Il divenire non ha presente ma speranza

Il tempo è un illusione, molti di noi vivono affacciati sul futuro dimentichi del presente sul quale appoggia la finestra,ma cosa sarebbe il presente se non guardassimo continuamente oltre? Cosa sarebbe la realtà dell’ora e adesso se non fossimo continuamente in attesa di ciò che ancora non è?
Questo pensiero mi frulla in testa, mentre visualizzo un enorme mostro nero e felino nello specchietto retrovisore della mia auto e il cuore, la pancia e il cervello fanno un enorme balzo avanti nel tentativo di sfuggire alle sue fauci.
c’è in quella corsa un possibilità  per l’uno o l’altro di noi due, di perseguire e giungere a concretizzare la nostra speranza.
Come sempre nella vita, non si tratta di un enorme differenza, basta quel piccolo insignificante incremento nelle diverse accelerazioni, per portare me o la bestia ad incontrare un favorevole o sfavorevole destino. Ma dopo? Voglio dire, qualsiasi sia lo scenario che si concretizzerà nell’immediato futuro, come prevedere ciò che seguirà? Se dovessi sfuggire a questo mostro potrei magari compiere atroci delitti, anche involontariamente e così la bestia, terminando la mia corsa verso il futuro, risparmierebbe agli altri un infausto finale. Si tratta solo di un iperbole, per altro difensiva, che mi mette al riparo dal rimanerci troppo male quando sentirò il mio omero destro scricchiolare e cedere, sotto i denti giallastri e acuminati dell’animale salivato che mi insegue senza apparente stanchezza.
La mia mente annaspa alla ricerca di un’idea, si affaccia e si sporge dalla finestra, cerca di toccare il futuro senza togliere piede dal davanzale, ma la presa è incerta e l’equilibrio vacilla.
la strada e dritta, larga e senza incroci o svolte che possano invitarmi ad una navigazione creativa, il mio piede sfonda la tavoletta dell’acceleratore e non c’è modo di mettere un razzo nel culo a questo cavallo di metallo, che non si scompone ne si strugge, semplicemente corre. Ed ecco che la mia mente calcola le differenti accelerazioni, le differenti dinamiche di impatto, la probabile diversa prestazione dei due corpi, uno metallico e l’altro organico e dalla mente l’azione passa all’arto e nell’impossibilità di fuga il piede si alza dall’acceleratore. La bestia guadagna terreno senza risparmiare la falcata, tutta proiettata verso il futuro oramai quasi presente di un nemico annientato, di una preda raggiunta. In quel momento mi stupisce che nello specchietto retrovisore tutto sembri + lontano e remoto, ma non lo è, perché dal finestrino abbassato posso ormai sentire distintamente il rumore prodotto dal suo corpo in corsa e dalla sua bocca in acclamazione di vittoria. Schiaccio il pulsante, il vetro sale e poi penso: ” il futuro è adesso” e mentre la mia mano impugna la leva del freno il piede affonda sul pedale.
I pneumatici stridono, la carrozzeri sbanda e poi l’impatto è intenso e prolungato ma elastico, non so quali leggi dinamiche fanno si che la bestia, oltre ad accasciarsi completamente annichilita, mi dia come un rinculo in avanti; pronta, come solo l’istinto di sopravvivenza può farmi essere pronta, schiaccio dinuovo il pedale dell’acceleratore e finalmente la bestia diventa sempre + piccola nello specchietto retrovisore. Non sento nulla, rumore, dolore, paura, solo la condizione precaria  di un oggetto che ha perso le sue doti naturali di equilibrio, forma e movimento, trema e sobbalza e io con lui. Sono nuovamente e interamnete sul davanzale, e tutto trema e vacilla ma non oso sporgermi, non voglio vedere, per il momento spero che questa finestra resista alla scossa di terremoto, che l’archetto non ceda, che il davanzale non si incrini. Ho gli occhi spalancati ma cechi e vivo, vivo si, per ora.

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