano di uno scandaloso Juve-Milan del lontano 2003. Io e mia sorella ospiti a casa Guarino.
    Io sinceramente spero che i tuoi di progetti non si siano realizzati, ho sempre pensatro che aprire un Bar e fare un bambino sarebbe stato una gabbia. Se invece cosi e’ stato vuol dire che non erano sogni di quando eravamo ragazzini ma fermi propositi che hai fatto bene a perseguire.
    Aspetto una mail dove mi racconti cosa e’ successo negli ultimi 4 anni.
    Ciao

  7. ciao Martin, non mi aspettavo una risposta così tempestiva. strano sapere che una frase detta ormai quasi 10 anni fa ti abbia colpito così tanto avevo 16 anni, come puoi pensare che quella potesse essere la mia aspirazione più grande?. comunque vedo che non hai perso del tutto la tua “arroganza” della quale anche tua madre parla poche righe in sù. in realtà il mio desiderio è quello di tornare in africa anche se a differenza tua ho in Italia delle radici più profonde di quelle che avevi tu, quindi l’impresa non mi è facile. nel frattempo sto facendo uno stage in un luxury hotel qui vicino, probabilmenete mi faranno contratto per l’anno a venire. per il resto “vita normale”. tu ora dove sei? aspetto notizie. Ciao

  8. Bello rispondere a mail multiple! Ciao Simona, anche io ho curiosato nella tua mail, d’altronde e’ pubblicata! scrivo logicamente da Malindi dove la vita da’ l’illusione di non lasciare segni e invece li lascia profondi, come il sole che ti brucia la pelle. Mi fa piacere avere tue notizie tramite il blog. Un bar? un bambino? ma tutto e’ successo rapidamente? Complimenti1 spero tu sia felice! Mi pare di averti visto alla fine del 2004 da tua madre a Nairobi, o mi sbaglio ed era molto piu’ tempo fa? Dunque ti rivedro’ prima o poi in Kenya, se i tuoi sogni si avverano. Auguri! evidentemente non riusciamo a scrollarci l’Africa di dosso.
    Martin, spero tu sia stato piu’ abile di me nel lasciare un segno nel posto in cui hai lavorato. Io ho scatenato subito una sorta di ribellione quando ho fatto notare che in laboratorio nessuno faceva nulla (per parlare pulito, visto che vengo letta anche da altre persone) e che talvolta sembrava o di essere al mercato o in un ristorantino….Sono rimasta un’ingenua e ottimista malgrado il passare degli anni, alimentata dalla speranza che qualcosa possa cambiare sollecitato dalla nostra presenza. Stranamente l’immigration mi ha proibito di lavorare per qualche giorno, perche’ non ancora munita di permesso di lavoro. Non penso che le mie incazzature e questa proibizione siano connesse, ma non si sa mai..Comunque non demordo. Oggi mi hanno comunicato che da lunedi’ posso riprendere il mio lavoro.
    Stiamo progredendo sulla strada del possesso: l’acquisto della casa-makuti procede. La vedrete a Natale. Temo pero’ che questi acquisti mi angoscino, infatti questa notte ho sognato che compravamo una casa anche a Dar es Salam…Una spefcie di incubo. In realta’ dar e’ una delle poche capitali di questa zona d’Arica dove non sono ancora stata obbligata a mettere in piedi una casa. Che sia un sogno premonitore! ma oggi non sono piu’ “obbligata”. Ci raggiungera’ lo zio Giancarlo, ma questa e’ un’altra storia, molto lunga. Se vuole si unisce al blog.

    Dimmi dei segni del terremoto? e’ stato fatto qualche progresso? la tua ragazza si comporta sempre bene? abbracciami anche lei, anche e soprattutto, se talvolta si comporta male!
    Carla

  9. Ciao Carla, come stai? C’è stato un misunderstanding, non c’è nessun bambino e nessun bar nella mia vita. è solo tuo figlio che mi prendeva in giro per un discorso fatto tanto tempo fa, non so nemmeno su quali basi dissi queste cose. comunque un saluto a tutti voi e “abbracciate” tanto l’africa da parte mia.

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